Cultura: Italia allo stremo, il rapporto Federculture 2013

Secondo il Rapporto Annuale Federculture 2013 l’industria culturale italiana è sottoterra. Vietato scoraggiarsi, nel V secolo stavamo peggio

Ci mancavano solo i dati sulla fruizione culturale a completare il ritratto dell’Italia in declino, peggio di così solo sotto i Visigoti, ma considerando che nel V secolo non c’era il cinema in 3d, la Feltrinelli e neppure il numero spropositato di mostre d’arte fruibili oggi, in termini relativi va a finire pure che stiamo peggio. I numeri li ha dati ieri Federculture nel corso dell’annuale consesso che la Federazione nazionale che raggruppa enti locali, regioni, aziende di servizio pubblico locale e nazionale e i soggetti che gestiscono i servizi legati alla cultura, al turismo, allo sport e al tempo libero tiene per fare il punto della situazione. Ed il punto, fatto alla presenza dei ministri Massimo Bray ed Enrico Giovannini, è che tutti i dati in questo anno sono negativi – tutti – e che l’Italia è al 26mo posto nell’Unione Europea per la spesa relativa a istruzione e formazione. Basterebbe questo per invitare chiunque a desistere dalla lettura. Se lo farete comprenderemo, se volete approfondire proseguite pure. A vostro rischio e pericolo.

 

LA SINTESI

Il segno meno è la costante del rapporto 2013 (riferito all’anno 2012): 8,2% il teatro, -7,3% il cinema, concerti -8,7%, musei e mostre -5,7%. In generale diminuisce dell’11,8% la partecipazione culturale dei cittadini italiani.

In un solo anno i musei statali hanno perso circa il 10% dei visitatori, che passano da 40 a 36 milioni, poco più di quelli entrati nei soli musei londinesi.  

La spesa per cultura e ricreazione ha segnato un -4,4%.
E’ il primo calo dopo oltre un decennio di crescita costante: tra il 2002 e il 2011 l’incremento era stato del 25,4%.

 Diminuiti gli investimenti: solo da parte dei Comuni in un anno tagliato l’11% delle risorse, mentre le sponsorizzazioni private destinate alla cultura sono scese nel 2012 del 9,6%, ma dal 2008 il calo è del 42%

Mentre a livello mondiale gli arrivi internazionali nel 2012 raggiungono la cifra record di 1 miliardo,  in Italia aumentano solo del 2,3% i viaggiatori stranieri, le nostre città perdono competitività turistica e il Paese nell’insieme perde attrattività: nel Country Brand Index 2013 crolliamo al 15° posto

 

RISORSE AL LUMICINO

 

POLLICE_VERSOLa diminuzione delle risorse destinate al settore culturale è uno stillicidio ormai datato, ma con la crisi la situazione si è ulteriormente aggravata: dal 2008 ad oggi il settore culturale ha perso circa 1,3 miliardi di euro di risorse per effetto della crollo della finanza pubblica, statale e locale, e della contrazione degli investimenti privati. Il budget del Ministero per i Beni e le Attività culturali che nel 2013 scende a 1,5 miliardi di euro, in dieci anni ha perso il 27% del suo valore.

In questo quadro già grave, i fondi per la tutela, nella programmazione ordinaria 2013, crollano a soli 47 milioni di euro, il 32% in meno dello scorso anno e oltre il 76% in meno rispetto al 2004, quando ammontavano a 201 milioni di euro.

 

POLLICE_VERSOItalia fanalino di coda in Europa per la spesa statale sulla cultura: il budget del MiBAC è praticamente pari a quello della Danimarca (1.400 milioni di euro) ed è circa un terzo di quello della Francia che ogni anno stanzia circa 4 miliardi per il suo dicastero della cultura. Non stupisce, quindi, che la nostra spesa in cultura per abitante sia di soli 25,4 euro l’anno, ma colpisce che sia la metà di quella della Grecia che impegna 50 euro per ogni cittadino.

A livello statale la crisi delle risorse si fa sentire anche per lo spettacolo, il Fus dai 507 milioni di euro del 2003 è stato ridotto ai 389,8 milioni di euro del 2013, diminuendo in un decennio del 23,1%, e nelle fonti di finanziamento integrative come quelle provenienti dal Gioco del Lotto diminuite dal 2004 del 64%.

 

POLLICE_VERSORelativamente alle amministrazioni locali, in pochi anni le risorse per la cultura provenienti dagli enti locali sono diminuite di oltre 400 milioni di euro. In base ai dati raccolti da Federculture nel Rapporto nei grandi Comuni (Roma, Milano, Torino, Firenze, Genova, Bologna, Palermo) l’incidenza della spesa per la cultura nei bilanci dell’amministrazione è scesa nel 2012 al 2,6%, sfiorava il 3% nel 2008, mentre nelle piccole città crolla dal 5% al 3,6%.

Non vanno meglio le cose sul fronte degli investimenti privati: le erogazioni liberali nel 2011 hanno raggiunto complessivamente i 55,3 milioni di euro, in calo però del POLLICE_VERSO5% rispetto all’anno precedente. Il sostegno di arte e attività culturali da parte delle fondazioni bancarie, dopo una leggera ripresa nel 2010, registra per il 2011 un decremento del 18,8%.

Le sponsorizzazioni private destinate alla cultura diminuiscono nel 2012 del 9,6%, scendendo a quota 150 milioni di euro, rispetto a cinque anni fa (2008) si registra un secco -42%.

Nell’insieme le diverse voci di finanziamento delle attività culturali di provenienza privata (sponsorizzazioni, erogazioni liberali, fondazioni bancarie) dal 2008 ad oggi si sono ridotte del 35%.

