Yayoi Kusama, l’autobiografia

Infinity Net, l’autobiografia di Yayoi Kusama è in libreria per Johan & Levi. E’ il racconto in prima persona della parabola di una delle personalità più eccentriche, ambivalenti e incantevoli dell’arte contemporanea, autoesiliatasi da oltre 40 anni in un ospedale psichiatrico

Yayoi Kusama ha superato i movimenti artistici più importanti della seconda metà del XX secolo trascendendo la pop art quanto il minimalismo con la sua sovrabbondante molteplicità di strumenti: pittura, performance, installazioni, opere letterarie, film, moda, design. Tutto al servizio di un racconto che di volta in volta allude a universi microscopici o macroscopici, alla vita e alla morte, all’essere e al non essere. I più la conoscono come la signora dei pois, e abbinano a questo caposaldo dell’arte contemporanea, ormai 84enne, gli aggettivi più estremi. Pop, surreale, depressa, maniacale, allucinata, ossessiva…è tutto vero, tutto è discutibile sul crinale tra genio e follia dove l’artista giapponese ha danzato per tutta la vita: sin dalla giovinezza, quando educata al rigore formale della tradizione e della pittura Nihonga, comincia a cercare le prime vie di fuga, lungo le strade che conducono al sé.

 

yayoi-kusama-pInevitabilmente parte da qui l’autobiografia di Yayoi Kusama, scritta ai primi anni del 2000 e solo oggi tradotta in italiano e pubblicata da Johan & Levi, un racconto che va oltre i pois, le soft sculptures, gli happening, le orge, le zucche ricoperte di pois, le vetrine di Louis Vuitton.

 

Kusama racconta la sua vita con spiazzante sincerità ma anche, in alcuni tratti, con forte comicità, senza seguire un ordine cronologico ma procedendo per associazioni, come muovendosi tra i suoi pois.

Yayoi Kusama nasce a Matsumoto nel 1929 da una famiglia molto tradizionalista.  Fin da piccola l’arte è l’unico sollievo ai suoi patimenti esistenziali e crisi nervose. Per questo mette un oceano fra sè e il suo mondo trasferendosi a New York, sostenuta dal rapporto epistolare avviato con Georgia O’Keeffe che agevola e promuove l’avvio della sua carriera artistica. I primi anni sono un inferno, la scarsa disponibilità economica, i continui collassi nervosi e la solitudine sono i suoi primi compagni di viaggio. Ma ancora una volta è l’arte a salvarla: esorcizza le proprie paure con i celebri Infinity Nets, tele completamente ricoperte di pois, sulle quali mette in atto la ripetizione maniacale di un gesto che diventa catartico, e da cui gli infiniti puntini debordano andando a riempire il tavolo, il pavimento, il suo stesso corpo. Ripetendo sempre i medesimi movimenti la rete di pois, la sua cifra, si allarga all’infinito fino alla self-obliteration, azione con cui pone la propria figura ricoperta di pois davanti a uno sfondo anch’esso a pois per risultare “assorbita da un’entità infinita”. Anche le Soft Sculptures, che riproducono organi sessuali maschili, la grande ossessione della Kusama, hanno valore salvifico. Come analista di se stessa dichiara: “La stragrande maggioranza degli oggetti che produco è di questo genere, il che fa pensare ad alcuni che io sia una fissata, ma si tratta di un clamoroso fraintendimento. Al contrario, il sesso mi fa molta paura. Ho cominciato a costruire falli nel tentativo di superare le mie fobie: avrei continuato a produrne e alla fine sarei riuscita a vincerle. In altre parole, quei falli erano una forma di automedicazione”. È questa quella che lei stessa definisce “arte psicosomatica”.

Da qui alle folli performance con orge il passo è breve e sul finire degli anni sessanta Kusama diventa con i Kusama Happenings, regina della rivoluzione pacifista, cavalcando lo tsunami hippie. “I Kusama Happenings diventarono sempre più famosi e mi procurarono un gran numero di ammiratori. Anche la stampa era in fermento, i giornalisti non facevano che domandarmi quando avrei organizzato un nuovo evento. Il pubblico era sempre più entusiasta e mi appoggiava. Ciò accadde, credo, perché ero stata tra i primi a dare alla gente ciò che i tempi richiedevano”.

Gli anni newyorkesi sono ricchi di incontri con personaggi che in quello stesso arco di tempo stavano determinando grandi cambiamenti nel mondo dall’arte: Georgia O’Keeffe, sua prima ammiratrice e benefattrice che Kusama definisce “una persona fuori dal comune, solitaria al punto da diventare eccentrica”, Donald Judd, Salvador Dalì, Andy Warhol,mio buon rivale”, David Smith e Joseph Cornell, suo amico e amante per diversi anni.120716-YK-New-York-Magazine-Swanson

Nel 1975, per motivi di salute, ritorna definitivamente in Giappone. Da quel momento importanti personali e retrospettive sulla sua opere sono state allestite a Los Angeles, New York, Minneapolis, Tokyo, Londra, Parigi, Vienna, con un rimarchevole afflusso di pubblico. Nel 2000 il governo giapponese le conferisce il cinquantesimo premio del ministero dell’Istruzione e il premio del ministero degli Affari Esteri. Partecipa a due Biennali di Venezia, nel 1966 come rappresentante degli Stati Uniti d’America, e nel 1993 come rappresentante del Giappone. Nel 2001 partecipa alla prima edizione della triennale di Yokohama. Nel 2012 grazie a Marc Jacobs, direttore artistico Louis Vuitton, ha collaborato con la maison francese realizzando le vetrine di tutti i punti vendita e una linea di abbigliamento e accessori, operazione che la riporta al mondo dell’alta moda dopo la particolare esperienza della Kusama Fashion Ltd.

Il mio Party Dress, che conteneva fino a venticinque persone, costava duemila dollari. L’Homo Dress, con una strategica apertura sul retro, quindici. Un abito da sera con seno e sedere scoperti arrivava anche a milleduecento dollari. Ricevemmo ordini per i miei See-Through Dress e Way-Out Dress da molte donne della cosiddetta alta società ‒ quella frequentata da Jackie Onassis, per intenderci ‒ e nell’aprile del 1969 aprii addirittura una boutique tra la Sixth Avenue e l’8th Street. Tutti i vestiti che disegnavo e producevo, naturalmente, erano a pois”.

 

Dal 1977 Kusama vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, per scelta personale, ma continua a dipingere quasi quotidianamente nello studio a Shinjuku.

 

Il lavoro dell’artista è attualmente oggetto di tre importanti esposizioni museali internazionali . Yayoi Kusama : A Dream I Dreamed è una mostra personale di oltre 100 opere recenti in viaggio attraverso l’Asia  fino al 2015. Yayoi Kusama : Eternity of Eternal Eternity è attualmente in mostra al Museum of Art di Kochi (fino al 13 gen 2014 ) per un tour che ha attraversato le principali città giapponesi mentre la mostra “Yayoi Kusama: tour Obsession Infinite” girerà fino al 2015 tra Centro e Sud America.

 

(a.d)

 

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