Sindone, il mistero svelato in un libro (e da Vespa)

In questo venerdì di Passione la religione è al centro della programmazione di RaiUno e dopo la prima Via Crucis di Papa Francesco, Bruno Vespa svelerà a Porta a Porta il mistero del “Sacro lino”

La Sindone conservata nel Duomo di Torino potrebbe essere davvero il lenzuolo sepolcrale di Gesù. Non è uno scoop quello che stasera farà Bruno Vespa a Porta a Porta ma è questo che emerge da uno studio durato quindici anni condotto dall’Università di Padova e riportato nel libro Il mistero della Sindone (Rizzoli), scritto da Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche a Padova, e dal vaticanista Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana.

Il lenzuolo con impressa la figura di un uomo torturato e ferito, è da sempre oggetto di controversi, di dibattiti, di verifiche e di ricerche scientifiche tese a cercare le prove che possano portare a l’una o all’altra conclusione. Inutile dire che la prova principe (se si escludono le analisi al radiocarbonio che daterebbero il lenzuolo all’età medievale)  non è mai stata trovata. Tanti indizi, quelli sì, a partire dal 1898 quando la Sindone fu fotografata per la prima volta offrendo alla comunità scientifica ed ai fedeli il primo argomento su cui dibattere. Si scoprì infatti che l’immagine di quell’uomo era un negativo e non un positivo. Dunque era come se quell’immagine fosse stata “impressa” sul lenzuolo da un procedimento molto simile a quello fotografico e non col semplice contatto del corpo.

Ed è proprio quelle analisi al carbonio 14 che per molti versi vengono considerate risolutive del mistero, che l’équipe guidata da Giulio Fanti contesta sostenendo che quella radiodatazione dell’88 sia stata falsata da una contaminazione ambientale, e che va anticipata proprio all’epoca della morte di Gesù. E c’è di più: le tracce di polvere, polline e spore indirizzano verso la provenienza mediorientale; è confermato inoltre che il corpo raffigurato sul lino ha subito le violenze raccontate nei vangeli della Passione e che l’immagine possa essere stata prodotta dall’eccezionale radiazione sviluppatasi al momento della risurrezione. Fanti e Gaeta nel loro resoconto accompagnano le fasi della scoperta nella narrazione delle vicende storiche della reliquia più preziosa e venerata della cristianità. Già, perché la tradizione cattolica ritiene che questo telo abbia avvolto Gesù Cristo, anche se, come ricorda il cardinal José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle cause dei Santi, “la Chiesa non si è pronunciata ufficialmente”.

Cristo_velato

LA PASSIONE IN TELEVISONE

In questo venerdì Santo su Rai1 la programmazione prenderà il via alle 14.10 con uno Speciale di “A sua immagine” tutto centrato su “L’uomo della Sindone”. Rosario Carello, con gli ospiti in studio, traccerà un percorso alla scoperta della figura di Gesù. Le tracce della reliquia condurranno dentro il segreto della Passione del Cristo. Francesca Fialdini accompagnerà i telespettatori all’interno del Museo della Sindone di Torino, per mostrare la ricostruzione di alcuni oggetti simbolo della Passione: la corona, i chiodi, la croce. Poi, alle 20.30, lo Speciale Porta a Porta “Sindone, mistero svelato?”, condotto da Bruno Vespa, sarà interamente dedicato alla possibile soluzione del mistero che circonda da secoli il volto impresso sul velo.

 

Sedici giorni dopo l’elezione, papa Francesco celebra la sua prima via Crucis che Rai1 trasmetterà in diretta e in mondovisione dal Colosseo (ore 21.10), a cura del Tg1 e Rai Vaticano con la telecronaca di Fabio Zavattaro. I testi di meditazione per le 14 stazioni saranno lette quest’anno dal giornalista Orazio Coclite e da Lina Sastri.  Al termine, alle 22.40, “Vivere con Passione”, uno speciale realizzato in collaborazione tra Tg1, Rai Vaticano e Tgr, dedicato al racconto dell’Italia dei simboli, che da quasi due millenni si rinnova il venerdì santo.  Dopo la veglia davanti ai “Sepolcri”, durante la notte del Giovedì Santo, allestiti in ogni chiesa della penisola, sin dall’alba del giorno dopo diecimila processioni del Cristo Morto (la Repubblica Italiana conta 8.092 comuni) iniziano a percorrere, quasi in simultanea, le strade di tutte le nostre comunità locali. Milioni di italiani vestono, quel giorno, gli abiti antichi di confraternite e associazioni che continuano, dopo secoli e secoli, il loro cammino. Si va da quello percorso, fra le calli strette e antiche di  Venezia, dalla Confraternita della Santa Croce,  alla processione del Volto Santo di Lucca ancor oggi guidata dal vescovo e dal sindaco. Centinaia i cortei silenziosi aperti dal Cristo crocifisso o dall’immagine della Madonna Addolorata, vestita di nero in segno di lutto. Il Cristo della Cappella Sansevero di Napoli (foto) chiude lo speciale. (a.d)

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