USA: si allarga lo scandalo del sistema di controllo PRISM

Le maggiori società di internet fanno parte del progetto di controllo governativo

Sembra che lo scandalo sollevato nei giorni scorsi negli Stati Uniti dal giornale The Guardian riguardo il controllo operato dalla Sicurezza Nazionale Americana (NSA) e dall’FBI sugli utenti dell’operatore telefonico Verizon fosse solo la punta di un iceberg di proporzioni molto maggiori.

Come riporta il Washington Post, lo scandalo sembra ora coinvolgere tutti i maggiori colossi dell’informatica a stelle e strisce, a quanto pare partecipi nel più ampio schema di controllo della popolazione mai visto nella storia, denominato PRISM. L’NSA avrebbe infatti accesso ai server di tutte le maggiori società del settore, tra cui Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, Aol, Skype ed Apple. FBI ed NSA avrebbero attinto ai server di tali società, potendo monitorare, e prelevare, se necessario, dati sensibili quali password, contatti, e mail , documenti video, audio e fotografie. Una mole di informazioni senza precedenti.

PRISM sarebbe attivo dal 2007, anno compreso nella presidenza Bush, e proprio tale circostanza dimostrerebbe come l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama non potesse non essere al corrente del progetto e non solo non lo avrebbe soppresso, ma al contrario ne avrebbe rafforzato gli strumenti e ampliato il campo d’azione. Del rapporto sulla sicurezza del paese, che giornalmente viene presentato a Obama nella Stanza Ovale, la maggior parte delle informazioni raccolte proverebbe dal sistema PRISM.

Il contraccolpo sull’amministrazione Obama rischia ora di essere molto pesante e non basta ai media americani la giustificazione, fornita apparentemente da una non meglio precisata fonte interna alla presidenza, secondo la quale il monitoraggio riguarderebbe solo americani residenti all’estero. Sulla presidenza ora aleggia lo spettro di Richard Nixon e lo scandalo “Watergate” che gli costò le dimissioni.

Nel frattempo tutte le maggiori società coinvolte si stanno affrettando a minimizzare il loro coinvolgimento. Microsoft, Facebook e Google hanno dichiarato che i dati riservati sono stati in passato forniti al governo solo su richiesta ed entro i limiti della legge e che non esistono accessi secondari nei loro server che possano essere utilizzati a scopo di monitorare illegalmente. Queste giustificazioni di rito suonano però largamente inadeguate a fronte della gravità della situazione così come va delineandosi.(r.d.)

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