Roma: Festival delle Scienze, un viaggio nei meandri della parola con Noam Chomsky

Il Festival delle Scienze 2014, organizzato da Musica per Roma, si svolgerà dal 23 al 26 gennaio all’Auditorium Parco della Musica, per questa nona edizione si esplora il linguaggio, e infatti l’ospite più atteso è il linguista Noam Chomsky, l’uomo più citato al mondo dopo la Bibbia, Marx e Shakespeare

Il direttore scientifico del Festival, Vittorio Bo, nel dettagliare il programma di questa nona edizione, ha sottolineato quanto sia normalmente “disinvolto l’uso del linguaggio, utilizzato da chiunque senza approfondire tutte le implicazioni che questo formidabile strumento comporta. Anche in questo caso, quindi, come per ogni edizione della manifestazione, il tema del titolo sarà oggetto di un programma variegato, in grado di approdare su diverse sponde ”. Tra analisi scientifica, indagine filosofica, incursioni nella fantascienza e attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, caffè scientifici, eventi per le scuole, mostre, spettacoli, a Roma approdano grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale, ma anche filosofi, storici della scienza, scrittori, esperti, che indagano il significato (anzi, i significati) del codice che ci offre gli strumenti per comprendere l’universo che ci circonda.

Noam Chomsky - photo: Donna Coveney/MIT

Noam Chomsky –
photo: Donna Coveney/MIT

Senza, non potremmo decifrare nemmeno una di queste parole. Anzi, niente di quello che ci circonda. In un certo senso, sarebbe come se il mondo stesso svanisse di colpo: indefinibile, incomprensibile. Perché niente, come il linguaggio, è così intrinsecamente legato alla nostra mente, alla nostra natura. È il nostro segno distintivo: quello che ci rende unici, profondamente umani. Ma è anche uno dei misteri più profondi e sfuggenti della scienza: “Non c’è linguaggio senza inganno”, scriveva Calvino ne Le città invisibili. Perché il viaggio per scoprire i segreti di questo codice complesso che ci permette di comunicare e definire il mondo, conduce ad una Babele di teorie. Che portano dritte all’origine dell’uomo, e poi alle basi di una società dominata dalla comunicazione di massa. Tra dubbi e quesiti che investono la nostra stessa esistenza: come si è evoluto il linguaggio nella storia dell’umanità? Se parliamo lingue diverse, percepiamo la realtà in modo diverso? Come è possibile comunicare infiniti significati con un inventario finito di parole?

Riuscire ad esplorare con lo stesso rigore metodologico, con gli stessi strumenti matematici e scientifici, un concetto che non potrebbe essere più sfuggente, impalpabile, relativo come il linguaggio, appare un paradosso. Eppure l’approccio scientifico al linguaggio, dagli anni Cinquanta in poi, ci ha permesso di studiare in modo nuovo la mente, sulla scia delle ricerche di Noam Chomsky. E ha portato una prospettiva nuova a domande fondamentali: qual è il rapporto tra linguaggio e percezione della realtà? Quali sono le differenze e le somiglianze tra i linguaggi? Cosa ci insegnano le patologie del linguaggio? Che rapporto c’è con la musica? Qual è il ruolo del linguaggio in ambito politico e giuridico? Tutti quesiti ai quali, con questo stesso strumento, relativo, misterioso e imperfetto, bisognerà provare a rispondere.

Sarà  Noam Chomsky a spiegare la sua teoria rivoluzionaria sulla grammatica generativa-trasformazionale che ha cambiato per sempre gli studi sulla lingua e le scienze cognitive. Sabato 25 gennaio alle ore 21, Chomsky – introdotto da Andrea Moro – è il protagonista di una serata speciale in Sala Petrassi: Il linguaggio come organo della mente. Per raccontare come è nata la teoria dirompente secondo la quale per comprendere il linguaggio non basta analizzarne la struttura. Ma anche il giorno prima il grande linguista (di cui esce a fine gennaio la raccolta di saggi politici I padroni dell’umanità, Ponte alle Grazie) è in scena per Conversazioni con Chomsky, talk-opera di Emanuele Casale sulle caratteristiche del mondo globalizzato: collettivismo e aiuto reciproco da una parte, competizione e individualismo dall’altra.

Si tratta di un’ opera musicale con personaggi che “interpretano” se stessi, senza recitare una parte, in un palcoscenico virtuale che è il video. Varie figure si susseguono e si intrecciano in un clima in bilico tra realtà ed evocazione: il linguista/attivista Noam Chomsky, studioso di fama internazionale e docente al M.I.T, nomi storici come Margaret Thatcher, Milton Friedman, Ronald Reagan, Salvador Allende e anche studenti universitari. Lungi dall’essere un’opera di propaganda politica, Conversazioni con Chomsky tenta di far confluire alcune tematiche legate all’attivismo dentro un tessuto audiovisivo vagamente ispirato al melodramma. Il tema centrale è l’attuale contrapposizione tra due impulsi presenti nei singoli individui e nelle società: collettivismo e aiuto reciproco da una parte, competizione e individualismo dall’altra. [continua…]

 

(r.v)

 

 

 

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