Giorgio Arlorio: un incontro con la storia del cinema italiano

Giorgio Arlorio nasce a Torino nel 1929, è uno dei più grandi sceneggiatori italiani, grande amico di Mario Monicelli, ha lavorato con Luciano Vincenzoni, Age, Furio Scarpelli e con tutti i grandi registi del periodo d’oro del cinema italiano come Carlo Lizzani, Steno, Mauro Bolognini, Sergio Corbucci, Gillo Pontecorvo.

Nella sua lunga carriera, Giorgio Arlorio si è appassionato anche alla regia e al montaggio realizzando numerosi documentari d’autore.

Innumerevoli i film di cui ha scritto la sceneggiatura o inventato i soggetti. Solo qualche titolo: Esterina, di Carlo Lizzani; Arabella, di Mauro Bolognini; La patata bollente, di Steno; Il padre di famiglia, di Nanni Loy; La vita è bella, di Grigori Chukhraj; Ogro, di Gillo Pontecorvo. Giorgio Arlorio, appartiene a quella generazione di scrittori che hanno reso grande il cinema italiano in tutto il mondo, attualmente continua a scrivere per il cinema e ad insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Uomo pacato, elegante, grande conversatore.

 

Come nasce l’amore per il cinema?

Nel ‘46 vuole che esistessero queste cose !?..Si era appena usciti dalla guerra, c’erano delle riviste letterarie, come quella diretta da Pavese , dove si poteva pubblicare, infatti pubblicai due racconti . Ero figlio di un piccolo industriale torinese, non volevo continuare l’ attività di mio padre, da Torino andai a Reggio Calabria a fare l’assistente in un film, ritrovai nel ‘51 dalla Torino borghese all’Aspromonte…

 

Esterina diretto da Carlo Lizzani è stato uno dei primi film di successo che ha scritto.

Sì, stranamente con  Carlo Lizzani ho scritto il primo e l’ ultimo film che ha diretto, Scossa del 2011. Esterina, del 1959, è il film in cui avrei dovuto esordire alla regia, è il nome di una poesia di Montale: Esterina, i vent’anni ti minacciano, grigio rosea nube, che a poco a poco in sé ti chiude… Era la storia di una ragazza che scappava dalla società contadina e veniva presa a bordo di un camion che apparteneva a due padroncini, con i quali  inizia a girare l’Italia. Per scrivere il film condussi una ricerca approfondita su questa realtà dei padroncini. Il film si doveva fare con una società di produzione che poi fallì ma con la quale io avevo girato due documentari: uno sul pittore Felice Casorati e l’altro sulle lavandaie che, con i carri, venivano a Torino da Bertolla a raccogliere i panni da lavare . La sceneggiatura fu modificata, io avevo dato allo scritto un tono più  neorealista, invece si cercò di farlo somigliare più a La Strada, di Fellini che aveva avuto un grandissimo successo.

 

Ci parla dei suoi inizi?

Vivevo in una camera ammobiliata al centro di Roma, ma fu in Russia, dove ero per girare dei documentari, che conobbi mia moglie. Allora Rodolfo Sonego (altro grande sceneggiatore del cinema italiano ndr), sapendo che dovevo sposarmi, mi portò da Dino De Laurentiis. Lì conobbi Luciano Vincenzoni , Age,  Furio Scarpelli. Sonego mi aiutò a diventare sceneggiatore, disse a De Laurentiis :”lui ha letto tanto può fare lo sceneggiatore”. Quella di De Laurentiis era una specie di bottega rinascimentale, i produttori di allora ingaggiavano un gruppo di sceneggiatori con indole e capacità differenti che insieme lavoravano a più progetti. Si mettevano in cantiere almeno una dozzina di film l’anno anche se poi se ne facevano uno o due. Il lavoro di bottega, il poter lavorare a più mani su una sceneggiatura è fondamentale, oggi i produttori non investono più su questo, si lavora singolarmente e non c’è  più nessun produttore che stipendi sceneggiatori per scrivere ed inventare. Era una vera bottega, De Laurentiis metteva in lavorazione una decina di film, acquistava diritti di libri. Era un altro modo di lavorare, anche alla Titanus di Goffredo Lombardo accadeva qualcosa di simile: tutti assicuravano una base di stipendio agli sceneggiatori che lavoravano insieme a varie cose, ora i produttori non investono più nella ricerca.

