Evangelion 3.0: You Can (Not) Redo – La recensione

Il terzo capitolo della saga di Hideki Anno sarà al cinema il 25 settembre, in una serata che vi terrà con il fiato sospeso

Uno dei film di punta dalla passata estate cinematografica è stato sicuramente Pacific Rim di Guillermo del Toro.

Il film metteva in scena la lotta tra Kaiju, colossali mostri tipici del cinema giapponese, e Jeagers chiaramente ispirati ai vari mecha, sempre di origine nipponica.

Appena vennero diffuse le prime immagini, unanimemente fu affermato che Del Toro stava rifacendo Evangelion per il cinema americano. Una volta vista l’opera, il giudizio cambiò radicalmente; Evangelion è molto di più.

Laddove Pacific Rim si configura come semplice intrattenimento (seppur di alta qualità), Evangelion certamente intrattiene lo spettatore, ma mentre le immagini scorrono, non possiamo fare a meno di interrogarci sui diversi temi che solleva, dalla religione alla psicologia dei personaggi, fino alla redenzione e all’apocalisse. L’unico problema è che tutte queste domande non trovano risposta, almeno fino ad ora, tenendo il pubblico di tutto il mondo con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Evangelion-3.0 - Asuka-Shinji

Evangelion-3.0 – Asuka-Shinji

Il progetto Rebuild of Evangelion, voluto dallo stesso ideatore Hideaki Anno con la collaborazione dello studio Khara, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno mondiale, che ha creato intorno a sé un vastissimo seguito nell’arco di più di 25 anni.

Inizialmente Evangelion nasce nel 1995 come anime di 26 puntante, conclusosi nel 1996, ma la enormi proteste da parte dei fan per il finale, diedero vita ad un manga ispirato alla serie e con diverso finale, diversi spin off e due lungometraggi che riscrivono in parte la storia.

Dopo tutta questa mole di materiale, a dieci anni dell’ultimo lavoro dedicato alla serie, Anno decide di rimettere mano alla sua opera più importante, spinto dalla convinzione che nel panorama degli anime non sia stato creato niente di nuovo dopo Evangelion.

Punto d’arrivo e quindi punto di (ri)inizio, Rebuild of Evangelion si articola come un brano di musica gagaku e cioè in JoHaKyu, che corrispondono rispettivamente al preludio, all’intermezzo e al finale della musica occidentale, stabilendo però di divedere in due parti l’ultimo movimento.

I primi due capitoli uscirono rispettivamente nel 2007 e nel 2009, lasciando piuttosto perplessi i fan della storica serie, poiché non mostravano grandi cambiamenti in fatto di trama.

Quello che a occhi superficiali può sembrare un mero remake, ad un analisi più attenta rivela significati e dettagli del tutto nuovi. Seppur sia vero che la storia dei primi due film sia la stessa della serie, cioè che sbalordisce, è l’abilità di Anno di passare da una versione a puntate per la televisione a un vero e proprio anime per il grande schermo.

Troviamo, innanzitutto, molta più attenzione per il sonoro, dalle musiche ai suoni delle battaglie, tutto è perfettamente calibrato in modo da rendere l’opera un’esperienza riservata esclusivamente alla sala cinematografica.

Il disegno è aggiornato alle nuove tecniche di computer graphics, giocando con degli accostamenti cromatici apprezzabili appieno grazie all’avvento dell’alta definizione.

Questo discorso deve essere tuttavia ampliato se parliamo del terzo capitolo della tetralogia, poiché da questo momento in avanti la trama prende un corso diverso da quello conosciuto, una mossa che ha lasciato attoniti tanto i neofiti quanto i fan di vecchia data.

La vicenda riprende 14 anni dopo il Third Impact, che chiudeva Evangelion 2.0, durante una missione di recupero dell’Eva 01 con Shinji a bordo, sigillato dalla NERV in una sarcofago e abbandonato nell’orbita terreste.

Questo salto temporale ovviamente disorienta Shinji, che non riesce a capire cosa sia successo e nessuno gli da delle risposte soddisfacenti. Uno dei maggiori pregi del Rebuild è che riesce a far partecipe chi assiste alle ansie del protagonista molto più che nella serie, in un rapporto quasi simbiotico. Nel primo capitolo siamo pienamente compartecipi del senso di solitudine, delle enormi responsabilità e soprattutto della paura che attanagliano Shinji. Stessa connessione s’instaura anche in Evangelion 3.0, vogliamo capire cosa è successo in questi 14 anni e tendiamo occhi e orecchie il più possibile per cogliere dettagli nascosti, aspettiamo con ansia la scena successiva, sperando sveli l’arcano, ma avere risposte altre domande vengono sollevate, lasciando alla quarta parte il compito di svelare gli enigmi.

Al centro di questo terzo episodio c’è il senso di colpa di Shinji per aver causato la distruzione del pianeta con il Third Impact e quindi il suo desiderio di rivalsa nei confronti dell’umanità, che gli ha impresso una maledizione per i suoi peccati.

Sono messi in secondo piano alcuni personaggi che in origine avevano un ruolo fondamentale, come Asuka o Misato, concentrandosi maggiormente sul rapporto tra Kaworu e Shinji, toccando momenti d’imbarazzo, con tanto di rossore sulle guance.

Il duetto al piano tra i due potrebbe apparire un po’ forzato, ma se contestualizzato rivela la complicità implicita dei due piloti che guideranno insieme l’Eva-13, oltre a fornire uno dei momenti più lirici e leggeri della pellicola, una meravigliosa calma prima della tempesta.

Significativo anche il dialogo tra i due durante quest’intermezzo musicale, Shinji afferma di voler suonare meglio, ma Kaworu ribatte che non è importante, quello che conta è produrre suoni gradevoli e per fare ciò bisogna ripetere lo stesso brano, finché non si è soddisfatti del risultato.

Questo frammento potrebbe contenere la chiave di lettura per il progetto Rebuild, ogni volta che Anno rimette mano al suo magnum opus ha la possibilità di ricostruire il mondo e ciò che cambia non è semplicemente la trama o i comportamenti dei personaggi, ma la sua intera Weltanschauung.

Evangelion 3.0: You Can (not) Redo sarà al cinema per un’unica e irripetibile serata, il 25 settembre, grazie allo sforzo di Nexo Digital e Dynit, che quest’anno si sono adoperate per portare in Italia grandi anime come Akira e Wolf Children, un lavoro mirabile che speriamo continui anche nel 2014. (f.p.)

 

Nexo Digital preseenta Evangelion 3.0 – il 25 settembre al cinema

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