Lettera22_ a Roma la prima del documentario su Adriano Olivetti

Raccontare, a quasi 50 anni dalla sua morte, Adriano Olivetti attraverso le opere rimaste e immediatamente riconoscibili: le architetture. E’ quello che fa Lettera22 il […]

Raccontare, a quasi 50 anni dalla sua morte, Adriano Olivetti attraverso le opere rimaste e immediatamente riconoscibili: le architetture. E’ quello che fa Lettera22 il documentario di Emanuele Piccardo che giovedì 24 settembre sarà presentato al Cinema Farnese, in Campo de’ Fiori, a Roma. Perché questo film è importante è la storia stessa del protagonista a dircelo, le vicende di un industriale, un politico, un urbanista, un’intellettuale che ha segnato con la sua opera la storia del nostro paese. Adriano Olivetti ha contribuito per un trentennio alla formazione della classe dirigente italiana ed il suo pensiero, gli scritti e le opere sono state e sono tuttora all’avanguardia in Italia e nel mondo.200px-Adriano_Olivetti
Se dunque il documentario prende come punto di partenza le architetture, queste da sole non potevano bastare a definire la complessa e poliedrica personalità di Olivetti. Per questo sono stati coinvolti uomini e donne che, al pari delle architetture, hanno vissuto l’esperienza olivettiana e hanno contribuito a renderla grande. Gli intellettuali: Furio Colombo, Franco Ferrarotti, Luciano Gallino; gli operai Noè Malerba e Fiorentina Vittonatti; i funzionari Cornelia Lombardo, Camillo Prelle, Adolfo Salvetti; le figlie di Adriano: Lidia e Laura; gli architetti Annibale Fiocchi, Aimaro Oreglia d’Isola, Eduardo Vittoria; Enrico Giacopelli (autore del progetto del Museo a cielo aperto dell’architettura moderna a Ivrea), l’architetto eporediese Luca Marraghini.
Adriano Olivetti cresce in un ambiente rivoluzionario di stampo socialista, in cui il livello di innovazione era già presente nel lavoro del padre Camillo, allievo di Galileo Ferraris. Come il padre il giovane Adriano compie alla fine degli anni venti un viaggio negli USA per imparare l’organizzazione del lavoro delle grandi fabbriche americane. Questa importante lezione l’applicherà a Ivrea unendo l’organizzazione del lavoro con una nuova concezione degli spazi industriali, progettati dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini. Da quel momento a Ivrea verrà realizzata la modernità, unico esempio di città moderna italiana finita dove, alla presenza della fabbrica, si uniscono le case per gli operai e i dirigenti, gli asili, le scuole, le colonie diurne, i centri servizi sociali  realizzate dai migliori architetti italiani. In sintesi, Lettera22,  vuole testimoniare la validità di un progetto, contemporaneamente culturale e industriale, ancora oggi  attuale a cinquant’anni, nel 2010, dalla scomparsa di Olivetti.

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