Venezia, “dentro” Canaletto

“Gero qua” Canaletto -Venezia, Abbazia di San Gregorio. Dal 10 novembre al 27 dicembre 2013, non una mostra, ma un’esperienza emozionale costruita attorno ad un solo dipinto e al luogo che vi è rappresentato. Aperta 24 ore su 24, l’esposizione assicura un rendez vous molto intimo con l’opera e il suo artefice

L’entrata nel Canal Grande dalla Basilica della Salute” fu dipinta dal Canaletto 270 anni fa, siamo tra il 1740 ed il 1745 e l’artista, che ha già toccato l’apice della sua fama presso il pubblico internazionale, in particolare presso la ricca committenza inglese che è sempre a caccia di pregevoli souvenir d’ambientazione veneziana, riesce con questa tela ad affascinare Lady Lucas and Dingwall, che l’acquista. Abbracciare con un solo sguardo ciò che l’occhio non riesce a comprendere è la sfida che il vedutista riesce in quest’opera a risolvere brillantemente, realizzando un capolavoro. Successivamente la tela finirà nelle mani di Henry Grey, Duca di Kent.  Nell’aprile del 1970 fu acquistata dall’attuale proprietà (un privato) in un’asta da Sotheby’s a Londra. Prima di tornare temporaneamente “a casa”, l’olio del Canaletto è stato esposto, tra l’altro, a Madrid (Museo Thyssen-Bornemisza), Roma (Vittoriano), Milano (Palazzo Reale) e Parigi (Museo Maillol).
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“Il capolavoro del grande vedutista tornerà esattamente là dove affascina pensare che l’artista l’abbia ideato e creato. Tornerà nell’incantevole loggiato dal quale egli, con la camera ottica, trasse le precise linee delle architetture che tra il 1740 ed il 1745 traspose nella sua celebre tela. E si tratta di architetture semplicemente magnifiche: la barocca meraviglia di marmo bianco creata dal Longhena come ex voto della città per la Salute ritrovata dopo l’ennesima pestilenza, più in là i Magazzini del Sale e la Punta della Dogana e, sull’altra sponda del Gran Canal, Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni, sulla quale la vista si perde all’infinito in un ritmo serrato e dettagliatissimo di particolari architettonici.

Il tutto a sfondo di una città brulicante di vita, incontri, attività commerciali. Nobiluomini e mercanti sciamano da Palazzo Ducale, barcaioli e i gondolieri di casa accostano alla riva della Basilica, alla Punta della Dogana i sacchi di sale, le botti di vino e il cotone vengono raccolti nei magazzini. E’ la straordinaria quotidianità di una città vivacissima e ancora grande Capitale. Illuminata da un cielo di azzurro oltremare che si specchia su un’acqua verde turchino carica di rifrangenze di luce e di colore”.

 

LA MOSTRA SPETTACOLO

Con modalità mai prima sperimentate in Europa, per i quasi cinquanta giorni di esposizione, viene costruita un’esperienza che inizia dai magici spazi della medievale Abbazia di San Gregorio e che culmina nella splendida sala che affaccia sulla Basilica della Salute, sul Canal Grande, sul Bacino di San Marco. Luogo ipnotico, da anni chiusa al pubblico, questa sala accoglie la tela del Canaletto con un raffronto tra opera d’arte e spazio urbano, tra irreale e reale, tra storia e contemporaneità.

C’è di più che il Canaletto si potrà ammirare sia di giorno si di notte (la mostra è aperta 24 ore), anche da soli, per un’intera ora, o con pochi amici. L’accesso sarà infatti consentito per un numero massimo di otto persone per ogni fascia oraria, e soltanto previa prenotazione on line (www.canalettovenezia.it )

ciakAd accogliere il pubblico è un video, un vero e proprio film d’autore realizzato da Francesco Patierno, regista e sceneggiatore raffinatissimo. Maurizio Calvesi, direttore della fotografia e professionista di fama internazionale, ha filmato i particolari del quadro con una tecnica innovativa in altissima definizione proposti come esperienza multimediale di approfondimento.

“ Il mio obiettivo – spiega Patierno – è stato quello di evitare qualsiasi didascalia o gioco concettuale fine a se stesso. La soluzione è così venuta dai riflessi d’acqua che il Canal Grande proietta in alcune ore del giorno sui marmi dell’Abbazia. Riflessi che mi sono sembrati straordinariamente simili al lavoro che si compie in una camera oscura. E’ in questo modo che ho immaginato di unire il lavoro di un pittore ritenuto “fotografo” a un ambiente meravigliosamente ampio e luminoso. “Point of view” è quindi un viaggio emotivo in uno spazio fatto di luci, di giochi di prospettive, di proiezioni ottiche, di suoni, che filtrano dai canali formando spicchi di realtà che nella mano del pittore diventeranno il quadro”.

 

(a cura di g.m)

 

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