Verbania, la fortuita scoperta di due capolavori del Veronese

Una giovane storica dell’arte milanese, Cristina Moro, studia il patrimonio conservato in una vecchia villa sul lago Maggiore e fa la scoperta: due opere di bottega? Macché sono due lavori Veronese, ed ha ragione

Villa San Remigio (foto di testa), un rifugio d’amore nella pace lacustre che dall’alto della collina della Castagnola, a Pallanza (Verbania), domina il Lago Maggiore in quasi tutta la sua interezza. In basso la città moderna con la sua industria chimica dalle ciminiere ormai spente, e davanti, l’azzurro di quel “piccolo mare” le cui sponde, in altre epoche, la nobiltà di mezza Europa scelse come buen retiro. Tra questi, all’alba del secolo scorso troviamo il marchese e poeta napoletano Silvio della Valle di Casanova e sua moglie, l’irlandese Sophie Browne, che nel punto più alto della Castagnola si fanno costruire la loro villa in stile neorinascimentale immergendola in un giardino stracolmo di statue e di piante rare. Un luogo fuori dal tempo, ispirato alle grandi ville italiane rinascimentali e barocche, dove forme artistiche e bellezza della natura convivono armonicamente. All’interno, nelle sale dalle volte ad arco e dai grandi camini, opere d’arte, mobili e suppellettili del Cinquecento e dei Seicento. Tanti dipinti di anonimi, come quelli che sette anni fa i ladri portarono via, ma anche tesori sconosciuti, come l’immenso dipinto di Palma il Giovane che troneggia nella sala della musica, celebra la battaglia di Lepanto, e si credeva disperso. La sua attribuzione è recentissima.

Il dipinto di Palma il Giovane conservato a Villa San Remigio

Il dipinto di Palma il Giovane conservato a Villa San Remigio

Ma più recente, e non ancora definitiva anche se i margini di sicurezza sono intorno al 98%, è la scoperta dei due dipinti di Paolo Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588) scoperti due mesi fa dalla storica dell’arte Cristina Moro. Nello studiare le opere d’arte ancora presenti in Villa, la giovane ricercatrice s’imbatte nei dipinti, inventariati come opere della bottega dell’artista veneto. Presto però si rende conto che la loro qualità è assai superiore a quella che avrebbe potuto infondervi un semplice allievo di bottega. Si rivolge dunque al suo docente alla Statale di Milano, il professor Giovanni Agosti che a sua volta chiede conforto ad una delle massime esperte di pittura veneta del Rinascimento, la professoressa Vittoria Romani dell’Università di Padova. Dopo adeguati approfondimenti i due si dicono sicuri che in quelle opere ci sia la mano del Veronese. A loro conforto le opere allegoriche di soggetto analogo conservate al museo di Chartres (copie) e al County Museum di Los Angeles sono di qualità inferiore ma di dimensioni eguali. E per di più quelle del Lacma sono attribuite con certezza all’artista veneto. Le opere di Verbania e quelle di Los Angeles andrebbero quindi a comporre un quartetto di allegorie del Veronese la cui storia sarebbe ancora tutta da scoprire.

Paolo Veronese: Geografia, dettaglio

Paolo Veronese: Geografia, dettaglio

Le due tele dalle notevoli dimensioni (oltre due metri d’altezza per 110 centimetri di larghezza), a lungo esposte in una delle sale pubbliche di Villa San Remigio sono due allegorie: la prima, una figura femminile con un puttino ai piedi che regge una statua, è la rappresentazione allegorica dell’arte della scultura; il secondo, dove troneggia la figura di un uomo con il turbante che regge un mappamondo, rappresenterebbe invece l’allegoria dell’astronomia.
I dipinti sono stati portati a Torino e dal 21 al 24 marzo, dopo una conferenza evento che li presenterà al mondo, saranno esposti a palazzo Lascaris, sede della Regione. Quindi andranno al laboratorio di restauro della Venaria Reale che provvederà ad uno screening totale (tac, foto a infrarossi ecc…) che servirà a confermare con certezza che le opere siano di mano del Veronese. Successivamente si provvederà al loro restauro. Le loro condizioni appaiono soddisfacenti.

Paolo Veronese: la Scultura, dettaglio

Paolo Veronese: la Scultura, dettaglio

Villa San Remigio, così come le opere d’arte in essa contenute, sono di proprietà della Regione Piemonte. La magnifica dimora lacustre, oggi sede di alcuni uffici regionali, è nell’elenco dei beni alienabili della Regione, il suo giardino, largamente danneggiato da un tornado che nell’agosto 2012 ha devastato larga parte del verde pubblico della città di Verbania, mantiene, malgrado l’insulto, suggestioni straordinarie. Il presidente del consiglio regionale del Piemonte, Valerio Cattaneo, ha assicurato che la Villa non sarà ceduta e che attorno a quelle due opere d’arte si potrà costruire un’opportunità di rilancio turistico e culturale della città, in un territorio dove la deindustrializzazione ha mietuto innumerevoli “vittime”. Ma com’è noto, il Tar ha spazzato via l’attuale amministrazione regionale, in Piemonte si respira già aria di elezioni. Il Veronese e Villa San Remigio dovranno attendere momenti migliori. (a.d)

Il Lago Maggiore, veduta da Villa San Remigio

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