d Chi era la Ragazza con l'orecchino di perla?

Chi era la Ragazza con l’orecchino di perla?

Per la maggior parte degli studiosi, è un ritratto di fantasia, una “tronia”, ovvero un ritratto convenzionale come tanti se ne vedono nella pittura olandese […]

Per la maggior parte degli studiosi, è un ritratto di fantasia, una “tronia”, ovvero un ritratto convenzionale come tanti se ne vedono nella pittura olandese del ‘600; per l’amico di Marcel Proust, il giornalista Jean -Louis Vaudoyer (e con lui  altri), la Ragazza con l’orecchino era invece la figlia di Vermeer, Maria. Ma molti studiosi dell’artista di Delft hanno respinto l’ipotesi liquidandola come un anacronismo romantico, distante dalla visone “moderna” che Vermeer aveva dell’arte. Sulla scia di questa negazione, il romanzo di Tracy Chevalier La ragazza con l’orecchino di perla ha fornito un’alternativa, una risposta immaginaria che è piaciuta a milioni di persone. La giovane era la sguattera di famiglia, Griet (interpretata da Scarlett Johansson nel film), che fa innamorare l’artista.

In attesa di ritrovarla a Bologna, dall’8 febbraio, stella assoluta della mostra che dall’8 febbraio a Palazzo Fava la vedrà protagonista di un percorso dedicato alla golden age olandese, La ragazza con l’orecchino di perla, ha intanto già fatto innamorare gli italiani. E piovono le prenotazioni al sito di Lineadombra per le viste esclusive alla mostra (31 gennaio – 5 febbrio), la cui presentazione, sotto forma di uno spettacolo tra parole e musica ha già esaurito tutti i posti del Comunale di Bologna.

 

Esotica e distante, sensuale e innocente, la Ragazza non è misteriosa, è il mistero. Vermeer volle così, quando intorno al 1665 concepì quel volto idealizzato, quello sguardo che scavalca l’osservatore, quelle vesti insolite. La ragazza col turbante azzurro sarebbe diventato uno dei dipinti più celebri d’ogni tempo – solo Monna Lisa e l’Urlo di Munch reggono il confronto – ed è proprio l’irresistibile attrazione che esercita sui contemporanei a spingere non solo il pubblico a code interminabili per vederla, ma gli storici dell’arte a interrogarsi ancora sulla sua identità. Come l’americano Benjamin Binstock, che in occasione della “visita” della Ragazza a New York, alla Frick collection, non solo ha suggerito l’ipotesi che si tratti della figlia di Vermeer, Maria – sin qui nulla di nuovo – e che questa sia stata spesso sua modella e una parte fondamentale della sua arte, ma più provocatoriamente, ha affermato che Maria Vermeer fosse anche un’artista di talento che ha dipinto circa un quinto delle opere attribuite al padre.

 

Binstock è approdato alla sua conclusione analizzando le somiglianze riscontrate in diverse opere, e approfondendo un quinto dei dipinti attualmente assegnati a Vermeer basati sugli stessi modelli , oggetti, interni e composizioni dell’artista, dipinti che però “non corrispondono al suo livello di padronanza tecnica o di sviluppo logico”, e che in alcuni casi già altri avevano attribuito ad un eventuale allievo dell’artista. Ma non pare proprio che Vermeer avesse allievi, dunque il suo seguace avrebbe potuto essere uno dei suoi figli, “più plausibilmente Maria”, dice lo studioso. sottolineando come alcuni dipinti, dopo la morte di Vermeer fossero ceduti ai fornitori per coprire gli enormi debiti che l’artista aveva lasciato e conclude “i dipinti sono stati venduti ed eventualmente sono stati prodotti dei falsi per alleviare le ristrettezze economiche della famiglia. L’apprendistato di Maria deve quindi essere stato un segreto di famiglia . Forse anche a causa di queste circostanze, lei non sembra aver perseguito la pittura dopo il suo matrimonio e la morte di suo padre”.

Un’idea suggestiva, che approda alla Ragazza con l’orecchino di perla presumendo che altri ritratti (Il concerto interrotto, La ragazza col flauto) raffigurino la stessa persona. E se fossero autoritratti? Ipotesi che non commentiamo (questo il link per chi volesse leggere, in inglese, l’ampio articolo di Binstock) ma che lascia libera la fantasia d’immaginare un nuovo romanzo (Tracy Chevalier docet), o chissà, di portare alla scoperta di un altro genio incompreso. (a.d)

 

Johannes Vermeer, 1632-1675 Girl with a pearl earring, c. 1665 – The Hague, Mauritshuis

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