Eugène Green. L’omaggio del Torino Film Festival

Nel mondo del cinema ha esordito quando aveva già cinquant’anni. Primo film di Eugène Green, nel 2001, fu “Toutes les nuits”, pellicola di educazione sentimentale […]

Nel mondo del cinema ha esordito quando aveva già cinquant’anni. Primo film di Eugène Green, nel 2001, fu “Toutes les nuits”, pellicola di educazione sentimentale e spirituale ispirata tanto a Gustave Flaubert quanto a Robert Bresson che vinse il premio “Delluc Opera Prima”. Al regista francese andrà l’omaggio della sezione “Onde” della 29° edizione del “Torino Film Festival” che, a poco a poco, si sta svelando agli appassionati. Durante la manifestazione, che si svilupperà dal 25 novembre al 3 dicembre, si potrà gustare la proiezione integrale delle sue realizzazioni sino a “Religiosa portuguesa” in concorso a Locarno nel 2009. E poi ecco “Le monde vivant” del 2003 e “Le pont des arts” dell’anno successivo, senza trascurare i cortometraggi “Le nom du feu” del 2002, “Les signes” del 2006 e “Correspondences” del 2007, episodio dell’omnibus “Memories” con cui era già stato protagonista del Tff.

 

Nelle sue produzioni, Green, che sarà ospite della rassegna sabauda, ama affrontare, con serenità ideale e ricchezza di rimandi estetici, i temi del rapporto tra la ragione e il sentimento, il legame tra l’istinto e la cultura, e l’intreccio di epoche ed eventi con cui si trovano a confrontarsi i suoi giovani, ma sempre determinati, personaggi. Autore di lavori di rarefatta poesia, è considerato una figura di rilievo non solo per la sua attività di cineasta, ma anche come drammaturgo, impegnato a misurarsi con la tradizione teatrale e musicale barocca, e come scrittore dedito al romanzo (“La recontruction” è del 2008 e “La communauté universelle” è uscita nei mesi scorsi) e alla saggistica (“La parole baroque” del 2001 e “Poétique du cinématographe” del 2009).

 

Originario di New York, ma francese per scelta personale da ormai quattro decenni, Green non ha mai nascosto di nutrire un distacco netto e profondo dalle sue origini americane, e ha scavato nelle radici europee della civiltà occidentale, cercando il punto di equilibrio tra classicismo e modernità, e tra tensione storica e slancio esistenziale. Insegnante alla Fémis, la prestigiosa scuola del grande schermo di Parigi, s’è anche imposto, negli anni Ottanta, come massimo studioso della drammaturgia appunto del periodo barocco, la cui tradizione ha rinnovato, fondando nel ’77 a Parigi il “Théâtre de la sapience” e formando attori e cantanti all’accademia “Monteverdi” di Venezia, e a Urbino e a Ginevra. (Marco Fornara)

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