Hugo Chàvez, la morte e l’incertezza del futuro

La morte del presidente del Venezuela Hugo Chávez lascia una nazione divisa e nella morsa di una crisi politica acuta. Cosa sarà dopo di lui?

Quando il vice presidente Nicolas Maduro ha annunciato la scomparsa di Hugo Chàvez a Caracas s’è scatenata la reazione opposta e contrastante: gente in corsa per tornare a casa, attaccata ai cellulari per chiamare i cari, la polizia nelle strade, i negozi e i centri commerciali bruscamente chiusi. Con l’imbrunire la folla in lutto si è riunita nella piazza principale della capitale e presso l’ospedale militare dove il leader era ricoverato, gente in lacrime per la tristezza e la paura di quello che sarà. Intanto i suoi sostenitori davano fuoco alle tende e ai materassi utilizzati dagli studenti universitari che giorni prima si erano incatenati insieme per protesta, chiedendo maggiori informazioni sulle condizioni di Chávez.

La morte di Chávez, getta ombre sul futuro della sua rivoluzione socialista lasciando allo sbando un Paese “dominato” per 14 anni. Si altera l’equilibrio politico non solo in Venezuela, (che è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo e il quarto fornitore degli Stati Uniti), ma anche in America Latina, dove Chávez ha guidato un gruppo di nazioni intenzionate a ridurre l’influenza americana nella regione. Emblematiche le parole di Commiato dell’ detto l’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva: “Ho appreso la notizia della morte del presidente Hugo Chavez con grande tristezza, ma sono sicuro che il suo esempio di amore per la patria e la sua dedizione alla causa dei meno fortunati continuerà illuminando il futuro del Venezuela“.
Chávez, 58 anni, ha cambiato dalle fondamenta la nazione dando cittadinanza a milioni di poveri che si erano sentiti emarginati ed esclusi. Ma il suo governo ha allo stesso tempo ampliato le divisioni della società, e la sua morte, è sicuro, porterà incertezza in una nazione che dovrà trovare la sua strada senza la sua figura centrale.

La Costituzione venezuelana impone di “procedere ad una nuova elezione” entro 30 giorni, nel frattempo il vice presidente Maduro, successore “naturale” di Chàvez e da lui designato, guiderà il Paese. All’opposizione la figura centrale è quella di Henrique Capriles Radonski, un giovane governatore che ha perso contro Chávez le elezioni presidenziali nel mese di ottobre.

Ma alla luce della malattia del leader, in Venezuela c’è stato un acceso dibattito negli ultimi mesi tanto che è impossibile prevedere come procederà la transizione. Maduro ha accusa gli Stati Uniti di destabilizzare il paese, quindi il governo ha espulso i due addetti militari americani, accusandoli di mettere in atto piani di destabilizzazione e ha invitato i venezuelani a unirsi contro lo spettro di un intervento straniero. Lo stesso Chávez a lungo ha accusato gli Stati Uniti di cercare di minare il suo governo o addirittura di assassinarlo. L’amministrazione Bush, d’altronde, aveva dato tacito appoggio al colpo di stato che per breve tempo lo rimosse dal potere nel 2002. E’ vero che Chàvez ha spesso utilizzato lo spettro Washington per costruire il sostegno popolare e distrarre l’attenzione dai problemi del paese, come l’inflazione e l’impennata della criminalità.

Il cancro era stato diagnosticato a Chàvez nel giugno 2011. Ha subito tre operazioni a Cuba tra il giugno 2011 e il febbraio 2012 e poi chemioterapia e radioterapia, ma il cancro continuava a tornare. L’8 dicembre, appena due mesi dopo la rielezione, Chávez ha stordito la nazione annunciando in un discorso televisivo che aveva bisogno di un nuovo intervento chirurgico. L’operazione, la quarta, si è svolta a L’Avana il 11 dicembre. Ne sono seguiti mesi di complicanze, il leader è scomparso dai media non è stato più visto né sentito in pubblico.
Alla fine l’entourage ha annunciato che un tubo era stato inserito nella trachea per aiutarne il respiro, e che aveva difficoltà a parlare. Paradosso di un uomo che non era mai a corto di parole. La sua abilità oratoria era leggendaria, capace di catturare la platea improvvisando per ore, arringando, cantando, predicando, recitando poesie.

Con la malattia del presidente nel Paese aumentavano le tensioni, i funzionari del governo tentavano di celare la gravità della situazione mentre l’opposizione pressava e i problemi aumentavano con un’economia turbata dall’impennata dei prezzi e dalla carenza di beni di prima necessità.

Nel corso di quasi 15 anni di potere Chávez ha preso decisioni epocali e dominato tutti gli aspetti della vita politica venezuelana. Ha ispirato una devozione talvolta religiosa tra i suoi sostenitori e un animus altrettanto fervente tra i suoi avversari. Oggi la rivoluzione di Chàvez è in bilico e il futuro del Venezuela (e dell’America Latina) avvolto nelle nebbie. (g.m)

Nella foto di testa, Chávez (a sinistra) con l’ex presidente argentino Kirchner e l’ex presidente brasiliano Lula

 

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