Economia. SOS piccole e medie imprese

Da dove arriva lo spropositato debito pubblico italiano? E qual è nella crisi economica italiana l’emergenza delle emergenze? Ce lo spiega Claudio Calierno

Guidati da Claudio Calierno continua il viaggio di DaringToDo nei recessi dell’Economia. Questa volta l’esperto ci spiega perché la priorità del nuovo Governo dovrebbe essere il sostegno alle piccole e medie imprese. E avanza un confronto tra la crisi degli anni ’70 e quella più lunga e devastante che ancora ci troviamo a vivere…

 

DAL BOOM ALLO SHOCK  

 

La storia economica del nostro Paese ha attraversato periodi altalenanti. Ai floridi momenti degli anni ‘60, durante i quali si è generato il nostro tessuto industriale delle piccole medie imprese e definito periodo del “boom economico”, la storia ha visto contrapporsi periodi di forte debolezza recessiva identificata nel periodo dei primi anni ‘70.

dollariProprio in questi anni, che vanno dal 1970 al 1974, due episodi hanno influenzato direttamente l’andamento economico del Paese Italia. Uno di natura interna entro i confini della Penisola e legato alle azioni sindacali volte a tutelare i diritti dei lavoratori, ed uno di carattere internazionale, quello della crisi del Kippur meglio definita come lo “shock petrolifero”. Il periodo targato 1974 del caro petrolio, e sfociato nella creazione del Cartello dell’OPEC  – l’associazione dei principali paesi produttori mondiali di petrolio – vide lievitare rapidamente il costo del singolo barile posizionandolo dai 5 dollari di partenza ai 20 definitivi. In conseguenza di ciò il mondo si riscrisse. I paesi Arabi, sino ad allora poveri, divennero ricchi e potenti e, soprattutto, forti dei ”petrodollari” nel frattempo divenuti simbolo universale delle nuova potenza finanziaria mondiale. Gli stati Arabi, grandi produttori del cosiddetto oro nero pertanto si affacciarono verso le economie già consolidate come Stati Uniti, Giappone, Inghilterra, Francia e Germania; economie globali queste nelle quali l’Italia ricopriva il ruolo di sesta potenza industriale del mondo.

 

LA CRISI DEGLI ANNI ’70 E LA CRISI DI OGGI. UN CONFRONTO

 

Fu così che l’Italia per la prima volta dal dopoguerra dovette affrontare una grave crisi economica dalla quale uscì rapidamente, in soli 3 anni, grazie agli elevati investimenti in infrastrutture: strade, ospedali, case, scuole ed altre opere di natura pubblica. Un solo neo caratterizza il periodo: la crescita rapida e continua del debito file9051263254096pubblico, quel debito di cui oggi si parla molto e a volte a sproposito. Sono gli anni, questi, in cui si sente parlare per la prima volta di “austerità ”, termine mai così attuale, e usato per definire il ridimensionamento dei consumi energetici, a questo si affiancherà un altro termine: quello di “decrescita”. Ripercorrere le difficoltà di 40 anni fa aiuta a dare per scontato il paragone con la crisi attuale che non vede ancora una fine predefinita da ben cinque anni. Esistono alcuni legami tra i due periodi seppur distanti di quasi mezzo secolo. Il principale e maggiormente preoccupante è l’elevato debito pubblico accumulato negli anni dallo Stato e che trae la sua origine proprio dalla crisi petrolifera. Ai giorni nostri ogni dato di derivazione economica in Italia purtroppo è negativo; il tasso di disoccupazione, 12,4%, quello d’inflazione che erode il potere d’acquisto del nostro reddito, 2,7%, e il famigerato debito pubblico, 127,1% del PIL, ovvero della ricchezza del nostro Paese .

Il sistema economico avanzato italiano non riesce a trovare soluzioni sistematiche a questa profonda fase recessiva contagiata dalla diminuzione dei consumi e intaccata dalla perdita di posti di lavoro. Analizzando con concretezza i problemi che si presentano oggi sul tavolo non si può esimersi dal concludere che mai come oggi occorrerebbe un immediato e chiaro intervento per il salvataggio delle piccole medie imprese nazionali, meglio conosciute come PMI, che oggi rappresentano ben l’80 % della ricchezza italica.