 

Il rapporto con Luciano Vincenzoni?

Insieme a Vincenzoni scrissi Crimen un film con un cast eccezionale c’erano: Vittorio Gassman, Silvana  Mangano, Nino Manfredi, Alberto Sordi, seguimmo molto attentamente il film perché non ci fidavamo tanto del regista, Mario Camerini. Il film regge bene ancora oggi. Luciano era un ossimoro vivente c’erano giorni in cui alle riunioni da De Laurentiis era un fiume in piena parlava e raccontava senza sosta e giorni in cui si chiudeva in un silenzio assoluto e tutti ci domandavano cosa fosse accaduto…

 

Lei ha vissuto il periodo d’oro del cinema italiano…

Sì, accadeva tutto da Otello, la famosa osteria romana. Da Otello nascevano le cose più interessanti, li è nato per esempio il giornale l’Espresso, stanno facendo un lungo documentario dedicato ad Otello. Otello, oltre a darci da mangiare a credito, ci faceva rimanere lì a parlare e a giocare a carte,  per me è il simbolo dell’età d’oro del cinema perché li ci si scambiava continuamente storie e idee. Questo si vede nel film di Scola Che strano chiamarsi Federico, nelle sequenze sul modo in cui si lavorava al Marcaurelio, la cosa più straordinaria di quel periodo era il lavoro corale, polifonico.

 

L’incontro con Mauro Bolognini?

Bolognini era un amico di Otello, aveva una casa stupenda a Piazza di Spagna, era uno che se la prendeva comoda. Era abituato a lavorare con grandi mezzi ma credo abbia dato il meglio di sé nelle difficoltà economiche, penso al film La Viaccia, film stupendo, fatto con pochissimi soldi, con Claudia Cardinale e Jean-Paul Belmondo, con i costumi di Piero Tosi al quale quest’ anno daranno l’ Oscar alla carriera, era un film bellissimo. Con lui ho lavorato anche al Bell’Antonio scritto da Piero Paolo Pasolini.

 

E Steno?

Steno era elegante, un po’appartato, molto curioso, di grande spirito, ho viaggiato moltissimo con lui abbiamo lavorato a molti film .

 

L’incontro con Sergio Corbucci?

Corbucci lo chiamavo Capriccione, infatti volevo fare un fumetto su di lui con Capriccione e Intellettualino, una specie di Grillo parlante. Con lui ho scritto parecchi film, mi ricordo Ambrosio (I giorni del Commissario Ambrosio ndr) e Il Mercenario, un western, un mio soggetto e che è diventato un film di culto in Germania, la sceneggiatura la scrisse Corbucci con Luciano Vincenzoni. Poi con lui feci Il Giorno più corto (1963), una parodia de Il giorno più lungo uscito nello stesso anno. Registi come Sergio Corbucci e Duccio Tessari non hanno fatto sempre opere al loro livello perché amavano più la vita del cinema, la frase di Corbucci era: ma è solo un film! Per Corbucci credo di aver scritto una delle più belle sceneggiature della mia vita, sulla biografia di Ettore Fieramosca, che però venne realizzata vent’anni dopo con un altro regista e con Bud Spencer. Tutti i grandi film di questo periodo nascono anche grazie a quel grande seminatore di storie buttate nel mondo che è stato Akira Kurosawa. Anche Leone copia il suo primo film da una storia di Akira Kurosawa Yojimbo.

 

Ci parla di Oceano di Folco Quilici?

E’ un film di cui vado molto fiero, un film folle. Si racconta il mito e la leggenda di un mondo, quello polinesiano, dove non c’era nulla e dove mi sono inventato delle storie polinesiane.

 

Si può imparare a scrivere per il cinema?

Sono contrario a qualsiasi metodo di scrittura, esiste solo la passione. Bisogna sempre pensare di non avere mai imparato, sentirsi sempre incompleti. Bisogna soprattutto conoscere la vita, aver letto tanto. I film sono sempre adattamenti della vita.

 

Cosa consiglia ai giovani che vogliono fare cinema?

Farsi la bottega, che prima era pagata dai produttori ma che oggi bisogna farsi da soli. Esiste solo la ricerca e la passione, bisogna raccogliere  le idee per strada. Pensi a com’è nato il film Le notti di Cabiria di Fellini, lo racconta bene Scola nel suo film: con Fellini uscivano la notte parlavano con le prostitute ed una volta ne portarono una con loro in macchina che raccontò la sua vita, così nacque il film di Fellini .

