“La quinta stagione” di P. Bronsens e J. Woodworth

Un inverno senza fine in un piccolo villaggio prelude alla fine dell’umanità

In un piccolo villaggio “situato in mezzo al nulla nel cuore delle Ardenne” si celebra il tradizionale rito per evocare la primavera, i paesani si riuniscono e preparano il falò per scacciare l’inverno, in un clima rurale e festivo.

Al culmine dei festeggiamenti il fuoco acceso per bruciare “zio inverno” non attecchisce e tra la folla comincia a spargersi il panico, mentre il fantoccio di paglia li fissa dall’alto del suo trono.

Da questo momento tutto comincia ad andare storto nel paese; le vacche non producono più latte, le api fuggono, il terreno diventa sterile e la primavera non arriverà mai più.

Al loro terzo lungometraggio, il duo Brosens e Woodworth decide di raccontare una storia “nel cortile di casa propria”, dopo le avventure in Mongolia e Perù.

Nel villaggio di Weillein si vive nel rispetto delle tradizioni e in armonia con la natura, l’uomo comunica con gli animali e le piante, che a loro volta rispondono, in un’atmosfera totalmente fuori dal tempo.

Qualcosa però sconvolge questo delicato equilibrio, che di anno in anno permette il succedersi delle stagioni e della vita stessa, un male sconosciuto e incontrastabile inizia a serpeggiare tra le fronde degli alberi, fino a contagiare l’intera comunità.

Nel vano tentativo di ricercare un colpevole all’interno, gli abitanti del paese non si accorgono che sono vittime innocenti di un morbo esterno che estende la sua ombra lunga su tutto il mondo.

Solo due ragazzi, Alice e Thomas, riusciranno a salvarsi da questa spirale di disperazione, prendendo la via del sacrificio e dell’esilio.

A un primo impatto sembrerebbe che La Quinta stagione sia un film di denuncia ambientalista, da un momento all’altro ci si aspetta che arrivi la solita morale contro il progresso a discapito della natura, invece con una mossa magistrale i due autori preferiscono che siano le immagini a parlare, lasciando libertà d’interpretazione allo spettatore.

Difatti non vediamo fabbriche o megalopoli che potrebbero suggerirci la causa dello squilibrio, ci mostrano solo la realtà del villaggio che subisce impotente i suoi effetti.

Al cospetto di una natura capricciosa e indifferente, l’uomo ha un’unica possibilità: unirsi ai suoi simili per superare le difficoltà. Tuttavia la diffidenza è troppa e si finisce così per regredire a livelli primitivi di coscienza, inscenando un grandioso sabba per compiacere le divinità irretite. Non riuscendo ad adattarsi alle mutate condizioni, l’umanità è destinata a estinguersi, mentre Madre natura inizierà il suo nuovo corso.

Diviso in quattro capitoli (inverno, primavera, estate e autunno), il film prende in prestito diverse categorie proprie della musica, della pittura e della poesia, creando un grandioso poema sinfonico per immagini.

La suddivisione della pellicola richiama i concerti di Vivaldi con la differenza che non c’è stacco tra le diverse stagioni, sono parte di un unico imprevedibile clima, un’ipotetica quinta stagione, per l’appunto.

Più abusato invece è il ricorso ai canoni della pittura, con evidenti citazioni dalla scuola fiamminga, soprattutto Bruegel, da Goran Djurovic e da Michael Borremans.

La telecamera è sempre fissa, quindi ogni sequenza è come se fosse un tableau vivant, in cui i personaggi vivono e dialogano, oppure lasciano che i loro sentimenti siano simboleggiati dello sfondo naturale alle loro spalle (correlativo oggettivo).

L’impronta cinematografica rimane comunque prevalente; così le stupende immagini, di chiaro stampo documentaristico, riportano alla mente certi lavori di Herzog o di Angelopoulos, cui si uniscono le storie dei due ragazzi e del paese, evocando atmosfere desolate degne di Tarkovskij.

La quinta stagione

Presentato alla 69esima mostra del cinema di Venezia, dove ha vinto alcuni premi collaterali, La quinta stagione è forse figlio di un cinema un po’ troppo derivato, ma riesce comunque ad incantare grazie ad immagini di sconcertante bellezza, soprattutto nella prima parte.

Sembra quasi che la data d’uscita nelle sale, il 27 giugno, sia stata scelta apposta, in quanto, con la primavera che stenta ad arrivare, la riflessione proposta dal film acquista una luce attuale e ancora più preoccupante.

La Quinta Stagione – Trailer

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