 

UNA BANCA PER LE PMI

 

Ma come intervenire e cosa fare immediatamente per tutelare le PMI? Si potrebbe ipotizzare la creazione di una banca pubblica autorizzata dal Ministero del Tesoro, di medie dimensioni, che abbia come unica missione il finanziamento alle imprese, la storia recente della Cassa Depositi e Prestiti  insegna. Oggi infatti le PMI non vengono sostenute dal sistema bancario per motivi assolutamente non condivisibili e solo riconducibili ad una logica di assoluta mancanza di volontà nell’assunzione di rischi. Una banca pubblica CENTche avrà come principale azionista lo Stato italiano nella figura del Ministero del Tesoro, ipotizzata “Imprebanca”, si assumerà il compito di concedere titoli di stato alle imprese richiedenti utilizzabili come garanzia reale per ottenere finanziamenti di scopo.
Un finanziamento studiato di comune accordo con gli imprenditori e regolato dal grado di sostenibilità,  durata e importo della singola rata. I tassi di interesse da applicare dovranno essere equiparati agli attuali tassi applicati dalla BCE, Banca Centrale Europea, che concede denaro alle banche Centrali richiedenti applicando lo 0,75% come  tasso d’interesse annuo, una percentuale mai così bassa dall’entrata in vigore dell’euro. Gli stessi non dovranno superare il rendimento dei titoli di stato equivalenti per il periodo del prestito così da essere adeguati e coerenti con la filosofia di agevolazione, criterio guida della banca.

Quest’Italia operosa, leale, ingegnosa e determinata, accedendo a questa forma di finanziamento che potremo dire di economia liberista che guarda allo stato come garante del proprio valore creato nel tempo, potrà uscire dalla lenta agonia in cui si sta ingiustamente trovando da ormai troppo tempo.

Contestualmente si dovrà operare una vera cura dimagrante dei costi della politica, invocata da più parti e mai realizzata e i fondi non più destinati alla casta potranno essere convogliati in un apposito Fondo che alimenti il patrimonio di questa ipotetica Imprebanca.

Questo disegno seppur piccolo aspira ad essere un’ indicazione per abbandonare il mondo  dei sogni che viene sempre propinato e per intraprendere una prudente e concreta via d’uscita, prima che il poco ossigeno che le imprese hanno ancora in emergenza, venga definitivamente a mancare.

 

LO STATO E L’EMERGENZA IMPRESE

 

E’ vero che lo stato italiano dovrà provvedere a pagare i suoi debiti alle imprese italiane che dall’ultima stima ammonterebbero a circa 71 miliardi di euro, 3 volte e mezzo  il valore 225px-LuigiEinaudidell’ultima manovra economica eseguita dal governo Monti, ma non si può pensare che questo accada velocemente poiché la burocrazia di cui l’Italia è pervasa ne rallenterà il rimborso. Ogni altro tema politico, seppur fondamentale, sarebbe l’ultimo degli impegni da affrontare e risolvere. Non vorremmo mai svegliarci un giorno, ad esempio, con una legge elettorale perfetta condivisa e anche persino invidiata dall’estero, magari dalla stessa Germania, scoprendo poi che sono scomparse le piccole e medie imprese con il loro prezioso lavoro. Aziende senza più futuro, senza più speranza di poter creare, sviluppare, inventare, produrre beni di cui noi italiani siamo un’ eccellenza nel mondo e in ogni mercato. Occorrerebbe riflettere di più politicamente prima di affrontare temi economici per non incappare nel rischio di trattarli in modo superficiale e qualunquista, a volte con forte arroganza, e per non sciorinare concetti e teorie lontani anni luce dalla realtà quotidiana.     

Per guardare al futuro come sempre bisogna osservare il passato, e nel passato recente della nostra nazione troviamo un certo personaggio che risponde al nome di Luigi Einaudi, già Governatore della Banca D’Italia prima, Presidente della Repubblica successivamente, di chiara ispirazione economico liberista che indicò la strada da seguire nel dopoguerra e condusse il nostro Paese  verso una fase di sviluppo  mai più ripetuta. L’Italia avrebbe bisogno di un nuovo Luigi Einaudi che guidi e illumini con un pensiero profondo e che abbia a cuore esclusivamente il bene di tutti gli italiani.

Attendiamo fiduciosi … (Claudio Calierno)

 

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