Festival del Giornalismo, la politica di oggi e il “partito della bistecca”

Terza giornata del festival del Giornalismo sulla linea rossa della politica; dall’intervento di Ezio Mauro a quello di Giluio Tremonti; a Gian Antonio Stella che ha proposto un insolito excursus tra cibo e politica…

Matteo Renzi candidato premier? Lo confesso: il sindaco di Firenze non mi piace particolarmente”. Il clou della terza giornata del festival del Giornalismo di Perugia è stata l’intervista a Ezio Mauro che tra pochi giorni, il 6 maggio, festeggerà 16 anni di direzione di Repubblica. Occhi lucidi quando ha ricordato Giuseppe D’Avanzo (“mi manca l’amico che entrava nella mia stanza e mi diceva: “C’è roba”. Quel “c’è roba” mi accendeva qualcosa dentro”), ha annunciato che dal 14 al 17 giugno Bologna ospiterà la prima edizione della festa “La Repubblica delle idee”, e soprattutto ha parlato dell’attuale situazione italiana. Facendo innanzitutto un passo indietro, alla sera in cui Silvio Berlusconi si è dimesso. “Io e mia moglie – ha raccontato – siamo saliti al Quirinale: c’era un sacco di gente venuta lì di sua iniziativa. Ma quando ho sentito i primi cori “ladro ladro” me ne sono andato. Il suo addio era inevitabile avendo perso la fiducia delle parti sociali, delle cancellerie, della Chiesa e dei cittadini. La crisi economica è stata solo l’ultimo elemento che ha determinato la sua caduta. D’accordo che ha inventato la pietra filosofale che ha dato legittimità alla destra, ma le basi culturali di questo progetto erano e rimangono effimere. Non a caso era sceso al 23 per cento dei consensi: non c’era più connessione tra il Grande Comunicatore e la gente”. E’ poi passato ad analizzare l’operato di Mario Monti e della sua squadra: “Aveva promesso rigore, equità, crescita e sviluppo. Ma sino a oggi abbiamo visto solo il rigore. Adesso va incalzato perchè attui anche gli altri punti del suo programma. Altrimenti si rafforzerà la principale caratteristica della nostra epoca riassumibile in una sola parola: disuguaglianza”. Un altro passaggio centrale è stato quello relativo all’antipolitica. “E’ il rischio – ha puntualizzato – più grave che sta correndo l’Italia. Non è questione di galateo, ma di sostanza: il vaffanculo day non è politica. I partiti vanno cambiati, non abbattuti. E per voltare pagina, si può cominciare dal dimezzamento dei parlamentari”. Tra gli ospiti del venerdì della rassegna l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti secondo cui la situazione è tutt’altro che allegra: “La recessione, nei dati ufficiali, è ampiamente sottostimata”. Ma il festival ha regalato anche momenti più leggeri, come quello di cui è stato protagonista Gian Antonio Stella del Corriere della sera che s’è soffermato sul connubio cibo-politica spaziando dalla pace del caciocavallo fra Bettino Craxi e Ciriaco De Mita, al summit dell’aragosta tra Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, per arrivare al celebre “patto della crostata”. Ma non è mancato anche un tuffo nel 1953 quando Corrado Tedeschi, professore di Firenze, inventò il cosiddetto “partito della bistecca” che nel suo programma aveva divertimenti, villeggiature garantite, poco lavoro, niente tasse e molto guadagno per tutti. (Marco Fornara)

 

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