Vaticano, una mostra per Papa Francesco

“Argentina – il Gaucho, Tradizione, Arte e Fede”, 9 maggio – 8 giugno. Braccio di Carlo Magno in Piazza san Pietro in Vaticano. Una mostra curata da Roberto Vega Andersen ad ingresso gratuito

Un omaggio a Papa Francesco, alla sua terra e a quel legame che lega indissolubilmente gran parte del popolo argentino all’Italia (si calcola che 25 milioni di argentini abbiano almeno un antenato italiano). La mostra organizzata da Artifex, raccoglie opere appartenenti a importanti collezionisti argentini, molte delle quali lasceranno il paese per la prima volta. Duecento oggetti fra dipinti, stampe, fotografie antiche e artistiche, ori, argenti, preziosi tessuti antichi e moderni e documenti storici.

IL PERCORSO

365La prima sezione è una panoramica sui luoghi e le genti, tra ritratti storici carichi di suggestioni e molte tranche-de-vie che raccontano da vicino vita e costumi del popolo argentino. Fra questi spiccano il Gaucho sudamericano di Mauricio Rugendas, alcune immagini straordinarie dei fotografi Celine Frers e Daniel Sempé, le fotografie antiche in albumina che raccontano di gaucho, di contadini nei campi, o rimandano a scene romantiche cariche di intensità e bellezza. Acquerelli e stampe antiche hanno un ruolo importante nella descrizione dei paesaggi, delle pampas, e ancor più quale rimando ai costumi dell’epoca come in La guitarreada, in Bailando gato en el galpòn o in Leva de gauchos.

Con l’arrivo dei colonizzatori l’Argentina conobbe, unitamente al processo di evangelizzazione, l’arte dell’oreficeria. Gli orafi spagnoli trasmisero le più raffinate tecniche per la creazione di oggetti liturgici: ostensori, calici, crocifissi che portarono a notevoli espressioni dell’arte orafa. Fra i metalli preziosi l’argento è stato sfruttato lungamente dai gaucho e dai contadini per la realizzazione di utensili ad uso domestico, per impreziosire l’abbigliamento e per le bardature e i finimenti dei cavalli.

Nella parte espositiva che vede protagonisti i manufatti in oro, argento, smalto e pietre preziose, la mostra si apre come un vero e prezioso scrigno su una collezione unica: la collezione Pallarols. Sette generazioni di orafi hanno composto un percorso di fede e arte straordinario.

GAUCHO E GESUITI

La seconda sezione della mostra è dedicata ai gaucho e alla cultura gauchesca. Il gaucho è il personaggio simbolo delle pampas rioplatensi. Abile cavallerizzo e mandriano, figura centrale, fortemente evocativa e parte integrante della storia del paese, accresce la propria storia attraverso il rapido sviluppo dell’allevamento del bestiame bovino ed equino portato dai conquistadores. All’origine, nelle estancias dei Gesuiti che fornivano il bestiame alle missioni che la Compagnia di Gesù amministrava in Paraguay, Brasile, Argentinas e Uruguay, i gaucho erano indigeni evangelizzati, creoli di radice ispano-indigena e schiavi neri. Il gaucho, nato in queste circostanze, adotta una personalità ribelle ma molto rispettosa di un codice proprio di giustizia e carico di fede. Da guardiano delle grandi praterie, con la caduta nel 1810 del governo monarchico spagnolo, il gaucho viene inserito nelle file dell’esercito patriota. Nel nord argentino, i gauchos de Güemes  capitanati da Martín Miguel de Güemes, scrissero un capitolo importante della storia del paese.

Consolidato il proprio ruolo, non solo economico, all’interno della nuova struttura del paese, il gaucho si caratterizza per il forte gusto di lussuosi finimenti in argento che esibisce con orgoglio nelle feste domenicali, nelle celebrazioni nazionali, durante le battaglie. Con l’avvento della ferrovia il suo ruolo è ridimensionato ma acquista la valenza del mito. Il poema epico Martín Fierro, scritto da José Hernández nel 1872, divenne il libro più importante del secolo. Il modello ergologico dei gauchos venne adottato anche dai proprietari delle estancias e dai cittadini di Buenos Aires. Persino gli emigranti, che dalla fine dell’800 invadono l’Argentina, adottano questo costume locale, bevono il mate e si fanno ritrarre con l’abito del gaucho e la barba finta per mostrare ai parenti lontani la loro nuova vita. A tutti gli effetti i gaucho trasformano la cultura contadina in modello suggestivo e caratteristico, ed emblema della storia rioplatense.

L’ultima sezione della mostra ricorda José Cura Brochero Gabriel del Rosario, sacerdote diocesano di origine argentina e di famiglia cattolica italiana, nato nel 1840 nella città di Santa Rosa de Rio Primero in Provincia di Cordoba. Il 20 Dicembre 2012 Sua Santità Benedetto XVI ha firmato il decreto per la sua beatificazione, un passo ulteriore verso la sua canonizzazione.

(a cura di g.m)

 

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