 

COLPI DI MORTAIO SU DOMANDA E CONSUMI

 

POLLICE_VERSOLa spesa delle famiglie italiane per ricreazione e cultura nel 2012 è stata di 68,9 miliardi di euro oltre 3 in meno del 2011 quando era stata di 72 miliardi. Un calo del 4,4% che arriva dopo più di dieci anni di espansione, durante i quali la spesa era costantemente cresciuta.

 

La sofferenza è chiaramente dimostrata anche dai dati sulla fruizione culturale. Gli italiani nel 2012 rinunciano al teatro, -8,2%, al cinema, -7,3%, ai concerti, -8,7%, e più in generale la partecipazione culturale crolla dell’11,8%.

 

In termini di spesa delle famiglie e di consumi, si allungano le distanze con l’Europa. Con il nostro 7,1% destinato alla cultura sul totale della spesa familiare siamo al di sotto della media Ue (8,9%) e ben distanti dai cittadini inglesi (11%), tedeschi (9,2%), spagnoli (8,2%). E mentre solo 46 italiani su cento leggono almeno un libro l’anno in Francia lo fanno in 70, in Inghilterra il 73% dei residenti visita siti archeologici e monumenti, da noi vi si reca solo il 21% dei cittadini.

 

 

QUALCOSA FUNZIONA … PER MIRACOLO

 

POLLICE_SUDalla ricerca condotta da Federculture sui bilanci delle principali aziende culturali italiane, contenuta nel Rapporto, emerge una situazione allarmante per il sistema della produzione culturale: realtà grandi e piccole hanno visto ridursi significativamente i contributi pubblici (-8,5%) e crollare quelli privati (-27,2%). Nonostante ciò, le aziende sono state in grado di incrementare le entrate autogenerate (+49,5% in cinque anni), che nel complesso ha comunque portato a un aumento del 15% della capacita di autofinanziarsi. Non solo, queste realtà hanno creato negli anni della crisi addirittura nuova occupazione dipendente (+10% dal 2008).

Un vero miracolo, considerato che le nostre istituzioni culturali sono sostenute infinitamente meno di quelle straniere. Solo per fare alcuni esempi: il British Museum riceve 85,5 pollice_neutromilioni di sterline l’anno, la Tate Gallery 38,7 milioni, il Reina Sofia beneficia di un contributo pubblico di 42,3 ml di euro, mentre nel 2012 la Triennale di Milano ha avuto 2,4 milioni di finanziamento pubblico e il MAXXI poco più di 4.

Il paradosso tutto italiano, dunque, è che proprio le migliori espressioni della produzione e della gestione, riconosciute anche all’estero come punte di diamante della nostra cultura, non vengono finanziate e sono imbrigliate da norme sbagliate, con effetto molto pesanti sulla capacità produttiva e l’offerta di queste aziende che negli ultimi cinque anni è crollata del 40%.

 

EDUCAZIONE E COMPETITIVITA’: SPROFONDIAMO

 

Il turismo culturale rimane ancora un settore chiave dell’industria turistica di cui rappresenta il 35% e sul fronte della spesa effettuata da italiani e stranieri nel nostro pollice_neutropaese nel 2012 ben il 17,6%, vale a dire 12,6 miliardi di euro, è rappresentato da spese per attività culturali.

Nonostante questo e a fronte di un aumento del 2,3% dei turisti stranieri arrivati nel nostro paese nel 2012, musei e siti culturali statali perdono 4 milioni di visitatori, scesi a 36,4 milioni contro i 40,1 del 2011.

Le bellezze artistiche del bel Paese, dunque, attraggono poco? Sembra di sì, soprattutto se paragonate con i grandi poli culturali stranieri: basti pensare che i cinque principali musei statali di Londra attraggono 26,5 milioni di visitatori l’anno, vale a dire il 73% degli ingressi totali nei nostri 420 istituti dello Stato (musei, aree archeologiche, monumenti).

pollice_neutroIl Bel Paese è meno competitivo e in assenza di politiche coordinate e forti anche nell’ambito della cultura rischia di perdere opportunità importanti a livello internazionale come quelle offerte dai programmi Europa Creativa (1,8 miliardi di euro in sette anni), o Capitali Europee della Cultura, che l’Italia esprimerà nel 2019, ma anche Expo 2015 nella quale è in gioco l’immagine dell’intera nazione che dovrà essere in grado raccontarsi e promuovere la propria ricchezza culturale e creatività.

L’Italia sta scivolando sempre più in basso anche nelle politiche per la formazione delle nuove generazioni, perdiamo sempre più competenze e capitale umano.

POLLICE_VERSOSiamo al 26° posto tra i Paesi dell’Unione Europea per spesa pubblica in istruzione e formazione con un’incidenza percentuale del 4,2% sul PIL, contro una media europea del 5,3%. Il numero degli immatricolati degli atenei italiani è in costante diminuzione: in dieci anni gli iscritti alle università sono da passati 338.482 a 280.488, -15%, La strategia Europa 2020 prevede il 40% di laureati tra i 30 e i 40 anni: la media UE è vicina al 35% mentre in Italia siamo solo al 20%. Anche nel 2013 nessuno degli atenei italiani è tra i primi 100 nella classifica internazionale delle migliori università al mondo: l’Università di Bologna compare, prima tra le italiane, in 194esima posizione (-11 posizioni rispetto al 2012). Si aggrava sempre più la fuga dei nostri giovani dal Paese: in dieci anni 68mila neolaureati hanno lasciato l’Italia.

 

Per oggi ci limitiamo a riportare i dati nella loro crudezza. Presto commenti, considerazioni, proposte e approfondimenti.

 

(a cura di a.d)

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