Bin Laden, tabù per Hollywood

Così un film può diventare un affare di Stato. E se di mezzo ci sono il Pentagono, la Cia, la morte del nemico pubblico numero […]

Così un film può diventare un affare di Stato. E se di mezzo ci sono il Pentagono, la Cia, la morte del nemico pubblico numero uno e una possibile fuga di notizie, sembra proprio poter esserci materiale buono per costruire non uno ma due film. Quello nell’occhio del ciclone, o meglio al centro di un’inchiesta voluta dal Pentagono, è il lavoro sulla scomparsa di Bin Laden che Kathryn Bigelow, doppio premio Oscar nel 2010 per The hurt locker (nella foto – credits Ampas), opera sulla guerra in Iraq, sta per girare. Film che dovrebbe essere in sala a fine anno.

Come sono riusciti ad Hollywood ad ottenere informazioni top secret sulla morte del capo di al Qaeda? La Bigelow sin dal 2008 col suo co-sceneggiatore Mark Boal, lavorava ad un film sulla morte di Bin Laden. Per la precisione, stavano mettendo insieme la storia di un  tentativo – evidentemente fallito – di assassinare il leader di al-Qaeda in una operazione segreta e “fuori dai canoni”, una cosiddetta black ops. Poi il sopraggiunto assassinio del capo del terrore, il 2 maggio scorso, ad opera di una squadra di Navy Seals, ha evidentemente costretto la regista a cambiamenti di trama.

Protagonisti della pellicola le cui riprese dovrebbero cominciare nelle prossime settimane, sono Joel Edgerton, Jessica Chastain, Edgar Ramirez e Mark Strong.

Ma intanto c’è da risolvere il “problemino” dell’inchiesta portata avanti dal deputato repubblicano Peter King, il quale, è stato “illuminato” da un editoriale del New York Times che rivelava informazioni insolite. Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore Mark Boal, erano infatti stati invitati – con grande sorpresa di alcuni membri – nella cerimonia organizzata dalla CIA per celebrare la “vittoria” dei Navy Seals, uomini dei quali mai nessuno aveva visto il volto .

In quanto presidente della commissione per la Sicurezza nazionale alla camera dei Rappresentanti, King apre un controverso dibattito pubblico e adombra il sospetto che regista e sceneggiatore abbiano potuto avere accesso ad informazioni segrete.

Ma i sospetti non si fermano a questo. In realtà in gioco c’è la casa Bianca. La parte repubblicana, teme infatti che il film, la cui uscita era prevista a ottobre, potesse dare una buona spinta alla rielezione di Barak Obama, sotto la cui presidenza è avvenuta la cattura dell’uomo che dieci anni di guerre non erano riuscite a fermare.

Le elezioni si tengono il 6 di novembre, i tempi coincidevano al millimetro. E mentre la Bigelow afferma che il suo film è “apolitico” e il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney auspica che la commissione per la sicurezza nazionale si occupi di cose più serie, la Sony che produce la pellicola, ha messo a tacere ogni chiacchiera, posticipando la data d’uscita del film a dicembre. Ma a qualcuno comunque non piacerà.

 

 

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