Nelson Mandela, il mondo celebra il faro del ‘900

Domani, 18 luglio Nelson Mandela compie 95 anni. Per celbrare questo faro di pace, l’Onu ha istituito il Mandela Day come riconoscimento del suo contributo in difesa della democrazia, della giustizia razziale e della riconciliazione

Quest’anno, le celebrazioni arrivano in un momento delicato per il presidente e la sua famiglia – ha affermato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – Inviamo loro i nostri migliori auguri, ma dobbiamo anche cercare di dare maggiore risalto ai nostri sentimenti compiendo una buona azione per gli altri“. Mandela, è infatti ricoverato da sabato 6 giugno scorso presso il Mediclinic Heart Hospital di Pretoria, per una grave infezione al polmone. Negli ultimi giorni, le sue condizioni critiche davano segnali di migliormento. E’ questo in cui spera il mondo, in particolare il Sudafrica dove la figura di Mandiba, è ancora garanzia di una certa stabilità sociale. Per il Mandela Day è stato organizzato un dibattito dell’Assemblea Generale al Palazzo di Vetro di New York, al quale prenderanno parte anche l’ex presidente americano Bill Clinton, il reverendo Jesse Jackson e Andrew Mlangeni, 87 anni, compagno di prigionia e caro amico di Mandela.

LA VITA DI MANDIBA

Nelson Mandela non ha mai dubitato nella sua fede per la democrazia, l’uguaglianza, l’istruzione. Nonostante le terribili prove patite, non ha mai risposto al razzismo con il razzismo facendo conoscere al mondo intero il significato esatto della parola perdono. La sua storia è stella polare per tutti gli oppressi e i defraudati, e per tutti coloro che si oppongono all’oppressione e alle privazioni.

Rolihlahla Mandela nasce nel clan Madiba a Mvezo, nella regione di Transkei, Sudafrica, il 18 luglio 1918, da Nonqaphi Nosekeni e Nkosi Mphakanyiswa Gadla Mandela, consigliere principale del capo del popolo Thembu, Jongintaba Dalindyebo.

Dopo la morte del padre, nel 1927, il giovane Rolihlahla (nome che significa piantagrane) è educato dal capo Jongintaba presso il grande palazzo di Mqhekezweni. Sentendo vecchie storie sul valore dei propri antenati durante le guerre di resistenza, il bambino sogna di dare il proprio contributo alla lotta per la libertà del suo popolo. Durante la vita da scolaro alle elementari di Qunu si ritrova con un nome diverso, Nelson, è la sua insegnante a darglielo, Miss Mdingane, in conformità con l’abitudine di dare a tutti i bambini della scuola nomi “cristiani”. Completati gli studi secondari Nelson Mandela s’iscrive ad un corso di laurea in Lettere presso l’University College di Fort Hare, ma viene  espulso per essersi unito ad una protesta studentesca. Completa la sua laurea presso l’Università del Sud Africa e torna a Fort Hare per la sua laurea nel 1943. Nel 1944 è tra i fondatori della lega giovanile dell’African national congress (ANC), si sposerà anche, con Evely Mase, un’infermiera che gli darà quattro figli, il primo dei quali morto in tenera età. Divorzieranno nel 1958.  Intanto prosegue l’attività politica, diventerà presidente nazionale della lega giovanile dell’ANC nel 1950. Nell’esecutivo nazionale dell’ANC dal 1949, ne è vicepresidente negli anni 1951-52, segnandone la svolta in senso radicale. E’ ripetutamente imprigionato a partire dal 1952. E’ in quell’anno che si fa parte attiva di una campagna di disobbedienza civile contro le ingiuste leggi dell’apartheid, accusato con altri di comunismo, è condannato a nove mesi di lavori forzati, pena poi sospesa.  Bandito dalle sue attività di avvocato viene arrestato ancora nel 1955 e accusato di tradimento con numerosi attivisti. Uomini e donne di tutte le razze si ritrovarono sul banco degli imputati nel processo maratona che termina solo quando gli ultimi 30 imputati, tra cui Mandela, sono assolti nel marzo del 1961. Durante il processo, nel giugno del 1958, Nelson Mandela sposa l’assistente sociale Winnie Madikizela. Hanno due figlie Zenani e Zindziswa, divorzieranno nel 1996.

Intanto, il 21 marzo 1960, la polizia uccide 69 persone inermi nel corso di una protesta a Sharpeville; episodio che porta per la prima volta alla proclamazione dello stato di emergenza nel paese e alla messa al bando dell’ANC e del Pan Africanist Congress. Nelson Mandela si ritrova in questo periodo tra i migliaia di detenuti. Matura la scelta di entrare in clandestinità, si pronuncia per la lotta armata contro il potere razzista progettando uno sciopero nazionale per il 29, 30 e 31 marzo del ’61 che fallirà per la massiccia mobilitazione da parte dello Stato, nel giugno dà vita all’organizzazione clandestina Umkhonto we sizwe (“Lancia della nazione“).
Nelson_Mandela-2008_(edit)Nel gennaio 1962 con il nome di David Motsamayi, Mandela lascia il Sudafrica di nascosto. Viaggia per l’Africa e visita l’Inghilterra per ottenere sostegno alla lotta armata. Dopo un addestramento militare in Marocco e in Etiopia, torna in Sud Africa nel mese di luglio del 1962. E’ arrestato ad un posto di blocco della polizia fuori Howick il 5 agosto. Sul suo capo le accuse di aver lasciato il paese illegalmente e d’aver incitato i lavoratori a scioperare. E’ condannato a cinque anni di reclusione mentre la polizia arresta molti dei suoi compagni, nell’ottobre 1963 Nelson Mandela con altri nove imputati è processato per sabotaggio in quello che diventa famoso come il processo di Rivonia. Di fronte alla richiesta di pena di morte le sue parole alla corte, il 20 aprile 1964, rimangono immortali:

Ho combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità. E’ un ideale che spero di vivere e di realizzare. Ma se sarà necessario, è un ideale per cui sono disposto a morire“.

