Addio al bomber Stefano Borgonovo

Ci ha lasciato l’ex calciatore divenuto il simbolo della lotta alla Sla

E’ deceduto ieri all’età di 49 anni Stefano Borgonovo, l’ex giocatore che militò nel Como, nella Fiorentina e nel Milan. Da tempo malato di Sla, di cui si ebbe notizia nel 2008, Borgonovo era diventato l’emblema della lotta coraggiosa contro questa terribile malattia, soprattutto in virtù di tutte le iniziative intraprese per raccogliere fondi da destinare alla cura.

Nativo di Giussano (MI), Stefano Borgonovo ha da sempre profuso uno sforzo straordinario per sostenere tutti coloro che si ritrovano a dover combattere la sclerosi laterale amiotrofica, malattia che egli definì “la stronza”, che riduce l’essere umano ad una larva, ma che ha rafforzato l’enorme dignità di quest’uomo, come ha avuto più volte modo di dimostrare in numerose occasioni.

Stefano Borgonovo, cresciuto calcisticamente nel Como, è stato un eccellente giocatore, con le caratteristiche tipiche dell’attaccante d’area di rigore: veloce, dotato di ottima tecnica ed efficace sotto rete.

Un ricordo indelebile del Borgonovo calciatore fu la sua prestazione nelle sfide di semifinale della Coppa dei Campioni del 1990, quando vestiva la maglia del Milan.

I rossoneri, allenati da Arrigo Sacchi, campioni d’Europa in carica, affrontarono il Bayern Monaco, vincendo per 1-0 l’andata a San Siro grazie ad un rigore segnato da Marco Van Basten, propiziato dallo stesso Borgonovo. La gara di ritorno in Baviera, giocata sotto il diluvio, fu un’autentica sofferenza per i giocatori milanisti, costretti ai supplementari dal vantaggio dei tedeschi. Fu proprio Stefano Borgonovo, con un bellissimo pallonetto, a segnare il gol del momentaneo pareggio, che permise al Milan di approdare alla finale di Vienna, poi vinta, contro i portoghesi del Benfica.

Borgonovo non è mai stato annoverato tra i fenomeni del calcio, ma ha saputo diventare un autentico fuoriclasse come uomo, combattendo la sua terribile malattia fino all’ultimo giorno con un coraggio e una forza incredibili, dedicandosi senza risparmio alla ricerca di una cura per tutti.

In questi duri anni di lotta, è sempre stato sostenuto amorevolmente dalla moglie Chantal, dai figli Andrea, Alessandra, Benedetta e Gaia, e da numerosi amici che non lo hanno mai lasciato solo.

Oggi il calcio italiano piange la sua perdita, ma le tante persone che combattono la Sla in tutto il mondo, non solo in Italia, ricorderanno un eroe che, con il suo esempio, ha alimentato la speranza di riuscire a sconfiggere un giorno questo morbo devastante, senza mai arrendersi e continuando a lottare.

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