Neanderthal a chi?

Ha vissuto in questo mondo più a lungo dell’uomo moderno, sopravvivendo con scarsi mezzi al bello e al cattivo tempo. E noi crediamo ancora che l’uomo di Neanderthal fosse un mezzo idiota

L’ultima apologia del neandertaliano è firmata David Frayer, professore di antropologia presso l’Università del Kansas e autore di numerose pubblicazioni sulla manualità nel Neanderthal. In un articolo sul New York Times, il professore traccia un ritratto così “gentile” dello scimmione preistorico che quasi viene da pensare che se nella lotta evoluzionistica avesse vinto lui, invece di quell’altro, il sapiens, le cose sarebbero potute andare diversamente, chissà.

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Credits:Cícero Moraes – Wikimedia Commons

Sta di fatto che pensare al neanderthalensis come una specie d’imbranato che naviga senza meta nelle brughiere europee conducendo un’esistenza miserevole e sconsolata non è esattamente corretto, e per il solo motivo che sia sopravvissuto per centinaia di migliaia di anni dovremmo portargli più rispetto. Ma liberarsi dai pregiudizi è arduo e, come sottolinea il professor Frayer il fatto di considerare il neandertaliano inferiore, è concezione vecchia. Risale alle prime descrizioni che di lui si ebbero, a metà del 1800, e allora fu etichettato come “mostro”, “idiota”, essere “incapace di concezioni morali e religiose“. Opinabile il fatto che non essere capaci d’inventarsi un dio sia fattore di bestialità, ma le rivelazioni recenti che più sorprendono si riferiscono alla sfera del linguaggio: l’uomo di Neanderthal poteva parlare proprio come noi. E questo apre nuovi spiragli alla sua rivalutazione.   

Negli ultimi 10 anni c’è stata una grande rivalutazione dei Neanderthal, e si è scoperto che condividono molti comportamenti e capacità  con gli europei di oggi. – scrive Frayer –  Questa rivoluzione nel modo in cui gli accademici pensano ai Neanderthal deriva dalle scoperte in archeologia, a nuove valutazioni della loro anatomia e a rivelazioni sul loro patrimonio genetico. La cosa più sorprendente è l’estrazione di sequenze di DNA nucleare da resti di Neanderthal, che dimostrano che gli europei traggono fino al 4 per cento dei loro geni unicamente da uomini di Neanderthal. Alcune sequenze del gene 80 provengono direttamente da loro e comprendono i regolatori di odore, la visione, la divisione cellulare, l’integrità degli spermatozoi e la contrazione della muscolatura liscia”.

Se si potesse reincarnare un Neanderthal e porlo nella metropolitana di New York, opportunamente lavato, sbarbato e modernamente vestito, si dubita che potrebbe attrarre alcuna attenzione”, scriveva il celebre paleontologo americano William Straus. Oggi sappiamo che aveva ragione: i Neanderthal sono tra di noi, anzi, sono in noi.

Un gene che condividiamo con gli uomini di Neanderthal – prosegue Frayer –  è FOXP2, che fa parte del complesso del gene associato alla produzione del linguaggio. Oggi sappiamo che varianti di questo gene causano disfunzioni nel linguaggio ed è stato a lungo ipotizzato che l’ uomo di Neanderthal ne possedesse una forma non moderna. Questa idea è in parte basata sul presupposto generale che i Neanderthal non fossero come noi – e alcuni hanno sostenuto che non avessero la capacità di produrre le vocali essenziali del linguaggio – “a”, “e” ed “u“. Un nuovo lavoro anatomico confuta questa ipotesi e le analisi sull’FOXP2 dimostrano che i Neanderthal avevano la sequenza genetica esatta trovata negli uomini moderni”.

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Credits:Cícero Moraes – Wikimedia Commons

E così, appurato che i neandertaliani potessero parlare, difficile è immaginare cosa potessero dirsi. Qui entra in campo la ricerca archeologica associata ad altre discipline scientifiche. Frayer ipotizza ad esempio, che tra i loro argomenti di conversazione ci fossero i colori, visto che in alcuni dei luoghi dove sono vissuti sono stati trovati  blocchi di biossido di manganese, e ocra rossa e gialla; poi parlavano probabilmente di “moda”, visto che in altri siti europei sono state trovate ossa d’uccelli con le piume strappate. Venivano forse adoperate per decorare il corpo? Certo è che in Francia e Spagna sono stati trovati ciondoli realizzati con artigli d’aquila, denti ed ossa animali.

Forse gli uomini di Neanderthal parlavano con i loro morti – suggerisce il professore – . Neonati, bambini, adolescenti e adulti sono stati trovati in tombe appositamente preparate, in alcuni casi con tanto di corredi funerari e altri oggetti per prepararli a tutto ciò che li aspettava. C’è anche un sito, in Croazia, dove la fronte di una donna di Neanderthal è stata segnata da una serie di 35 linee parallele – presumibilmente una sorta di rituale, dal momento che i segni non corrispondono a nessun altro tipo di modificazione dell’osso. Gli uomini di Neanderthal stavano così raccontando una storia sulla persona? Stavano contando sconosciute realizzazioni della donna? Chi lo sa, ma i segni probabilmente significano un comportamento rituale. Avrebbero anche potuto parlare di tecniche di caccia e raccolta. – prosegue Frayer  –  Sappiamo che hanno raccolto frutti di mare, braccato focene e foche, scavato balene spiaggiate e mangiato pesce”. E almeno in alcune zone ci sono prove che i Neanderthal devono aver preso il mare aperto, dal momento che su alcune isole piuttosto distanti dalla terraferma sono stati trovati loro utensili.

Sappiamo che cacciavano in maniera simile ai moderni, viaggiavano su lunghe distanze e che avevano sistemi di scambio”. Sappiamo anche che cucinavano i cereali, che costruivano splendidi oggetti di pietra e persino che usavano alcune piante con valore medicinale. Insomma “non erano esattamente come noi, ma sono stati allevati come noi e i loro geni e il comportamento fanno parte del nostro patrimonio. Quindi, fa attenzione quando chiami qualcuno uomo di Neanderthal. Stai parlando di una parte di te stesso”.

(a.d)

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Credits:Cícero Moraes – Wikimedia Commons

Foto credits: Cícero Moraes – Wikimedia Commons

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