“Valore Cultura”, semaforo verde del Senato

Il Senato ha detto sì. E dopo il via libera il “Decreto Cultura” dovrebbe approdare nell’aula della Camera martedì prossimo, primo ottobre. “Una risposta significativa a un Paese che vuole credere nel futuro ripartendo dai suoi beni comuni”, ha twittato il ministro per i Beni e le Attività culturali Massimo Bray

Varato dal Governo lo scorso 8 agosto, il decreto battezzato come “Valore Cultura” (da intendersi come ”valore aggiunto” per attrarre risorse e rilanciare il Paese) è stato il primo provvedimento interamente dedicato alla cultura e ai beni culturali che un Governo italiano abbia varato negli ultimi 30 anni. E questo ci pare già un risultato, non lo diciamo per minimizzare, ma semplicemente per rimarcare con ciò la nascita (forse) di politiche culturali nel Bel Paese. E infatti il Senato, ieri mattina, ha approvato con il solo voto contrario della Lega Nord (che contesta tra l’altro l’abbondanza di fondi versati a Firenze, come se gli 8 milioni per gli Uffizi non fossero ben spesi e non fossero pochi, purtroppo) e l’astensione del M5S.

 

Il relatore, Andrea Marcucci, ha sottolineato che la proposta governativa è volta a garantire misure immediate di tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale italiano, in particolare per il sito Unesco delle «Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata», per la prosecuzione delle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, per l’attuazione del progetto «Nuovi Uffizi» e per la realizzazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

Il decreto comprende inoltre disposizioni urgenti per il rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo, al fine di rilanciare il settore, ponendo rimedio a condizioni di difficoltà economico-finanziaria e patrimoniale di taluni enti lirici e ripristinando condizioni minime di programmazione e attrattività nel territorio italiano per l’industria di produzione cinematografica.

 

QUI PER APPROFONDIRE I PUNTI SALIENTI DEL DECRETO

 

 

Le dolenti note: per reperire le risorse è previsto l’aumento delle accise per tabacchi, alcool e oli lubrificanti.

 

L’approvazione è un segnale di attenzione alle richieste che ci arrivano di dedicare sempre maggiore attenzione alla cultura”, ha spiegato Massimo Bray in Senato: “Si tratta di un primo provvedimento ma é un provvedimento che crede nella cultura come valore, come collante di un Paese che vuole essere unito e credere unito nel suo futuro”.  Polemiche le reazioni della Lega, in particolare di Cristina Cappellini, assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia: “Una vergogna nel merito e nel metodo l’approvazione del decreto Bray in Senato. Ancora una volta il governo di Roma tradisce Milano e la Lombardia”, ha detto l’assessora per la quale “il risultato é una pioggia di finanziamenti elargiti in nome di mere logiche di partito, alla città di Firenze di Matteo Renzi soprattutto e a molti altri enti a guida Pd”.

 

Sul fronte opposto, nel Pd esultanza per un decreto che segna un’inversione di rotta e porterà ricadute “sull’occupazione e sul turismo”.

 

Ma la realtà non induce né a trionfalismi né alle estremizzazioni di quel partito moderato chiamato Lega Nord, la realtà è che il Decreto cultura per rendersi efficace dovrà scontrarsi contro molti ostacoli: dalla scarsità di mezzi alla giungla burocratica. Ma Bray lo sa: “La scarsità di risorse – ha aggiunto il ministro – é certamente uno dei problemi più urgenti che dobbiamo affrontare ma é anche l’occasione per ripensare la gestione delle forme di utilizzo del denaro pubblico. Sono scelte, quelle approvate oggi, la cui applicazione sarà monitorata e pianificata con rigore. I compiti del ministero – ha concluso il ministro – dovranno essere sempre più orientati non nelle attività amministrative, ma a rendere più agili le procedure di funzionamento del ministero, garantendo l’efficienza delle relazioni con le reti territoriali e promuovendo il dialogo con gli enti locali”.

(a.d)

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