Italiani, Renzi e l’obbligo della fiducia

L’editoriale di Massimo Giacomini

Ho un grande desiderio d’astensione, ma non è tempo per astenersi. Rinuncio però a commentare l’inatteso sviluppo di quella che gli storici definiranno tra qualche decennio la più bizzarra settimana della Seconda Repubblica Italiana. Seconda Repubblica partita con l’avvento di un signorotto dallo spirito medievale e conclusasi con l’auto incoronazione di un aspirante imperatore, entrato in scena democraticamente ma impossessatosi del trono con le modalità di un principe rinascimentale. Ci mancava il banchetto corretto al veleno. “Che brutte maniere”, direbbe la mia anziana zia, ma non è tempo per soffermarsi su certi dettagli, anche se sono tra i più convinti assertori della forma come sostanza, o quanto meno: come suo riflesso.

Sulla decisone di Matteo Renzi e del PD ho udito e letto i commenti più disparati, le analisi più banali, quelle più argute e quelle solo fantasiose, ho seguito la formulazione d’ipotesi d’ogni sorta su durata e modalità del governo “di legislatura” che l’ex sindaco di Firenze (di fatto ex) ha annunciato giovedì alla direzione del PD. Registro i pensieri di tutti, li confronto coi dati, i conti non tornano.  Non possono tornare ancora, non ora che non sappiamo, a parte linee guida propugnate nei mesi e nelle settimane scorse, cosa vuole fare Renzi, quali saranno i punti d’incontro, e quali i compromessi (dovrà abituarsi anche a questi, nonostante gli annunci di discontinuità) che sarà disposto a formulare per poter traghettare la XVII legislatura fino alla scadenza naturale, nel 2018. Un anno lontanissimo.

Una cosa però sembra trovare d’accordo tutti: i simpatizzanti e gli ostici. Matteo Renzi è chiamato, in tempi brevi, a fare qualcosa di clamoroso, solo così la scelta di defenestrare Letta avrà un senso, solo così il suo governo potrà sopravvivere e godere anche del consenso popolare. Da dove partirà? Da un gesto simbolicamente pregnante come un taglio deciso alle spese della politica? Forse sì, ma non basterà. E se si decidesse a operare pesantemente contro la corruzione? Gli converrebbe farlo, non solo per aiutare concretamente le imprese (la corruzione in Italia parte decisamente dal basso) ma per accreditarsi in Europa e nel mondo, dove restiamo (e tale siamo), il Paese corrotto per eccellenza. E poi semplificazioni, sburocratizzazione (misura che è naturalmente anche anti – corruzione), riforma della giustizia civile, e il tanto famoso job act, col quale Renzi intendeva recuperare occupazione. Tutto questo senza dimenticare la legge elettorale e le riforme costituzionali che vi si collegano, e poi la riforma del Titolo V, le delicate questioni relative agli enti locali (sperando che non dimenticherà troppo presto d’essere stato sindaco) e una nuova spending review e così via…per una lista della spesa davvero lunga. Ma come gli sviluppi di questa settimana insegnano, mai avanzare previsioni.  Cresce il desiderio di astenermi, ma oggi è d’obbligo essere fiduciosi, dopo ci resta solo Lourdes.

(Massimo Giacomini)

 

 

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