Festival del Film di Roma, più magro e non si sa quanto convincente

Il Roma Film Fest è salvo ma non è fuori dai guai, per assicurare l’ottava edizione il direttore Marco Mueller rinuncia alle prime mondiali e punterebbe a un’edizione glamour e popolare assieme

Del Festival del film di Roma s’è ripreso a parlare da un paio di giorni, quando il Cda ha approvato il bilancio per la prossima edizione, l’ottava, che si terrà dal 9 al 17 novembre prossimi; la seconda della gestione Mueller – Ferrari, dopo la sostituzione politica di Piera Detassis e le conseguenti dimissioni del presidente della Fondazione Roma per il Cinema, Gian Luigi Rondi.

 

Il più grande cambiamento nella piattaforma del festival sarà l’annullamento delle prime mondiali, una svolta netta rispetto allo scorso anno, ma che avvicina – probabilmente, nelle settimane prossime si saprà di più  – il festival a quella vocazione originaria di “festa del cinema” con la quale era nato in epoca veltroniana.

 

L’anno scorso Mueller vantava il fatto che il suo festival contava ben 60 film in prima mondiale, il risultato è che ben pochi di quei titoli hanno poi fatto buona presa su pubblico e critica. E così, per l’edizione 2013 la valanga di film si dovrebbe drasticamente ridurre ma in compenso, stando a quello che il direttore del festival ha dichiarato a Cannes, sarà data una maggiore attenzione alle produzioni italiane.

 

Perduti i suoi principali sponsor politici (Renata Polverini alla Regione, e Gianni Alemanno al Comune di Roma, se il ballottaggio di domenica dovesse a questi risultare fatale),  Mueller ha nuovi interlocutori istituzionali: il neo presidente della Regione Nicola Zingaretti, che s’era in passato dimostrato critico rispetto alle aspirazioni di competizione con Cannes o Venezia, ma la Regione ci sarà comunque. E seppure in ritardo anche il candidato a sindaco che si presenta al ballottaggio coi favori dei pronostici, Ignazio Marino, ha annunciato che il festival “è un importante evento culturale che merita d’essere finanziato”.  In quanto al neo Ministro per i Beni e la Attività culturali, Massimo Bray, non c’è stata ancor alcuna pronuncia ufficiale in merito. Da segnalare che prima di lasciare Venezia, dov’era stato in occasione dell’apertura della Biennale d’arte, Bray ha visitato il Lido e detto: “È necessario creare le condizioni per una grande Mostra del Cinema”. Nessun accenno a Roma.

 

Il bilancio per il Roma film festival 2013 è di circa 11 milioni di euro, 5 dei quali in arrivo dagli enti pubblici locali (Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio); tra i 2 ed i 3 milioni di euro arriverebbero da “contributi in natura” come l’uso degli spazi dell’Auditorium Parco della Musica. Per raggiungere la cifra totale, si confida negli sponsor, nella vendita dei biglietti (circa 200mila euro) e nel contributo del MiBAC. L’attesa dal ministero è di almeno 400mila euro. Stando a fonti giornalistiche, il festival l’anno scorso avrebbe chiuso con una perdita di 2 milioni, cosa poi negata dal presidente Paolo Ferrari.

 

Ritorni economici e soprattutto culturali. Questo il senso dei festival. I tappeti rossi, il glamour e i film di cassetta servirebbero a soddisfare la prima condizione; una vetrina di buoni film ad appagare (fino a che punto è tutto da stabilire e dipende dalla diffusione che si può assicurare alle opere) la seconda. Relativamente a Roma, il festival – che nasce come festa – doveva servire anche a rivitalizzare, festeggiandola, quell’industria cinematografica che sulle sponde del Tevere trovò nel dopoguerra una nuova Hollywood. Ma la sofferenza di Cinecittà – e qui si aprirebbe un altro e ben più complesso capitolo – non è di quelle che trovano soluzione coi tappeti rossi. E allora domandiamo – senza retorica – oggi quale causa serve il Festival di Roma?  Aspettiamo risposte convincenti.

 

(a.d)

 

 

 

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