Il 11 giugno 1964 Nelson Mandela e altri sette imputati Walter Sisulu, Ahmed Kathrada, Govan Mbeki, Raymond Mhlaba, Denis Goldberg, Elias Motsoaledi e Andrew Mlangeni sono condannati al carcere a vita. Denis Goldberg viene inviato alla prigione di Pretoria perché bianco, gli altri sono reclusi a Robben Island.

La madre di Nelson Mandela muore nel 1968, e suo figlio maggiore Thembi nel 1969. Non gli viene permesso di assistere ai funerali.

Durante i lunghi anni di prigionia, Mandela viene trasferito più volte; nell’85 subisce un intervento alla prostata (ministro della Giustizia Kobie Coetsee gli fa visita in ospedale), nell’88 si ammala di tubercolosi, per tre volte rifiuta la libertà condizionata ma dal carcere apre la strada per un incontro definitivo tra il governo dell’apartheid e l’ANC.

Viene rilasciato domenica 11 febbraio 1990, nove giorni dopo la legittimazione dell’ANC e quasi quattro mesi dopo il rilascio dei compagni rimanenti incarcerati con lui. Mandela s’immerge subito in una serie d’incontri ufficiale per porre fine al dominio della minoranza bianca e nel 1991 è eletto Presidente dell’ANC in sostituzione del suo amico malato Oliver Tambo. Nel 1993 lui e il presidente sudafricano Frederik Willem de Klerk, che sarà ricordato come l’ultimo presidente dell’apartheid, congiuntamente vincono il Nobel per la Pace. Il 27 aprile 1994 Nelson Mandela ha votato per la prima volta nella sua vita.

Il 10 maggio 1994 diventa il primo presidente nero democraticamente eletto del Sud Africa. Nel giorno del suo 80mo compleanno, nel 1998, sposa Graça Machel, la sua terza moglie.

Fedele alla sua promessa Nelson Mandela si dimette nel 1999, ma continua a lavorare sino alla fine per le sue cause umanitarie attraverso il Nelson Mandela Children’s Fund, la Nelson Mandela Foundation e la Mandela-Rhodes Foundation.

 

IL SUDAFRICA DI MANDELA

 

South_Africa_(orthographic_projection).svgRiconciliazione nazionale, risposta all’estrema povertà della popolazione nera, una nuova collocazione internazionale del paese le linee guida che segneranno la presidenza Mandela. La creazione della Commissione per la verità e la riconciliazione (1995-98) fu il perno centrale della sua politica, anche per le sue valenze simboliche. La Commissione stilò un elenco di coloro che, tanto tra la popolazione nera quanto tra quella bianca, avevano subito violenze durante il regime di apartheid, quindi individuò i colpevoli dei crimini e li amnistiò quando i responsabili resero piena confessione dimostrando che il reato era stato commesso per motivi politici e non personali. Tutto questo diede la possibilità al Sudafrica di guardare in faccia al suo passato recente, permettendo alle vittime di non sentirsi dimenticate e di non subire l’insulto della politica di compromesso istituzionale con il vecchio regime. Costringendo i responsabili all’ammissione delle proprie colpe, la condanna fu essenzialmente morale e ciò appianò molte tensioni e lacerazioni.

Ma nel Sudafrica di oggi le diseguaglianze restano, il paese che la Banca Mondiale ha definito la società più ineguale del mondo, pur essendo ricchissimo, vede ampie fasce della popolazione, soprattutto quella di colore, in condizioni di forte disagio e dunque la discussione su cosa accadrà quando il padre della nazione non ci sarà più è aperta. Discussione fino a oggi sussurrata in segno di rispetto per l’ex presidente, ma la preoccupazione, tuttavia, serpeggia da tempo.
Sono molti a credere che il combattente per la libertà, nonostante l’età avanzata e la fragilità fisica sia collante indispensabile della “nazione arcobaleno“, dove  focolai di violenza razziale potrebbero esplodere in qualsiasi momento. Altri non sono d’accordo e pensano che la giovane nazione stia ancora lottando contro le diseguaglianze ma che ha superato i problemi dell’era dell’apartheid.
Nel paese 40 milioni di persone di colore, una generazione dopo la fine dell’apartheid, stanno sopportando in modo sproporzionato la sua eredità economica. La rabbia è inevitabile, c’è da capire se è rivolta alla sola incapacità del governo di migliorare la vita di milioni di sudafricani neri o se darà ossigeno ad una rabbia più antica ancora viva sotto la cenere.

(a.d)

 

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