Europa, la demagogia si sconfigge col coraggio

Un editoriale di Massimo Giacomini

L’Ue bacchetta la Francia sul deficit/Pil. Ma chi rispetta questo parametro? Dal 2009 quasi nessuno mentre l’Italia è stata tra i virtuosi”. Cito il titolo de Il Sole 24 ore per la sua chiarezza, per la sua sintesi efficace che, numeri alla mano, ci racconta come tra quei paesi che hanno “sforato” negli ultimi anni l’insensata misura del 3% stabilita ormai 20 anni fa (e chiamarla anacronistica è il minimo, visto che il presupposto su cui fu calcolata era una crescita media intorno al 3% annuo in ogni singolo Paese) siano la maggioranza degli stati dell’Eurozona, Paesi che crescono più e meglio di noi. Cito ancora il Sole “dal 2009 al parziale del 2013 il deficit/Pil cumulato dell’Italia si è attestato a 20,7 punti, contro i 25 punti della media dell’Eurozona. Hanno fatto più deficit (e conseguentemente avuto in teoria la possibilità di rilanciare maggiormente le proprie economie) ben 12 Paesi su 18. Tra cui Francia (30,3%) e Spagna (50%). Ancor più eclatanti i casi della Grecia (100%) e Irlanda (80%), Paese che quest’anno vedrà il Pil crescere del 2% e che paga meno interessi dell’Italia per sostenere il proprio debito sui mercati internazionali”.

E qui mi fermo con numeri e citazioni. La mancata crescita dell’economia italiana non può essere attribuita solo a questo fattore, è evidente, ma quel maledetto 3%  è un simbolo prima ancora di essere un parametro, è il simbolo di una sconfitta: la sconfitta del coraggio.

Chi l’ha detto che il 3% non si possa sforare? Lo diceva Renzi qualche mese fa. Non sforeremo il 3%, ci fermiamo al 2,8%. Lo diceva Renzi qualche settimana fa, nel corso della “mitica” conferenza con le slide, quella nella quale annunciava il suo piano di governo. Sforerete, ci dicevano intanto i ragionieri dell’Eurozona, no diceva Renzi al cospetto di frau Merkel, non sforeremo…

Sforeremo, invece, eccome e per due ordini di motivi almeno: Renzi non può permettersi di rimangiarsi quanto promesso, soprattutto alla luce dell’attuale situazione politica (i dissensi nel PD, l’alleato NCD incapace di affermarsi, la caduta libera dell’alleato numero uno per le riforme costituzionali, Berlusconi, il cui parere è condizionato da troppi fattori extra ); e in secondo luogo perché di quei soldi abbiamo bisogno e non è certo con la riduzione della spesa sin qui quantificata che potremmo recuperarli. Sono convinto che quando nelle settimane scorse Renzi ha incontrato a Bruxelles Barroso e Van Rompuy è proprio sullo sfondamento del tetto che ha trattato (per far tornare più o meno i conti basterebbe escludere dal conteggio i soldi degli investimenti), un po’ di debito in più per dare un po’ d’ossigeno all’economia e sostenere, intanto, quelle riforme necessarie come l’aria e dove quelle su Province e Senato (che pure molto fragore hanno fatto) sono solo un assaggio. Mettere mano a burocrazia e giustizia, ad esempio, non sarà proprio come bere un bicchier s’acqua. Ma ne riparleremo al momento giusto.

Intanto si avvicinano le elezioni europee, da qui al 25 maggio mancano davvero poche settimane e l’aria che tira per i leader del vecchio continente (tutti, Merkel inclusa) non è proprio tra le migliori. Demagoghi, estremisti e populisti già mettono in fresco le bottiglie per brindare, l’Unione Europea, con le sue rigidità, si mostra come un ottuso pachiderma inabile  a concepire il bene dei suoi 500 milioni di cittadini, i governanti piegati al volere del più forte, incapaci di far valere le buone ragioni che arrivano dalle nazioni… e non vado oltre.  Chi parla d’Europa, oggi, sono solo quelli che vogliono distruggerla, chi intende riformarla, al contrario, non fa valere la sua voce (vizio storico dei riformisti quello di non saper comunicare suggestivamente). Occorre il coraggio di dire a voce alta, forte, cristallina, che l’Europa è un’idea irrinunciabile e che proprio per questo va riconsiderata nel suo insieme, a cominciare proprio dalle regole. Ed i primi a cui è richiesto quest’atto di coraggio sono i governanti. Sarà la vittoria dei demagoghi, probabilmente, a spingerli verso il cambiamento, ma in quale Europa questo avverrà è difficile immaginarlo.

(Massimo Giacomini)

 

 

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