“In nome del popolo italiano”, autobiografia di un rapinatore – scrittore

In uscita il 19 settembre il libro-autobiografia di Claudio Foschini In nome del popolo italiano. Storie di una malavita (Il Mulino). Presentazione in anteprima al Premio Pieve, sabato 14 settembre

Come hanno fatto i “Ragazzi di vita” raccontati di Pierpaolo Pasolini a diventare i protagonisti del  “Romanzo criminale” di Giancarlo De Cataldo?
Cosa è accaduto nelle periferie di Roma e delle altre metropoli italiane, tra i primi anni Sessanta e la fine dei Settanta, in coincidenza con la diffusione della droga?

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In nome del popolo italiano, il libro-autobiografia di Claudio Foschini che Il Mulino e l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano pubblicano nell’ambito della collana “Storie italiane”, è la risposta a queste domande. La generazione di Claudio è la prima a non portarsi dentro la Seconda Guerra Mondiale, la prima a non averne subito la violenza e perciò la prima a non percepire le regole come un tabù da non infrangere. Le baraccopoli e le privazioni, lo sradicamento e le umiliazioni, la strada e le seduzioni di un benessere che comincia a manifestarsi, esibito soprattutto nel centro storico delle città, spingono a osare oltre il lecito. La fotografia di questa “malavita” e delle galere italiane tra gli anni sessanta e settanta, che l’autobiografia di Foschini rende fedelmente al lettore, è un documento di assoluta rilevanza storica, con un valore di attualità estremo.

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Non è l’unica scoperta in questo libro introdotto da Giancarlo De Cataldo e Saverio Tutino: tra le pagine del diario di questo rapinatore e scrittore c’è la cronistoria della diffusione delle droghe nel nostro Paese, delle modalità attraverso le quali si è intensificato lo spaccio e del contesto sociale in cui le sostanze stupefacenti hanno fatto presa tra i ceti meno abbienti. Sarà la saldatura tra il dilagante utilizzo di queste sostanze e la presenza di quella microcriminalità generata dalla miseria, a determinare la nascita di organizzazioni di stampo mafioso anche nelle grandi città come Roma: un fenomeno documentato dal romanzo di De Cataldo e che Foschini tiene a battesimo entrando a far parte delle prime “batterie” di malviventi che si organizzano per “lavorare” insieme. Ma proprio qui comincia un’altra storia: l’epoca dello spaccio e delle bande non sarà l’epoca dell’autore dell’autobiografia, perché con le sue rapine a mano armata in giro per l’Italia Foschini si condannerà a interminabili soggiorni dietro le sbarre. Mentre “fuori” la Banda della Magliana muove i primi passi, Claudio trascorre lunghe giornate “dentro”, scoprendo nuove passioni per la scrittura e il teatro, che purtroppo non lo salveranno. Nel maggio del 2010, durante una tentata rapina a una tabaccheria nella periferia di Roma, il colpo di pistola di una guardia giurata metterà fine ai suoi giorni. (r.v)

 

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