Robert De Niro, quando il crimine paga (solo al cinema)

De Niro torna a vestire i panni di un criminale in “Malavita” di Luc Besson

Nella sua carriera ha attraversato tutta la gamma delle emozioni che un attore può sognare di portare in scena, ci ha fatto ridere, sorridere e commuovere, soffrire e temere con lui, gioire e farci innamorare. Ha collezionato un numero rilevantissimo di scene immortali e soprattutto, è stato il più grande criminale che la storia del cinema ricordi. Parliamo di Robert De Niro, ovvio.

70 anni il 17 agosto e non sentirli, così pare, a guardare il trailer dell’ultimo film che il nostro ha interpretato per Luc Besson. Un titolo che non richiede traduzioni “Malavita” (the Family) racconto tratto dal romanzo di Tonino Benacquista, scrittore francese di chiare origini italiana, e co-sceneggiatore dell’opera assieme a Besson. Produttore esecutivo è nientemeno che Martin Scorsese (“è come avere la benedizione di Dio”, ha commentato il regista francese al riguardo) nel cast troviamo, accanto a De Niro: Michelle Pfeiffer e Tommy Lee Jones. Il film uscirà in autunno negli States e le premesse ci sono tutte per alimentare le migliori attese. Nell’aria c’è profumo di Oscar.

<<Un tempo, avevo tutto. La gente mi chiede: “Come è stato essere intoccabile?” Dovrebbero chiedermi: “Cosa succede quando tutto finisce?”>>  A guardare il trailer questo è il senso ultimo del film.

Robert De Niro è Giovanni Manzoni, ex mafioso costretto a lasciare gli Stati Uniti con la sua famiglia per evitare la vendetta dei suoi nemici. Sotto la protezione di un agente della CIA (Tommy Lee Jones), il Manzoni – ribattezzato Blake – si sposta a Cholong-sur-Avre, un piccolo villaggio (immaginario) della Normandia, ma non rimarrà in silenzio a lungo. Perché il patriarca non è l’unico mafioso nell’anima: la moglie Maggie (Michelle Pfeiffer), la figlia Belle (Dianna Agron) e suo figlio Warren hanno il crimine nel dna.

E c’è già chi dice che questo thriller ha come primo grande merito quello di riportare De Niro nelle vesti che più gli si addicono. Non per ripetersi, ma il crimine gli ha cucito addosso una reputazione straordinaria (e meritata). Lui che è stato il giovane Vito Corleone ne Il padrino – Parte II (Oscar), Noodles in C’era una volta in America, Jimmy Conway in Quei bravi ragazzi, Sam “Asso” Rothstein in Casinò. E poi è stato Al Capone per Gli Intoccabili di Brian De Palma e, tanto per non dimenticarsene lo spietato e malinconico criminale Neil in Heat – La sfida, il film che lo contrapponeva ad un “compagno d’armi” che sul set ha flirtato tanto con la legge che col malaffare: Al Pacino. E proprio a Pacino, sia detto come inciso, rimanda subito la presenza nel film di Michelle Pfeiffer, sua amante e moglie in Scarface. Anche lei un tipino tranquillo.

E a noi non resta che aspettare. (a.d)

 

 

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