Nymphomaniac ? Meglio di una seduta di psicoanalisi

In attesa dell’sucita della seconda parte, il 24 aprile, torniamo a parlare di Nymphomaniac, il film più controverso dell’anno guardandolo con gli occhi di una donna che non si cela dietro falsi pudori, la nostra Virginia Zullo

Nymphomaniac scritto e diretto da quel geniaccio impenitente di Lars von Trier è un film speciale, unico, geniale, che si interroga fino in fondo sull’essenza del godimento femminile.
Il racconto è magnifico perché affidato al ricordo, alla rimemorazione a mio giudizio la più sublime forma di racconto possibile.
La protagonista, Joe, interpretata da una magnifica Charlotte Gainsbourg, viene trovata in un vicolo squallido, svenuta e con il volto tumefatto, da un uomo di mezza età, Selingman, che la soccorre portandola a casa sua. Qui Joe comincia a raccontare la propria vita sessuale.

La storia è divisa in due parti: la prima a sua volta divisa in cinque capitoli, mentre la seconda in tre. Proprio come si trattasse di un romanzo il volume 1 si suddivide nei capitoli : “The Compleat Angler”,”Jerôme”,”Mrs.H”,”Delirium”,”The Little Organ School”.
Il  Volume 2 invece si articola cosi : “The Eastern and the Western Church (The SilentDuck)”,”TheMirror”,”TheGun”.
Il dialogo tra Joe e Selingman è magnifico, Selingnam nell’ascoltarla ha il ruolo di rilanciare il  giudizio negativo che Joe ha di stessa su un altro livello di comprensione, fuori dalla banalità del moralismo.
Ho intenzionalmente usato e ferito altre persone solo per soddisfare i miei bisogni“, dice Joe  mostrandosi colpevole,  ma il suo amorevole confessore è subito pronto a risollevarla : “Se hai le ali perché non volare“.
Il racconto pullula di metafore e di sottigliezze intellettualistiche e Selingman ascolta rilanciando sempre più in là il senso del suo racconto mostrando le verità che si celano dietro le passioni sessuali.

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Cosa vuole una donna ? Così suona l’ adagio freudiano, e Lars von Trier crea un film dove l’insoddisfazione femminile e l’ impossibile appagamento sono i  protagonisti assoluti.
Il bisogno continuo di Joe di avere tanti e ripetuti  rapporti sessuali smaschera l’essenza stessa del godimento femminile vale a dire il suo essere sempre insoddisfatto.
Joe racconta della sua iniziazione alla sessualità e del suo bisogno sfrenato di stare con più uomini contemporaneamente. Nelle prime battute del film è rivelata l’etimologia del termine ninfomane che è appunto ninfa (una bellissima dolce e giovane ragazza), Joe da giovane è infatti interpretata da un attrice a dir poco stupenda, una vera ninfetta, meravigliosa, Stacy Martin, un viso dolcissimo ed etereo, seni appena accennati, una bellezza autentica, sublime .
Nel film gli elementi per una seduta analitica ci sono tutti: il rapporto con una madre fredda e scontrante e un amore incondizionato per un padre che Joe assiste durante la malattia mostrando il coraggio non comune di accompagnare qualcuno a morire.

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Il racconto di lei è un vero e proprio romanzo, la sceneggiatura è letteraria , vibrante di metafore e simbolismi e non priva di momenti quasi comici come quando Selingman  rivela a Joe che lo sperma non va mai trattenuto con eccitazioni non portate a termine perché “senza eiaculare lo sperma degenera” ed è grazie a Joe che un suo amante ha mantenendo sempre perfetto il suo sperma e ha potuto generare meravigliosi figli con la moglie.
Da antologia, l’irruzione nell’appartamento di Joe di Mrs. H, interpretata da Uma Thurman, moglie infuriata perché il marito la tradisce con Joe di cui si è follemente invaghito.
Le verità disseminate nel film sono tante come ad esempio la distinzione che Joe fa tra erotismo e amore, per lei le cose stanno cosi :”L’erotismo significa dire sì, l’amore invece solletica istinti più bassi avvolti da bugie“, difficile darle torto.
Il momento letterariamente più alto del film è la lectio che Selingman fa a Joe sulla polifonia di Bach. Un momento non solo di grande letteratura ma di cinema puro, tra la pura visionarietà e la musica di Bach .
Il pretesto della polifonia è del tutto metaforico e difatti Joe non si fa scappare l’occasione ghiotta di fare un parallelismo tra la polifonia di Bach e il suo bisogno di avere più uomini contemporaneamente. Come spiega Selingman nella polifonia “Ogni voce è una diversa melodia ma tutte insieme compongono un armonia” , e  spiega  cos’è il cantus firmus e cioè la  preesistente melodia costituente la base di una composizione polifonica.
Joe applica il metodo di composizione di Bach al suo bisogno di avere più amanti contemporaneamente e spiega come F. ( l’iniziale del nome di un suo amante) gli era necessario perché “sapeva esattamente cosa lei voleva quando facevano sesso, lo scopo più solenne per F era farmi  raggiungere l’orgasmo, F era la voce base monotona e rituale anche se da sola non significa gran che …; G era l’ unico per cui volevo aspettare”, lo paragona ad un gatto e ad un giaguaro , “era lui al comando le cose stavano così”.

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Dal suo racconto emerge chiaro come talvolta vi sia la necessità di avere più donne o più uomini contemporaneamente perché ognuno soddisfa una voce differente dell’essere, un certo particolare bisogno, che nel loro complesso vanno a comporre una particolare armonia nelle vite di ognuno .
I rapporti di Joe non si fermavano però a due o tre rapporti contemporaneamente, parla infatti della “complessa logistica nel riuscire a consentire fino a 20 rapporti al giorno“.
Quasi inevitabile, sul finale, il riferimento alla morte e al suo essersi sempre sentita un animale in gabbia.

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Apro parentesi, consapevole che non è questa la sede per dilungarsi in elucubrazioni psicanalitiche, ma da questo punto di vista Nymphomaniac è un vero spasso, vi è tutto: la pulsione di morte che affonda le sue radici nella sessualità umana e il racconto ed il linguaggio come unica modalità di riconoscere il proprio sintomo e quindi il proprio desiderio.
Come dice Joe “in fondo aspettiamo tutti il permesso di morire “e pare che il suo essere ninfomane non sia altro che un modo per avvicinarsi ad una dimensione di annientamento di se stessa , ad un nulla , un nulla urlato sul finale quando, mentre un uomo, l’ennesimo, la scopa, dice piangendo: “Non sento niente, non sento niente, non sento niente …”
L’orrore del nulla, dell’assenza, è questo che il sesso ripetuto, pornografico, presetifica.
Ma siamo solo al primo capitolo di Nymphomaniac ed evidentemente il meglio deve ancora arrivare. Attendiamo con ansia il prossimo ….volume, intendo …!

(Virginia Zullo)

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