Cibo e pubblicità dalla Ricostruzione all’Austerity: una mostra a Roma

Il Cibo Immaginario. 1950- 1970 Pubblicità e immagini dell’Italia a tavola, a Roma, Palazzo delle esposizioni fino al 6 gennaio. Una mostra ideata e curata da Marco Panella, prodotta da Artix in collaborazione con Coca-Cola Italia, Gruppo Cremonini e Montana

La modernizzazione dell’Italia letta attraverso il cibo e la potenza del messaggio pubblicitario ad esso legato. Questo il senso della mostra inaugurata ieri al Palazzo delle Esposizioni.

1966 MONTANAUn’Italia ancora memore della fame, con le ferite della guerra mondiale sempre aperte, l’Italia degli italiani bassi e magri per cattiva nutrizione, si prepara all’età del benessere sognando colazione, pranzo e cena ogni giorno, il dolce alla domenica, e perché no, il frigorifero. Sono gli anni ’50, il boom sta per esplodere, la città è richiamo irresistibile, promessa di vita migliore; e il cibo quotidiano, per un numero sempre maggiore di italiani, non è più quello che ci procura nell’orto o nel pollaio dietro casa. Il cibo finisce in scatola, il vino – anche quello popolare – è in bottiglia, le bollicine più famose sono ormai quelle della Coca Cola, e sono bollicine che finalmente tutti possono permettersi. Cibo che finisce nella pubblicità, sulle riviste femminili a ingolosire, a raccontare che tutto è a portata di mano e di quanto sia facile e veloce preparare un budino con quel certo preparato. E poi in televisione, dove s’impongono testimonial di fantasia che hanno costruito l’immaginario di questi anni: come Ringo, il cow boy che mangia solo Montana. Il ventennio che corre tra i ’50 e i ’70, quello delimitato da Ricostruzione e Austerity sarà da molti punti di vista cruciale per la società e la storia d’Italia e lo sarà anche dal punto di vista dei consumi alimentari. Nel bene e nel male. Evitando di addentrarci in percorsi complessi, è innegabile che il messaggio rilanciato dalla pubblicità di quegli anni abbia finito per definire gli stessi, cambiando i riti e immettendone altri, trasformando gli stili di vita, e le fantasie.

La mostra di Roma in oltre 300 immagini rende fruibile per la prima volta al grande pubblico un percorso ragionato che recupera un giacimento culturale che ha segnato la modernità italiana; immagini da osservare una ad una, cogliendone l’evoluzione dei paradigmi di comunicazione e, soprattutto, la portata evocativa ed emozionale; una storia visiva suggestiva, nella quale rintracciare i segni del cambiamento di un’Italia che corre veloce.

Il punto di osservazione scelto per il racconto de Il Cibo Immaginario”, spiega il curatore Marco Panellaè quello della memoria e del linguaggio estetico delle pubblicità del cibo che hanno sorriso agli italiani dalle pagine dei  rotocalchi, testate con milioni di copie vendute a settimana e che offrivano ai lettori una straordinaria sintesi tra informazione e lettura popolare d’evasione. Da quelle pagine, le pubblicità del cibo precorrevano i tempi, ne esaltavano le tendenze, alimentavano un sistema di ambizione e di rincorsa sociale e, viste oggi, a distanza di decenni, ci restituiscono intatta l’immagine di una Nazione che aveva fiducia in se stessa e che, pur con tutti i suoi tratti d’ingenuità, era in cammino verso la modernità”.


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Il linguaggio espositivo de Il Cibo Immaginario è quello dei materiali cartacei sopravvissuti e recuperati dalla dispersione, cercati e trovati nelle case e nelle cantine, nei mercatini del piccolo modernariato e sui siti di aste telematiche, materiale povero e al tempo stesso ricco di vita vissuta: riviste, dalle quali sono state tratte le inserzioni pubblicitarie, e poi depliant, cataloghi premio, agende per la casa, calendari, locandine, cartoline illustrate, fotografie, figurine, fumetti e, a completamento della memoria cartacea, una selezione di piccole latte pubblicitarie, oggetti ed utensili promozionali di quando la parola gadget non era ancora  entrata nell’uso quotidiano.

Dal punto di vista  pubblicitario, venti anni significano una produzione iconografica sterminata e l’evoluzione di stili completamente diversi. La scelta finale delle immagini è stata faticosa e spesso cambiata sino all’ultimo minuto utile, facendo prevalere a volte la logica ed altre la passione” continua Marco Panella “e il tempo passato a cercarle ed a sceglierle è stato un tempo scandito dall’incontro con la creatività degli illustratori, dei grafici, dei pubblicitari che hanno saputo inventare linguaggi e suscitare emozioni.  Grandi firme alcuni, meno noti altri e sconosciuti altri ancora, tutti, però, veri artisti dell’immaginario ai quali va indistintamente il tributo di questo lavoro, che ha la pretesa di raccontare un po’ d’Italia e l’ambizione di far sorridere”. www.palazzoesposizioni.it

(g.m)

 

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