Italia: chi è in gara, chi no

L’editoriale di Massimo Giacomini

Matteo Renzi è lo sprinter di rango, si trattiene a fatica, ma sa che deve pazientare. Enrico Letta è il maratoneta. A metà gara tiene il passo cercando di non perdere contatto con la testa della corsa, ma sa di dovere accelerare, è il momento giusto, se perde l’attimo la sfida è andata. A porgergli l’acqua c’è Angelino Alfano, potrebbe da un momento all’altro interrompere il rifornimento, non lo dice, ma potrebbe pensarlo e magari convincersene, dipende dalla piega che prenderà la corsa. Si mette comodo, è intorno al 5% dicono i sondaggi, e le opzioni non gli mancano. Pierferdinando Casini è la nuova lepre giunta ad aiutare il campione squalificato ma mai uscito dal giro che conta: Berlusconi, chiaramente. Sperano entrambi nel colpo gobbo, gli scommettitori (i sondaggi) danno loro ragione, ma la strada è ancora lunga. C’è tempo per cadere, ma pure per smacchiare le ombre di passate stagioni ingloriose, e tirare fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio. Non v’inganni l’abile drammaturgia, sarà solo un coniglio di pezza. A metà gara Beppe Grillo è l’altro concorrente che si aggiunge al gruppetto, “non vale”, grida una parte della tifoseria “questo è gioco sporco”. Lui intanto arringa la folla contro la prepotenza della maggioranza. Può vincere facile, ha riserve di fiato a sufficienza, ovvero: nessuna decisone di cui rendere conto. Dal nord la Lega si accoda, nel tentativo di recuperare il primato, ormai perduto, della pubblica cagnara. E intanto occhieggia al campione.

Sugli spalti  c’è un’Italia a corto di fiato, gruppetti di ultras continuano a scannarsi, scelgono Twitter per farlo, costa meno fatica e meno responsabilità. Ma la cappa sullo stadio continua a farsi più spessa, giorno dopo giorno. Non basterebbe un auspicabile vento riformista a spazzarla via. Servono volontà, grandi cose e mille piccole misure che contribuirebbero a restituire respiro, magari a costo zero, come semplificazioni e sburocratizzazione tanto per tornare su un tema ormai dimenticato.

Ho visto Letta negli Emirati la settimana scorsa, gli ho augurato il meglio. E’ tornato con soli 500milioni d’investimenti, una goccia. L’ho ritrovato l’altro ieri in Russia, sopraffatto dalle critiche per essere andato in missione commerciale, incurante (o quasi) della mancanza dei diritti civili nell’impero Putin. Letta ha fatto bene, alle Olimpiadi di Sochi il made in Italy ha avuto la possibilità di esprimersi in innumerevoli settori: costruzioni, energia, impianti hi tech, dal caffè allo spettacolo decine sono le imprese italiane coinvolte nell’esperienza olimpica. Sono le nostre medaglie d’oro, occorre difenderle coi denti. A dispetto degli Obama, degli Hollande, delle Merkel di turno. Se avessero dovuto difendere interessi nazionali, anche loro non si sarebbero sottratti allo show, perdonatemi uomini e donne di sani princìpi, non credo alla loro buona fede. Chiedete a Obama perché la sua azione contro le violazioni intollerabili dei diritti umani in Cina sia così debole; chiedetegli cosa avrebbe fatto se le Olimpiadi fossero state ancora a Pechino.

Ed così si apre una settimana che ci rituffa prepotentemente nella politica italiana, Letta andrà da Napolitano  con lo scopo di sbloccare l’impasse della politica e dare vigore all’azione di governo. Amen.

Non sono un uomo di parte, ma un imprenditore dal pragmatismo obbligato. Tutti sappiamo d’essere in corsa contro il tempo, che ogni giorno senza decisioni è un giorno perduto. E per decidere non abbiamo che questo governo. Dunque, le elezioni, in questo momento rappresenterebbero un’ulteriore perdita di tempo. Governo alla paralisi e un’estenuante – per il Paese – campagna elettorale. Votare subito sarebbe solo e semplicemente giusto, urla il banditore di turno. Sì, sarebbe giusto ma non opportuno. Perdonatemi ancora una volta, uomini e donne di sani princìpi, se dubito che chi chiede nuove elezioni voglia solo difendere i diritti democratici. E’ come puntare il dito contro chi è andato in Russia a stipulare accordi per il proprio Paese, ovvero: è prodigarsi in buoni quanto interessatissimi consigli al semplice scopo di garantirsi la tribuna d’onore. Eh già, credevamo di avere un posto tra il pubblico, tranne scoprire che quelli in pista siamo noi: costretti a farci alternativamente sprinter, maratoneti e portatori d’acqua, in un Paese che chiede il cambiamento ma che in fondo ne ha una gran paura.

(Massimo Giacomini)

 

 

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