Vetri a Roma: un’arte in mostra alla Curia Iulia

Una mostra interamente dedicata all’arte del vetro, prevalentemente incentrata sulla produzione di età romana. Fino al 16 settembre alla Curia Iulia, nel Foro romano, sono esposti circa 300 pezzi tra vasellame prezioso, gioielli e mosaici, che raccontano il periodo di massimo fulgore della lavorazione del vetro nel mondo romano, a partire dal II sec. a.C..

“Personalmente preferisco il vetro, che non ha nessun sapore. Se solo non fosse fragile, lo preferirei anche all’oro” (Satyricon, 50, 7).

[Da comunicato stampa] Le guerre di conquista intraprese da Roma negli ultimi due secoli della repubblica non consentirono solo l’accesso nella città dei favolosi tesori strappati alle regge dei sovrani orientali, ma favorirono lo straordinario sviluppo delle rotte commerciali in tutto il bacino del Mediterraneo e il trasferimento a Roma, più o meno forzato, di artigiani altamente specializzati depositari, in tutti i settori, di raffinatissime tecniche di produzione e di una spiccata sensibilità artistica. Le vittorie di Pompeo sull’Oriente, celebrate nel trionfo del 61 a.C. e quella di Ottaviano sull’Egitto, culminata nella battaglia di Azio del 31 a.C., aprirono definitivamente la via al controllo da parte romana del mondo ellenistico, all’acquisizione di un patrimonio inesauribile di competenze e all’adozione di un nuovo atteggiamento di apertura nei confronti di un diverso stile di vita ispirato a quello delle corti orientali. In questo contesto si sviluppò una florida produzione di suppellettili di vetro, la cui raffinatezza rivaleggia con la preziosità dell’argenteria.

La mostra, articolata in un percorso cronologico, ripercorre tutte le tecniche di lavorazione del vetro. Si apre con un nucleo di balsamari provenienti dal bacino del mediterraneo e databili tra il V e il IV sec. a.C., per passare agli esemplari di età ellenistica, come il prezioso piatto in vetro mosaico millefiori con inserzioni a foglia d’oro proveniente da Canosa di Puglia o lo splendido piatto in vetro dorato con scena di caccia da Tresilico, in Calabria. Il nucleo più consistente della mostra illustra la produzione di età imperiale, caratterizzata da beni di lusso destinati all’élite della società, come lo splendido piatto blu intagliato e inciso con eroti bacchici proveniente da Albenga. Continua, poi, con la produzione di preziosi manufatti monocromi dai colori sgargianti: blu, verde, viola, o anche nero negli oggetti che imitano la rara ossidiana; dei vasi a mosaico che si arricchiscono di nuove forme e di nuove combinazioni di disegni e di colori, come la pisside in vetro mosaico “a bande d’oro” da Pompei e la coppa in vetro mosaico “millefiori” con motivo a stelle da Adria.

Nel I sec. d. C., con la rivoluzionaria invenzione della soffiatura, si assiste alla nascita di una vera e propria industria del vetro e, di conseguenza, all’abbattimento dei prezzi e alla diffusione degli oggetti in vetro presso tutte le classi sociali. Servizi da mensa (bottiglie, brocche, piatti, bicchieri, coppe), contenitori per profumi e medicamenti. E poi, vassoi, attingitoi, grandi coppe “portafrutta” come quelle che si vedono negli affreschi pompeiani, vasi per conserve, come quelli consigliati da Columella, anfore per il vino, come quelle che Marziale dice adatte all’invecchiamento del Falerno, olle per gli usi più disparati, compreso quello di fungere da urne cinerarie.

Nascono nuove forme e nuove tecniche decorative e quindi compaiono vetri soffiati decorati da filamenti, granuli e frammenti di vetro applicati come l’anforetta blu a filamenti da Treviri e l’anfora decorata “a spruzzo” da Pompei e, ancora, la bella bottiglia con una decorazione “a gabbia” da Padova.

La versatilità del vetro consente la realizzazione di gemme e gioielli di cui in mostra un’ampia selezione. Tra questi spicca il medaglione in foglia d’oro incisa e dipinta tra due strati di vetro con ritratto maschile, conservata al museo di Arezzo, e il cammeo in vetro molato con raffigurazione di Arpocrate. Il vetro rientrava anche nella decorazione parietale e pavimentale sostituendosi al marmo. Esemplari di rara bellezza per il realismo della rappresentazione l’opus sectile di lastre di vetro dalla villa di Lucio Vero sulla via Cassia, o il tondo che rappresenta un fondale marino con due pesci e un delfino, proveniente dal triclinium della domus del Chirurgo di Rimini.

Chiudono la mostra le insegne imperiali di Massenzio trovate lungo le pendici del Palatino. I globi in vetro fuso sulla sommità dello scettro sono i segni del potere universale di Roma, e forniscono l’ulteriore testimonianza della preziosità e duttilità del vetro, la fragile bellezza citata da Plinio nella Storia Naturale.

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