A proposito di Davis, bentornati fratelli Coen

A proposito di Davis, da stasera finalmente nelle sale italiane l’ultimo gioiellino dei fratelli Coen. All’ultimo festival di Cannes, dove ha ottenuto il gran premio della giuria, il film è stato salutato con entusiasmo. E’ candidato a due premi Oscar (fotografia e sonoro)

Ha convinto la critica, ha commosso, ha fatto ridere, ha emozionato: A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), il film dei fratelli Coen interpretato da Oscar Isaac, Carey Mulligan e Justin Timberlake è un affresco immaginario della scena della musica folk degli anni ‘60. E’ ispirato (solo ispirato) alla storia di Dave von Ronk e al libro biografico “Mayor of Macdougal Street”, di Elijah Wald dove accanto al protagonista spicca un affresco del Greenwich Village del tempo. Il film racconta una settimana di desolazione nella vita di un immaginario cantautore folk nei primi mesi del 1960 a New York: Llewyn Davis – un giovane uomo tranquillamente arrabbiato, depresso e senza un soldo, si trascina con la sua chitarra da un appartamento all’altro, dormendo sui divani, infastidito da tutto, incerto se continuare in un mondo che non lo capisce, o prepararsi ad abbandonare il suo sogno e tornare a lavorare nella marina mercantile. Un momento che arriva per qualsiasi artista, quando il fallimento è diventato troppo doloroso e bisogna porre rimedio. Quel tempo è venuto anche per Llewyn Davis? Sembrava considerato un “film minore” nella cinematografia dei Coen, ma A proposito di Davis non farà che accrescere il numero dei fan dei due fratelli anche nel Bel Paese.

 

 

L’AFFRESCO DI UN MONDO PERDUTO  

 

Siamo sempre stati interessati alla musica di quel periodo, il cosiddetto ‘folk revival’ della fine degli anni ’50, alla vivace scena musicale che caratterizzava il Village prima che Bob Dylan vi facesse la sua apparizione. Una musica prodotta ed eseguita durante quella che potrebbe essere definita l’epoca beatnik degli anni ’50 e dei primi anni ’60” racconta Joel Coen. “Quel periodo è durato solo fino ai primissimi anni ’60, e la maggior parte della gente non ne sa niente”.

I fratelli Coen, al contrario, hanno una grande familiarità con le canzoni di quell’epoca, ed entrambi sono rimasti particolarmente colpiti da un libro scritto dal musicista folk Dave Van Ronk. Il libro, “The Mayor of MacDougal Street” nell’edizione originale, è pubblicato in Italia dalla casa editrice BUR Rizzoli con il titolo di “Manhattan Folk Story”.

E’ la biografia di Van Ronk, che aveva cominciato a scrivere lui stesso ma che non era riuscito a portare a termine prima della sua morte” dice Ethan Coen. “Il suo amico, il giornalista Elijah Wald, l’ha praticamente scritta al posto suo. E’ infatti più un’intervista a Dave che una sua biografia”. La fascinazione dei Coen per il libro li ha spinti ad approfondire non solo la storia di Van Ronk e della sua musica, ma anche tutta quell’epoca, per poi arrivare a creare una storia di finzione su un cantante folk che vive in quel mondo.

Un mondo che Wald racconta così: “Il Greenwich Village di Llewyn Davis non è quella vivace scena musicale folk che ha cambiato il mondo quando Bob Dylan è passato alla chitarra elettrica. E’ quello degli anni bui e difficili, prima dell’arrivo degli album di successo e dei soldi, quello di un periodo in cui una piccola cerchia di fedeli si scambiava vecchie canzoni come fossero una lingua segreta. Molti di loro erano ragazzi cresciuti nelle strade di New York, nei prefabbricati delle periferie di Long Island e del New Jersey, in cerca di una via di fuga dal conformismo e dall’apatia che caratterizzavano gli anni ’50 di Eisenhower. Alcuni erano studenti universitari che vivevano a casa con i genitori, altri dividevano appartamenti in quella che era ancora la vecchia New York degli immigrati, a Little Italy e nel Lower East Side, dove un bugigattolo per due persone si poteva ancora trovare per venticinque o trenta dollari al mese […]La scena musicale folk del Village della fine degli anni ’50 è stata in gran parte ignorata o dimenticata da appassionati e storici degli anni successivi, che tendono a saltare dall’inizio del decennio, con Pete Seeger e i suoi successi con i Weavers, all’arrivo di Dylan nel 1961 […]Guardando al passato ora che siamo nel XXI° secolo, potrebbe essere difficile immaginare quanto fossero diverse le cose prima dell’esplosione dei mass media e della instant communication, e come perfino giovani e brillanti musicisti newyorchesi potessero restare confinati nel loro piccolo mondo. Il centro della scena artistica del Village all’epoca non era in un nightclub o in una caffetteria, ma a Washington Square Park, dove cantanti e musicisti si riunivano per suonare insieme nelle domeniche pomeriggio”.

 

LA MUSICA

 

Il team produttivo di A proposito di Davis si compone di molti degli abituali collaboratori dei fratelli Coen: il produttore Scott Rudin (Il Grinta e Non è un paese per vecchi), il produttore esecutivo Robert Graf (Il Grinta; Burn After Reading-A prova di spia; Non è un paese per vecchi e Fratello, dove sei?, tra gli altri), lo scenografo Jess Gonchor (Il Grinta; A Serious Man; Burn After Reading-A prova di spia e Non è un paese per vecchi), la costumista Mary Zophres (Il Grinta; A Serious Man; Non è un paese per vecchi; Fratello, dove sei? e Fargo, tra gli altri), e il direttore della fotografia Bruno Delbonnel.

Straripante di musica suonata da Oscar Isaac, Justin Timberlake e Carey Mulligan (nei panni degli amici sposati di Llewyn), oltre che di quella di Marcus Mumford e dei Punch Brothers, A proposito di Davis—come era stato per Fratello, dove sei?—è caratterizzato da melodie che evocano altri tempi e altri luoghi. Epico, nonostante sia basato su una storia intima, segna la quarta collaborazione tra i fratelli Coen e il produttore musicale T Bone Burnett. Marcus Mumford, alla sua prima collaborazione con i Coen, è produttore musicale associato. Pubblicata il 12 novembre scorso l’album colonna sonora, edito da Warner music è prodotto da T Bone Burnett, Joel Coen & Ethan Coen. L’album è composto da 12 brani creati apposta per il film. E’ inoltre presente una versione di ‘Farewell’ di Bob Dylan mai pubblicata in precedenza, che era stata registrata durante le sessioni di The Times They Are A-Changin’.

(g.m)

 

 

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