8 marzo, che festa sia

Un 8 marzo asfissiato dai luoghi comuni e dalle cifre dell’inciviltà. Facciamo festa?

Non c’è posto per nascondersi, luogo per vivere in una felice condizione d’ignavia l’ennesima Giornata internazionale della donna, l’ennesimo 8 marzo, il 67mo della serie (cominciando la conta col dopo guerra), 8 marzo mercificato sì ma solo un po’, perché non c’è “amica” di Facebook che oggi non scriva in bacheca quanto sarebbe bello essere rispettate ogni giorno, non c’è telegiornale che non ti ricordi – e questa sì che è una tragedia – le cifre del femminicidio; non c’è giornale che non sottolinei come le donne italiane siano più brave degli uomini, più istruite, più tenaci, ma meno occupate e meno pagate a parità d’incarichi, e come e  sempre e solo su di loro debba ricadere quel lavoro snervante e a tratti eroico che si chiama di “cura familiare” …

Per carità basta cifre, almeno per oggi. Sappiamo tutto, se viviamo in questo mondo, se quotidianamente siamo costrette a fare i conti con la vita, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi quanto sia difficile andare avanti. Non ricordatecelo oggi, per favore, non oggi, anche se è l’8 marzo, proprio perché è l’8 marzo.

Abbiamo trascorso decenni a correggere i maschietti che ci facevano gli auguri, a riprendere colleghi ebeti che scrivevano “8 marzo, festa della donna”; e gli amici, i compagni, i parenti che ci chiedevano come avremmo trascorso la serata. Ma ora basta, proprio in virtù di quanto scritto sopra, proprio perché la maledetta crisi affonda le unghie con maggiore ferocia nella carne delle donne; oggi dovremmo davvero considerare l’idea di fare festa. Non una festa pacchiana e sguaiata con striptease finale (se vi piace proprio fatelo pure), non una festa con obbligo di bisboccia, ma una festa dell’anima. Che sia una giornata della leggerezza nella quale rivolgere un pensiero di tenerezza alle fatiche delle nostre nonne (che tanto ricordano quelle di certe donne dell’Africa di oggi), che ci faccia guardare con occhi un po’ amorevoli anche la più odiosa delle colleghe e assaporare il gusto della solidarietà. Vivere la giornata con una leggerezza dell’anima che ci faccia (sor)volare sulle imperfezioni nostre e degli altri; sulle meschinità, sulle preoccupazioni, sulla rabbia che ci avvelena ogni giorno. Una giornata per respirare a pieni polmoni l’aria marzolina che profuma di mimose (se non siete allergiche). E comunque intendiate passarlo: buon 8 marzo a tutte !

(a.d)

Nella foto: 1917- 18 Una delegazione di dell’Associazione Nazionale Americana Suffragio per la donna viene ricevuta dal Presidente Wilson, la foto le ritrae su una gradinata della Casa Bianca (Fonte: U.S. National Archives)

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