“Amici miei – Come tutto ebbe inizio”. Il prequel tra attese e polemiche

Neri Parenti ha detto che “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” è “il suo sogno uscito dal cassetto”. L’importante è che non sfuggano di […]

Neri Parenti ha detto che “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” è “il suo sogno uscito dal cassetto”. L’importante è che non sfuggano di mano, certi sogni. Diciamo noi. E quando un regista votato alla commedia natalizia si confronta coi mostri sacri, c’è innazitutto da augurargli di non finire sbranato da certa critica; in secondo luogo, prima ancora di aver visto il film, che sarà in sala dal 16 marzo, un premio a Neri Parenti ed al produttore Aurelio De Laurentiiis c’è da darglielo comunque. Per il coraggio, anche se il successo al botteghino (successo annunciato) potrà far digerire molto, molto bene le pillole d’amarezza. Pillole che non sono tardate ad arrivare se su Facebook c’è chi, mosso dall’indignazione, ha pensato bene di fondare un gruppo e chiamarlo “Giù le mani da Amici miei”. E promettendo il boicottaggio si scommette sul flop. Gli iscritti sono oltre 50mila.

I due film di Mario Monicelli restano ineguagliati e inaguiagliabili,     qualsiasi operazione si monti oggi, a distanza di 36 anni dall’uscita in sala di “Amici miei”, dopo 29 da “Amici Miei atto II” e trascorse 26 stagioni da quell’Amici miei atto III diretto da Nanni Loy, che vedeva i terribili amici toscani, ormai con un piede nella fossa, continuare imperterriti a rendere omaggio alla loro feroce e anrchica goliardia.

Ma come Hollywood insegna (e Amici Miei II e III confermano), il filone d’oro va sfruttato sino in fondo. Soprattutto in tempi magri, quando l’industria cinematografica avverte più che mai l’esigenza di andare sul sicuro. Perché scandalizzarsi? Perché attuare critiche preventive? Solo perché il regista firma normalmente cinepanettoni?

Il problema per qualcuno è proprio lui, Neri Parenti. E se pure buon senso vorrebbe che non si giudicasse mai prima di aver visto l’opera, l’uso di storcere il naso a priori è una sorta di assicurazione che certi intellettuali stipulano a tutela dell’immagine, la propria ovvimente.

Ciò detto suona persino banale cercare il confronto con la commedia monicelliana, che irrompe nel 1975 (e ci riferiamo al primo atto di Amici Miei) in maniera scioccante a far ridere un’Italia amareggiata. L’epoca delle grandi illusioni è sfumata portando ben pochi cambiamenti, le tensioni sociali restano, gli anni piombo bussano alla porta. Per ridere di questo mondo c’è bisogno del disincanto di un ristretto gruppo amici che la società sfbeffeggia per non farsene sbeffeggiare. Loro non prospettano alcun futuro, non hanno alcun progetto, solo una risata piena, su un fondo patetico che non sa immaginare un lieto fine.

L’operazione compiuta da Neri Parenti è stata di trasportare le zingarate dei cinque amici nella Firenze del ‘400, tuttavia il regista ha preso le sue precauzioni, stessi autori e soggettisti di Monicelli: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli. Considerevoli i numeri della produzione: il film è stato girato quasi interamente negli studi di Cinecittà. Su un set di 20mila metri quadrati, montato in sei mesi, è stata ricreata la Firenze rinascimentale. Cifre d’altri tempi per il numero di comparse: 3550, di cui 1000 solo per girare a Pistoia la spettacolare scena del calcio storico fiorentino. Cinquanta gli stuntman, 1200 i costumi. Ogni giorno mediamente sono state impiegate sul set 110 persone di troupe.

LA SINOSSI – Le avventure della compagnia di “toscanacci” si spostano questa volta nella Firenze della fine del ‘400, alla corte di Lorenzo De’ Medici. Duccio (Michele Placido), Cecco (Giorgio Panariello), Jacopo (Paolo Hendel), Manfredo (Massimo Ghini) e Filippo (Christian De Sica) sono protagonisti di scherzi e vicende vissute nell’intento di prolungare lo stato felice della giovinezza e fuggire dalle responsabilità della vita adulta. Neanche la peste li fa desistere dalle loro “zingarate”. Anzi quella drammatica situazione pare la più fertile per agire liberi ed indisturbati e dare seguito ai loro scherzi. Una città rinchiusa e spaventata è infatti l’ideale per far cadere dei malcapitati nelle beffe ordite dai cinque amici per esorcizzare la paura della morte con la vita. E quando, dopo l’ultima beffa ai danni del legnaiolo ed eroe del calcio in costume Alderighi (Massimo Ceccherini), sembrano scarseggiare le vittime, perché non prendere di mira a sua insaputa proprio uno di loro? E’ così che Cecco diventa oggetto di una memorabile bravata dei goliardici amici. Bravata in cui giocherà la sua parte anche Lorenzo il Magnifico in persona (Alessandro Benvenuti).

Amici Miei come tutto ebbe inizio

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