Festival di Locarno, Vinicio Capossela: “Siamo tutti greci”

Sarà Vincio Capossela, protagonista del documentario di Andrea Segre, Indebito, ad aprire, mercoledì, la 66ma edizione del Festival del Film di Locarno, antipasto dell’inaugurazione ufficiale che nello scenario di una Piazza Grande illuminata dalla luna vedrà di scena come film d’apertura 2 Guns (Cani sciolti) di Baltasar Kormákur

Un viaggio nella Grecia della crisi al suono del rebetiko, la musica del dolore e dell’anima che non vi si annega, la musica della marginalità e della schiena dritta, per dirla con Segre e Capossela, che hanno scritto il film assieme, “il canto vivo di un’indebita e disperata speranza”.

Il nostro documentario è un tempo dedicato ad ascoltare l’assenza di noi stessi. È la consapevolezza di vivere in-debito di aria, di senso, di prospettiva. Per farlo abbiamo vagato come flaneur, come viandanti nel luogo simbolo della crisi, la Grecia indebitata: seguendo le parole, i pensieri e la musica dei rebetes, i cantanti del rebetiko, il blues ellenico”.

Il rebetiko è musica nata dalla disperazione di un’antica crisi (la fuga da Smirne) ed è una delle musiche che hanno costruito l’identità moderna della Grecia, trasportando con sé il dolore dell’esilio e la ribellione alle violenze della storia. È una musica contro il potere, non autorizzata, indebita. I rebetes sono portatori di questa identità, di cui oggi celebrano un funerale pieno di sconfitta, disperata ribellione e silenziosa speranza.

“I loro concerti e le loro parole riempiono le taverne notturne di Atene e Salonicco, sfiorano le scritte sui muri, ascoltano il mare dei porti e incontrano il cammino di Vinicio Capossela, musicista e viandante che intreccia le sue note con i pensieri del suo diario di viaggio, il tefteri, il “libro dei conti in sospeso”, diventato anche un libro (il Saggiatore), mentre la musica, bè, è diventata un disco Rebetiko Gymnastasa, bellissimo. Gli incontri, invece, sono finiti nel film, come quello con Georges Moustaki, scomparso lo scorso maggio e per il quale “la vera scelta politica oggi non è suonare Rebetiko, ma ascoltarlo”.

Spiega il regista e co-autore Andrea Segre: “Abbiamo girato tutto con tre camere a mano, ma non sporche. Inquadrature instabili che cercano di essere stabili. Concerti notturni, parole che diventano musica e musica che ascolta le parole. E le città di giorno. La poesia del cemento. I segni della rabbia sui muri, le vetrine della crisi. La decadenza della crisi. Un film costruito nel solco del cinema-documentario, ma lasciando spazio a momenti di messa in scena teatrale che cercano dialogo anche con il repertorio e la memoria”.

 Andrea_Segre

   “Sono abituato a scrivere le cose che vedo, salvarle così alla memoria, in una maniera anche “visiva“, che fornisca la visione, però che vada completata con la nostra immaginazione, che è in definitiva, il miglior scenografo del mondo. Da molto tempo ho a cuore questa musica dice Capossela –  oltre che per la sua bellezza e la sua forza, per la carica eversiva interiore che accende. Mantiene vive le parti anti convenzionali di noi stessi, la fierezza, l’avversione al compromesso. Sbatte contro alla verità senza averne paura. Non è che da coraggio, è che toglie la paura del dolore, ce lo fa amico, compagno, come Francesco diceva della sorella morte corporale”.

 

Da quando s’è cominciato a parlare di Grecia in termini di crisi e debito, Capossela ha preso in mano il taccuino del bottegaio e s’è messo a fare di conto “e su quello ho segnato diversi debiti e crediti che ho personalmente riguardo al Rebetiko e alla Grecia. I debiti sono sempre gli insegnamenti umani, i crediti quello che si cerca di restituire. Per restituire il credito ho cercato, per quello che è nelle mie possibilità, di destare curiosità sull’informazione e di fare conoscere maggiormente questa musica, il rebetiko, dalla parola turca Rebet, ribelle […]Il debito economico forse parla dei conti delle banche centrali, ma la musica parla dei conti delle persone, e questa musica soprattutto. Mi sembra importante che siano le persone a parlare più che i loro rappresentanti. Ora perché queste persone non rimanessero soltanto voci nel mio quadernetto del “tefteri”, abbiamo pensato di farne un film che le documentasse, che le facesse conoscere insieme a questa musica che li accompagna, come una colonna sonora lunga ormai una novantina d’anni. Perciò ho chiesto ad Andrea Segre, che in queste cose ha già dato prova di grande maestria, di dare una forma a queste storie, di dare un volto alle persone e alla musica. Ne sono uscite riflessioni sull’identità, nel momento della crisi del consumo, che hanno un carattere esemplare. Parlano in qualche modo di tutti”. Il tentativo? Pareggiare la voce credito a quella debito nel libretto del tefteri, “che una volta aperto diventa di chi ci guarda dentro. A quel punto si diventa tutti responsabili, o come diceva De André, si è tutti coinvolti”.

 

Tutti coinvolti, tutti egualmente impauriti dallo spauracchio e non basta ripetersi come un mantra “non siamo mica la Grecia“. Capossela ci leva il dubbio residuo, dovremmo preferire – dice – una più Kennediana, “siamo tutti greci”, perché “in Grecia è in questo momento più scoperto ed evidente il meccanismo economico, sociale, politico in via di sperimentazione in tutti gli altri paesi. Per una volta questo paese sembra essere più avanti su una strada che è la stessa per molti”.

 

La proiezione di Indebito è in programma alle ore 15:45, all’Auditorium FEVI seguirà un concerto di Vinicio Capossela con i cinque musicisti greci Manolis Pappos, Ntinos Chatziiordanou, Vassilis Massalas, Angelos Polychronou e Glauco Zuppiroli, che proporranno i brani di Rebetiko Gymnastasa, l’ultimo album dell’artista. (g.m)

 

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