“Beirut I love you”, film di Gigi Roccati. Primi ciak

Tutto è partito da un blog. Prima è diventato un romanzo e ora sta per essere “trasformato” in un film. E’ il regista torinese Gigi […]

Tutto è partito da un blog. Prima è diventato un romanzo e ora sta per essere “trasformato” in un film. E’ il regista torinese Gigi Roccati a essere impegnato, in questi mesi, nella realizzazione della pellicola “Beirut I love you.

 

Durante i 34 giorni della guerra del 2006, costata migliaia di vite umane, l’artista visiva Zena el Khalil decise di raccontare al resto del mondo, in tempo reale, quello che stava accadendo nella capitale libanese. Il suo diario on line suscitò subito un notevole interesse tanto che alcuni quotidiani, come l’inglese “The Guardian” e lo spagnolo “El Pais”, e il settimanale tedesco “Der spiegel” iniziarono a pubblicarlo. Successivamente un agente letterario britannico la convinse a raccogliere i suoi scritti in un libro: la storia di una donna, sin dagli anni dell’infanzia e dell’Università, della sua migliore amica e della loro città piena di contraddizioni, da sempre “sospesa” tra conflitti armati e ricostruzioni, speranze di un cambiamento definitivo, nel segno della pace, e puntuali, tremende, delusioni. Per la popolazione, inevitabilmente, tutto ciò ha comportato uno stato permanente di tensione.

 

Questa nuova produzione di “Vivo Film”, la società di Gregorio Paonessa e Marta Donzelli, racconterà l’esistenza di due ragazze che cercano di pensare anche al domani e non a concentrarsi solo sull’oggi. Ma non è facile in una realtà in cui a regnare sovrano è il caos con le strade controllate dalle varie milizie, profughi che dormono in cinque in un solo letto, e biondine in tiro che affollano night club infarciti di droga e alcol. Un giorno, all’improvviso, i nervi di una delle due giovani crollano. La stessa, qualche mese più tardi, si ammalerà di tumore.
Nel frattempo, le due amiche hanno preso la decisione di trasferirsi, per voltare pagina, a New York che però, poco tempo dopo il loro arrivo, è sconvolta dagli attacchi dell’11 settembre. Ritorneranno in Libano quando la nostalgia diverrà insostenibile. Ma il loro paese è ancora una volta in subbuglio e riprendono a cadere le bombe. Proveranno allora a reagire – almeno sino a quando la malattia non l’avrà vinta – facendo leva sulle loro migliori qualità: umorismo e onestà. (Marco Fornara)

 

Il documentario Beirut i love you

 

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