JF Kennedy, il “cold case” riaperto dal libro di Philip Shenon

22 novembre 1963, 50 anni fa la morte di JF Kennedy, una pagina di storia sulla quale esiste una sola certezza: il dubbio. E’ in libreria per Mondadori “Anatomia di un assassinio. Storia segreta dell’omicidio Kennedy”, scritto da Philip Shenon il cronista del New York Times che offre risposte a domande che hanno perseguitato gli Stati Uniti negli ultimi cinquant’anni

Il film che il sarto di origini ebree Abraham Zapruder catturò con la sua telecamera in 8 millimetri ad Elm Street, è forse il frammento della storia più visto . Davanti a quelle immagini malferme, milioni di persone si stanno ancora chiedendo cosa sia andato storto. Il presidente poteva essere salvato?  Quella che fino a qualche tempo fa era una domanda, oggi, assume i contorni di una possibilità.

La vicenda Kennedy è una costellazione di buchi neri, di menzogne, omissioni, insabbiamenti, inganni. A cominciare dalla misteriosa scomparsa del cervello del Presidente dall’ospedale dove il corpo fu sottoposto ad autopsia. L’analisi delle traiettorie dei colpi avrebbe potuto tradire qualche verità?

kennedy-funeraliIn definitiva, chi ha mentito sull’assassinio del 35mo Presidente degli USA? La CIA ha mentito, e l’FBI, tra gli altri. Su di loro resta il marchio di una vergogna storica e di una tragedia politica da dividere con altri. Già, perché ora la storia dell’omicidio Kennedy dispone di un nuovo capitolo, aperto, come spesso accade, non dalla politica ma da un reporter: Philip Shenon, giunto al libro dopo una strana chiamata ricevuta cinque anni fa.
All’altro capo della linea telefonica c’era un avvocato che aveva iniziato la sua carriera nella Commissione Warren, il gruppo di giovani e rampanti avvocati messo assieme dal presidente Lyndon B. Johnson per risolvere il caso e le cui conclusioni sono passate alla storia come paradigma di inadeguatezza. L’avvocato chiedeva al giornalista  di provare – ancora – a ricostruire la storia del 22 novembre 1961 prima che i superstiti passassero a miglior vita o perdessero la memoria e molti dei sopravvissuti legati alle indagini hanno avuto il coraggio di parlare.

Shenon ha avuto bisogno di cinque anni per concludere non solo che la morte di Kennedy poteva essere scongiurata, ma che l’indagine sull’assassinio venne boicottata da subito con la costruzione di una vera e propria farsa. Secondo Shenon, i più direttamente responsabili della messa in scena  furono il direttore della CIA , Richard Helms , quello dell’FBI , il famigerato J. Edgar Hoover ; quindi il presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti e, infine il responsabile della commissione d’inchiesta, Earl Warren. Ma non è tutto sorprendentemente, il giornalista mette nella lista dei responsabili anche Robert Kennedy, fratello minore del presidente e suo confidente.

Durante i cinque anni ai quali gli è sopravvissuto Bobby ha criticato il lavoro della Commissione Warren, ma in privato. Non ha fatto alcuna denuncia pubblica ed ha firmato un documento che nega ogni sospetto di cospirazione . “Nessuno era in una posizione migliore di lui per chiedere la verità, prima come pubblico ministero, poi come senatore e, soprattutto , come fratello del presidente“, scrive Shenon. In realtà il senatore, che pare fosse ossessionato dalla morte del fratello, aprì una sua indagine privata per determinare se la mafia fosse coinvolta.
La vera novità delle ricerche di Shenon è la cosiddetta traccia messicano-cubana, trascurata prima, cancellata poi sia da CIA sia da FBI. L’assassino, Lee Harvey Oswald, alcune settimane prima dell’attentato si trovava in Messico, aveva inoltre un’amante messicana che lavorava presso l’ambasciata di Cuba, e si sarebbe incontrato con delle spie proprio sull’isola. La CIA aveva notizia di quegli spostamenti ma li tenne nascosti, conferma il giornalista. E dopo l’omicidio ha evitato a tutti i costi di far circolare informazioni sul viaggio di Oswald in Messico, nascosto prove e distrutto testimonianze, come quella di qualcuno che sosteneva di aver visto Oswald presso l’ambasciata di Cuba vantarsi della sua intenzione di uccidere Kennedy. Ma non è tutto: la commissione Warren segretamente incontrò Fidel Castro. Uno degli avvocati veterani, William Coleman, che anni prima aveva conosciuto il presidente cubano a New York, lo incontrò su uno yacht per scoprire se i servizi segreti cubani fossero stati coinvolti o meno. Castro negò qualsiasi legame con l’omicidio e Coleman concluse di non aver chiarito nulla.

 

Shenon che non avanza teorie sui perché della grande farsa, ci suggerisce proprio attraverso la pista cubana l’ipotesi più suggestiva e drammatica. Nel mese di aprile dello stesso anno c’era stato lo sbarco alla Baia dei Porci, la guerra fredda era in quei mesi al suo culmine e ricondurre a Cuba le responsabilità dell’assassinio avrebbe significato una sola cosa: terza guerra mondiale. (g.m)

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