 

Cosa pensa del cinema di oggi?

Il cinema di oggi è disastrato anche se si sono superati i terrificanti anni ‘80 e ‘90. Ci sono grandi talenti, tanti giovani, ma chi li fa lavorare? Molti sanno fare bene i registi c’è anche un eccesso di conoscenza tecnica. Per quanto riguarda la scrittura invece la situazione non può migliorare perché i ragazzi non hanno letto quasi nulla. A volte mi trovo in imbarazzo con i ragazzi che arrivano al Centro Sperimentale di Cinematografia, si capisce che non hanno letto niente, poi gli chiedi se hanno visto Il Bidone, di Fellini e ti rispondono: “pensavo avesse fatto solo La dolce vita” .

 

Le caratteristiche di un buon film?

Diceva Furio Scarpelli che le trame sono state tutte già realizzate meccanicamente, si possono andare a comprare dal tabaccaio, quel che conta sono le persone, i luoghi, i tempi. Io credo nel realismo come credibilità, bisogna raccontare storie profondamente credibili . Il buon film deve avere qualcosa che si esprime a volte anche nel silenzio come Una storia vera di David Lynch. Ho appena visto Las acacias, un film del 2011 diretto da Pablo Giorgelli, vincitore della Caméra d’or per la miglior opera prima al 64º Festival di Cannes, un film che evidentemente non vedrà nessuno, una storia bellissima, un po’simile a Esterina. Un camionista argentino di mezz’età dà un passaggio ad una madre paraguaiana in cerca di lavoro e alla sua bambina di cinque mesi, in un viaggio dal Paraguay a Buenos Aires per trasportare un carico di legna di acacia. Un film ricercato nel tipo di narrazione che racconta anche con i silenzi.

 

Le pagine più belle della sua vita?

Anton Čechov ha scritto delle cose meravigliose ma bisogna leggere anche scrittori diversi tra loro, per esempio Georges Simenon non c’entra nulla con  Čechov  ma va letto.  Per esempio se non hai letto Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald mi spieghi cosa hai fatto nella vita?!…Anche Tenera è la notte di Fitzgerald è un libro fondamentale. Se non leggete queste cose non potrete mai fare nulla di bello nella vita. Come fai a capire la storia di un paese se non hai letto alcuni romanzi fondamentali. Pensi a Non si uccidono così anche i cavalli?  Un film del 1969, diretto da Sydney Pollack e tratto dall’omonimo romanzo del 1935 di Horace McCoy. Con quel romanzo capisci cosa furono gli anni della grande depressione americana.

 

 

 

(Virginia Zullo)

 

 

 

 

 

 

 

 

Gossip

Uomini e donne: Sonia Lorenzini è la nuova tronista

L’ex corteggiatrice di Claudio D’Angelo, sale sul trono: è Sonia Lorenzini la nuova tronista ! La bella 27 anni di Mantova, chiuso definitivamente il capitolo Claudio, è […]

Gossip

Uomini e donne, oggi la scelta finale di Claudio D’Angelo: il tronista ritorna in trasmissione.

Colpo di scena a Uomini e Donne, il tronista Claudio D’Angelo che nell’ultima puntata aveva annunciato di voler abbandonare il programma, è tornato nella trasmissione con […]

Gossip

Bufera su Jennifer Lawrence: “Mi sono grattata il sedere su alcune rocce sacre”, video

L’attrice Jennifer Lawrence,  ospite nel programma britannico al “The Graham Norton Show”, racconta di un prurito inarrestabile al sedere, placato da una grattata su alcune rocce […]

Film

Riccardo e la dedica a Camilla su Instagram: “Questo cielo è per te”

“…Ti dedico il cielo sopra Roma…” Questa la dedica dell’ex tronista Riccardo Gismondi a Camilla Mangiapelo sul profilo ufficiale Instagram dell’ex tronista. Al momento i due ragazzi […]

TV

Bake Off Italia presenta una Celebrity Edition

Stasera, 9 dicembre 2016, Real Time presenta una speciale puntata con tanti protagonisti Vip.

Film

Gli attori pagati troppo del 2016: in testa per il secondo anno consecutivo Johnny Depp

Come ogni anno, il magazine Forbes ha stilato la lista degli attori meno redditizi del cinema. Al primo posto, ancora una volta, Johnny Depp. La […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tag