Il Titanic “salvato” dall’UNESCO

Cento anni dopo il naufragio, il Titanic finisce sotto tutela della Convenzione dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. “Gli Stati Parte alla Convenzione possono […]

Cento anni dopo il naufragio, il Titanic finisce sotto tutela della Convenzione dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. “Gli Stati Parte alla Convenzione possono vietare la distruzione, il saccheggio, la vendita e la dispersione di elementi trovati sul sito – dice l’organizzazione delle Nazioni Unite in un comunicato –. Possono fare tutto il possibile per proteggere il relitto e garantire che i resti umani siano trattati con dignità. Essi possono anche prendere gli oggetti illecitamente asportati dall’acqua e chiudere le porte a tutte le navi che esercitano attività di esplorazione che non sono conformi ai principi della Convenzione“.

Finora, il Titanic non ha potuto godere della protezione della Convenzione, perché il trattato internazionale si applica quando il relitto resta in immersione per almeno cento anni. Il secolo è arrivato. La nave affondò nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912, nel Nord Atlantico dopo aver colpito un iceberg. Da allora giace a 4000 metri sul fondale al largo di Terranova.  Si trova in acque internazionali e nessuno stato può vantare competenza esclusiva sul sito.

Tuttavia il relitto del Titanic è diventato una sorta di grotta di Alladin che fa gola a molti.  Tra i suoi 2200 passeggeri c’erano miliardari e celebrità. In circa 1.500 hanno trovato la morte. Guidati da Paul-Henri Nargeolet, ora direttore delle operazioni subacquee della società RMS Titanic esploratori col pallino degli affari e dallo scarso senso della storia e della pietà hanno messo insieme 5500 pezzi, raccolti durante sette spedizioni dal 1987 al 2004. Saranno venduti l’11 aprile a New York nel corso di un’asta organizzata da Guernsey’s Auctioneers & Brokers. Sarà l’ultima vendita di oggetti del relitto famoso del mondo.

Se il Titanic è “salvo”, sono innumerevoli i relitti sommersi preda dei cacciatori di tesori, siti che non solo  conservano il ricordo di tragedie umane, dunque devono essere trattati con il dovuto rispetto, ma sono anche un’importante fonte d’informazioni scientifiche e storiche. La Convenzione Unesco non affronta la questione della proprietà e non vuole pregiudicare i diritti degli Stati sovrani, tuttavia mira ad assicurare una migliore protezione di relitti, grotte e altri cimeli culturali che si trovano sotto l’acqua.

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