Il film. Four Lions, risate contro il terrorismo

Four Lions di Christopher Morris, nelle sale italiane da oggi distribuito da Videa – Cde. Il film inglese, uscito dal Sundance film festival tra i […]

Four Lions di Christopher Morris, nelle sale italiane da oggi distribuito da Videa – Cde.

Il film inglese, uscito dal Sundance film festival tra i plausi della critica e le lacrime agli occhi del pubblico, lacrime di risa sia chiaro, è stato definito una “commedia jihadista”. Certo, sembra un ossimoro, il fanatismo islamico non fa ridere nessuno, eppure anche sulla Guerra Fredda si rise a suo tempo con un certo Dottor Stranamore.   E che Four Lions sia una commedia è inequivocabile e che al centro del racconto ci siano le farsesche vicende di quttro aspiranti kamikaze anche. Insomma, un film tutto da discutere ma non prima di aver riso a crepapelle.

 

La sinossi –  In una città inglese, quattro uomini hanno un piano segreto. Omar (Riz Ahmed) è stanco del modo in cui i Musulmani sono trattati in giro per il mondo ed è deciso a diventare un combattente e Way (Kayvan Novak) non ha mai sentito cosa più entusiasmante di questa; solo che Omar vuole agire solo. Contro di lui e contro il mondo si scaglia il bianco Barry (Nigel Lindsay), convertito all’Islam, che si rende conto di aver scelto di unirsi alla cellula islamica per trasmettere il suo nichilismo – se solo avesse metà della consapevolezza di un’anatra. Faisal (Adeel Akhtar) è l’intruso. E’ quello capace di fare una bomba ma non più capace di farsi saltare in aria perché proprio ora il suo padre malato ha “iniziato a mangiare giornali”. Allora insegna ai corvi a lanciare bombe attraverso le finestre. Omar dovrà fare i conti con tutto questo.  I quattro devono portare a termine un attentato nel loro territorio ma nessuno è in grado di accendere un cerino senza darsi un pugno in faccia.

Sia chiaro, non è un film né a favore né contro la religione, come Christopher Morris s’è affrettato a sottolineare, piuttosto è un film sull’alienazione che certe culture regalano alla mente umana perché “il terrorismo è ideologia, ma anche idiozia”, dice il regista, che dopo una lunga esperienza di televisione e radio (molto ha lavorato con la BBC) con Four Lions è alla sua prima prova col lungometraggio.

 

Una commedia da non liquidare nel girone dei film di genere, costata tre anni di ricerche, interviste, colloqui con gli “addetti ai lavori” (sia uomini dei “servizi” sia jihadisti) per rimandare un ritratto che – incredibile a dirsi – può persino essere plausibile. Scrive Morris:

Nei campi di addestramento i giovani jihadisti discutono di miele, si scaricano i fucili sui piedi, vanno a caccia di serpenti e vengono buttati fuori se fumano. Quando l’attentatore dell’11 settembre Mohamed Atta fu preso in giro perché pisciava facendo troppo rumore, lui se la prese con gli ebrei che avevano fatto le porte del bagno troppo sottili.

Nel video che precede l’atto del martirio, il futuro kamikaze si ferma e chiede al cameraman: “qual’era la domanda?” La mente terrorista di Khalid Sheikh Mohamed passa due ore a cercare un costume che non lo fa sembrare grasso in video. Nei tre anni di ricerche ho parlato con esperti di terrorismo, imam, polizia, servizi segreti e centinaia di musulmani. Anche quelli che sono stati formati alla jihad e che hanno combattuto la jihad riferiscono della frequenza della farsa. All’alba del nuovo millennio, cinque jihadisti progettavano di speronare una nave da guerra della marina americana con una lancia carica di bombe. A notte fonda mettono la barca in acqua, la caricano di esplosivo. Salgono a bordo, affondano. Le cellule di terroristi seguono le stesse dinamiche di gruppo delle feste di addio al celibato e del calcetto: c’è amicizia, scontro, incomprensione, rivalità”.

Proprio quell’ultimo episodio narrato pare aver dato al regista lo spunto per costruire, con gli sceneggiatori San Bain e Jesse Armstrong la farsa.

In definitiva Four Lions non ambisce ad essere un’indagine profonda sulla mente di un kamikaze, ma ci offre uno sguardo sui tipi di persone che potrebbero prendere questa strada. Gente animata da sentimenti che assomigliano terribilmente alle rivalità calcistiche, e al loro carico d’insesatezza.

Nel travestire da struzzo o da tartaruga Ninja i suoi personaggi come parte del piano definitivo, Morris crea un’immagine sciocca di un nemico violento. Un nemico che neppure pensa agli innocenti ai quali intende  togliere la vita.  I personaggi di Four Lions vogliono sinceramente avere successo, ed è solo il loro dilettantismo a creare più confusione che caos.  Le loro azioni sono assurde e credibili al tempo stesso, come cronache dimostrano, ed è questo che sconcerta.

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