Verso la Biennale 2013. I Padiglioni nazionali IV

La 55ma Esposzione internazionale d’arte della Biennale di Venezia si aprirà tra un mese e mezzo, ci avviciniamo all’appuntamento con una nuova tappa alla scoperta dei padiglioni nazionali

Il quadro complessivo della 55ma Biennale lentamente si delinea, eccone un altro frammento:

BRASILE – Curatore: Luis Pérez-OramasInside/Outside, il titolo del progetto che vede protagonisti gli artisti Hélio Fervenza (1963) e Odires Mlászho (1960), invitati a realizzare un progetto ad hoc per la Biennale. Sono artisti poco conosciuti al di fuori del Brasile che si esprimono attraverso una ricerca formale e logica, entrambi hanno spesso lavorato con le implicazioni del Nastro di Möbius. Completano l’allestimento opere di Lygia Clark, Max Bill, Bruno Munari.

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BAHAMAS – Curatori: Jean Crutchfield, Robert Hobbs. L’arcipelago si presenta per la prima volta alla Biennale con Polar Eclips, un’installazione multisensoriale di Tavares Strachan (1979). Tre siti-l’geograficamente e culturalmente disparati come l’Arsenale di Venezia, il centro di Nassau, e il Polo Nord momentaneamente coesisteranno nel padiglione delle Bahamas grazie a una installazione immersiva, in cui lo spettatore è circondato dalla rievocazione di una narrazione storica: la controversa spedizione polare del 1909 di Robert Peary e Matthew Alexander Henson. Diverse altre opere parleranno all’idea di spostamento interrogando lo spettatore con le problematiche di appartenenza e di luogo. “Mi affascina l’idea di essere in due o più posti contemporaneamente, ed esplorare le differenze in questo modo“, dice Strachan. “Il modo in cui la Biennale di Venezia, storicamente e ora, distribuisce l’idea di” differenza “, è un problema interessante con cui lavorare“.

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CROAZIA – Curatore Branko Franceschi. Titolo: Tra il cielo e la Terra. Attraverso i sogni creiamo narrazioni di una gerarchia arbitraria ed esprimiamo la resistenza ad un’immagine del mondo conformista e imposta dalla società. È così che l’arte di Kata Mijatovic prende vita nel ricordo, e ricrea i sogni, i suoi sogni e quelli di altre persone. Testi e forme interattive, azioni pubbliche, installazioni, editoria e performance si fondono in un’unica proiezione che visualizza letteralmente la dualità di mondi separati.

DANIMARCA – Curatore: Lotte S. Lederballe Pedersen. Jesper Just (1974) ha creto per la Biennale con la collaborazione dello studio di design e grafica Project Projects (New York) un percorso in multi-canale che si integra allo spazio fisico del padiglione in maniera tale che esso stesso diventi parte dell’opera. Cinque film saranno mostrati simultaneamente in una composizione ad anello come parte di una singolare, narrazione ciclica. I film nel loro insieme interrogano l’architettura e sollevano il problema del paesaggio. La chiave a tutti i film di Jesper Just è la questione della rappresentanza. Come possiamo creare immagini? E come queste immagini, a loro volta, evocano idee, aspettative, convenzioni?

IRLANDA – Curatore : Anna O’Sullivan. Richard Mosse propone per il padiglione irlandese L’Enclave, un’installazione multimediale su cinque schermi realizzata con la collaborazione del direttore della fotografia Trevor Tweeten, il compositore Ben Frost e il montatore Melody London.
Fondando giornalismo documentario e arte contemporanea, Mosse ci racconta del Congo, con i suoi conflitti e le sue ferite. Ha utilizzato per le riprese un tipo di pellicola a colori ad infrarossi, la Kodak aerochrome, già utilizzata in opere rock per i Grateful Dead o Jimi Hendrix, perché rende l’idea di un’esperienza psichedelica. In questo film il paesaggio verde si trasforma in tonalità vivaci di cremisi, porpora, rosa, verde acqua blu e caldo.
Per girare il documentario Mosse, Tweeten e Frost si sono inseriti come giornalisti all’interno di gruppi ribelli armati in una zona di guerra afflitta da imboscate, massacri e sistematica violenza sessuale. Mosse usa questo film per rivelare una tragedia umanitaria mai vista con una inquietante tavolozza psichedelica, e ponendo questioni estetiche in una situazione di profonda sofferenza umana. E non mancano le testimonianze di donne e vittime di violenza sovrapposte a immagini di ribelli.

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PORTOGALLO – Curatore: Miguel Amado. Joana Vasconcelos, ovvero l’artista portoghese più celebre della contemporaneità realizza per la 55ma Biennale un’opera di fortissimo impatto. Si tratta di un progetto che confronta la condizione portoghese con l’iconografia veneziana, esplorando tre elementi comuni a Lisbona e Venezia: l’acqua, la navigazione e la nave. Punto di partenza è un simbolo di Lisbona, il cacilheiro, un traghetto che corrisponde al vaporetto di Venezia. L’artista così e trasforma una nave, la “Trafaria Praia“, in un padiglione galleggiante e un’opera d’arte che nei mesi della Biennale si muoverà regolarmente su Canal Grande.
Vasconcelos rivestirà la parte esterna del cacilheiro con un pannello di piastrelle bianche e blu dipinte a mano – altro simbolo di Lisbona – mentre sulla zona centrale del ponte realizzerà un ambiente basato su tessuti e luce che richiamano le sue tipiche e coloratissime opere realizzate a uncinetto e in altri tessuti coi led incorporati a creare una vera e propria esperienza sensoriale. Sul resto della superficie coperta e sul cassero della “Trafaria Praia”, l’artista creerà più ambienti dove nel corso della Biennale si terranno incontri, conferenze, eventi dedicati alla promozione della cultura portoghese. Nella settimana di apertura (30 maggio) il cacilheiro sarà all’ancora alla fermata del vaporetto Giardini e navigherà sulla Laguna tra i Giardini e Punta della Dogana. Dopo il primo giugno si recherà due volte al giorno tra i Giardini e la Punta della Dogana o, in alternativa, sarà in girotra l’isola di San Giorgio Maggiore, i Giardini e il Lido di Venezia.

LE PUNTATE PRECEDENTI:

IL PALAZZO ENCICLOPEDICO

IL PADIGLIONE ITALIA

PADIGLIONI NAZIONALI I

PADIGLIONI NAZIONALI II

PADIGLIONI NAZIONALI III

(a.d)

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