Al cinema nel week end

Prima dell’inevitabile calo stagionale, ancora un week end alquanto ricco di proposte quello che si affaccia nelle sale italiane. E non mancano i titoli particolarmente […]

Prima dell’inevitabile calo stagionale, ancora un week end alquanto ricco di proposte quello che si affaccia nelle sale italiane. E non mancano i titoli particolarmente attesi. Come Tatanka, il film di Giuseppe Gagliardi tratto dal racconto di Roberto Saviano e ispirato alla storia del pugialtore Celemente Russo (leggi articolo).

In oltre 300 copie, ecco Come l’acqua per gli elefanti (Water for Elephants), l’atteso film di Francis Lawrence con Reese Witherspoon, Robert Pattinson e Christoph Waltz.

Il film, tratto dal best seller di Sara Gruen Acqua agli elefanti (2006), è ambientato in uno scalcinato circo dove Jacob (Robert Pattinson), studente di veterinaria in fuga da un dolore profondo, accetta di curare gli animali maltrattati usati per gli spettacoli. Qui incontra e si innamora di Marlena (Reese Witherspoon), acrobata cavallerizza sposata con il dispotico direttore del circo (Christoph Waltz), che sfoga la sua rabbia soprattutto su Rosie, un elefante gigantesco e apparentemente indomabile. Il film è in definitiva il racconto epico di un amore proibito.

 

Salutato negli Stati Uniti come uno dei flop della stagione, domani approda nelle sale italiane anche il film d’animazione Milo su Marte.

Il film girato in Disney Digital 3D (motion capture) è stato prodotto dal “pioniere” Robert Zemeckis con la regia di Simon Wells.  E’ la storia di ragazzo che scopre che sua madre è stata rapita dai marziani e vorrà riportarla a casa sana e salva.

 

Machete” di Robert Rodriguez, film presentato fuori concorso a Venezia 67. Il punto focale è una sanginosa vendetta messa in essere dal protagonista.  Il protagonista, ovvero Machete Cortez (Danny Trejo) un mercenario assunto per eliminare un senatore corrotto (Robert De Niro). Tradito dai suoi stessi datori di lavoro Machete rimane ferito durante la sua missione e una volta guarito comincia la sua vendetta.


 

Massimo Coppola firma Hai paura del buio, già passato alla Settimana Internazionale della Critica della 67ma Mostra di Venezia.

Bucarest è una metropoli molto diversa da come la si immagina, così come Eva, vent’anni, dolce ed orgogliosa come un’eroina della nouvelle vague, è molto diversa dall’idea che abbiamo delle “immigrate” rumene. Eva esce dalla fabbrica per l’ultima volta – non le hanno rinnovato il contratto – e decide che è giunto il tempo di partire. La sua meta è Melfi, sperduto paese dell’entroterra meridionale italiano, noto per l’enorme insediamento della FIAT che, come uno spazio ritagliato da un altro tempo e un altro mondo, seziona i campi neri, definendo con essi una cicatrice aperta tra la civiltà contadina e quella postindustriale. Trovata ospitalità da Anna, una sua coetanea che lavora alla FIAT, Eva inizia a seguire un gruppetto di donne, poi tra queste ne sceglie due, infine una sola. Eva diviene la sua ombra, ne spia ogni movimento, ne conosce alla perfezione abitudini e occupazioni. Eva decide che è tempo di affrontare la sua preda in un faccia a faccia drammatico, un gioco al gatto e al topo in cui Eva è torturatore spietato e vittima inerme al tempo stesso.

Eva e Anna sono finalmente vicine, finalmente libere; ma se Eva ha compiuto il suo percorso, quello di Anna è solo all’inizio…

 

Presentato nella sezione Controcampo Italiano al Festival di Venezia 2010, domani in uscita anche Il primo incarico di Giorgia Cecere. Storia ambientata negli anni ’50. protagonista una maestra al suo primo incarico (Isabella Ragonese) che lascia il paese del Sud dov’è nata e cresciuta per affrontare “l’ignoto” in una scuola di montagna. Innumerevoli difficoltà e sullo sfondo una storia d’amore.

 

Ancora un film italiano, drammatico: La misura del confine, di Andrea Papini, film ambientato quasi interamente in alta montagna, nel Rifugio Vigevano, sopra Alagna Valsesia, nel massiccio del Monte Rosa.

Un topografo svizzero e uno italiano vengono chiamati dall’amministrazione di un piccolo comune delle alpi per ristabilire i confini tra i due stati, andati perduti ma anche per definire la proprietà di una mummia emersa dai ghiacci. Il sindaco del piccolo paese italiano spera in tal modo di rilanciare il turismo del luogo, unica fonte di sostentamento. Ma le accurate indagini dei due topografi portano alla luce anche un delitto del dopoguerra e il suo segreto.

E per chiudere la rassegna, una commedia, italiana: Senza arte nè parte, di Giovanni Albanese con, tra gli altri, Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston, Donatella Finocchiaro.

Salento. C’è aria di crisi. Il Premiato Pastificio Tammaro chiude la vecchia fabbrica, in realtà con l’idea di riaprirne presto una nuova, completamente meccanizzata. Tutta la squadra di operai addetti allo stoccaggio manuale, si ritrova disoccupata.

Tra questi c’è Enzo (Vincenzo Salemme), sposato con Aurora (Donatella Finocchiaro) e poi Carmine (Giuseppe Battiston) che vive con la vecchia madre e con il fratello minore Marcellino (Giulio Beranek) e infine Bandula (Hassani Shapi), un immigrato indiano, ormai al verde e senza più un posto dove dormire. La situazione è drammatica.

Proprio in quei giorni Alfonso Tammaro (Paolo Sassanelli), consigliato dalla sua bella consulente finanziaria (Sonia Bergamasco), compra una collezione d’arte contemporanea, che viene provvisoriamente sistemata nel vecchio pastificio. Viene offerto ad Enzo, Carmine e Bandula, come lavoro temporaneo in nero, di custodire il magazzino che ospita le opere.

Enzo e i suoi amici scoprono sbalorditi l’arte contemporanea. La prima reazione è di rifiuto, di ironia verso una forma d’arte che proprio non capiscono! Ma poi spinti dalla disperazione e dalla voglia di riscatto, decidono di rifare alcune di quelle opere d’arte, sostituirle a quelle di Tammaro, e vendersi gli originali.

Parte la truffa in grande stile. I nostri si ritroveranno a vivere la più incredibile ed esaltante avventura della loro vita, che li porterà ad avvicinare, con un misto di curiosità e primitiva irruenza, il linguaggio dell’arte e il mondo delle gallerie d’arte tra collezionisti e vernissage. In questo “gioco” di falsificazione iniziato per caso, ciascuno prende coscienza, in modo un po’ maldestro, della propria intraprendenza e della propria sensibilità artistica. La loro capacità manuale, che non gli era servita per conservare il posto di lavoro,  adesso torna loro utilissima per riprodurre fedelmente le opere d’arte.

Al rientro in Puglia, quando tutto sembrava andare per il meglio, si scopre che Tammaro ha spedito a Roma la sua collezione (compresi i falsi) per venderla all’asta. Gli improvvisati falsari passano dall’euforia al terrore. Temono che gli esperti della casa d’aste si accorgano dell’inghippo, e si vedono già arrestati. Inizia così una forsennata corsa contro il tempo per recuperare le opere originali e rimetterle al loro posto, prima che inizi l’asta.

 

 

 

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