Uovo performing arts festival, Milano per cinque giorni capitale della performance

Al via mercoledì 19 marzo, la XII edizione di “Uovo performing arts festival”, 5 giorni di performance in diverse location milanesi per 20 ospiti di rilievo internazionale. Il festival dedicato alle arti performative è diretto da Roberto Angelini

Con l’assegnazione del Leone d’Oro come migliore artista a Tino Sehgal alla Biennale veneziana d’arte 2013, la performance, dopo le glorie degli anni ’60-’70, ha confermato di vivere una seconda giovinezza. Niente di troppo nuovo sotto il sole, come Sehgal insegna (e tecnologia a parte) ma non è certo l’elemento inusuale condizione imprescindibile a caricare di valenze lo show.  E se l’artista anglo-tedesco è uno dei nomi di punta di questa edizione di Uovo, impossibile non citare un altro Leone d’Oro: Romeo Castellucci (foto in alto) il regista romagnolo che proprio l’anno scorso ha ottenuto il riconoscimento alla carriera (uno dei tanti per lui) per il Teatro.

Shegal presenta per Uovo in prima italiana (senza titolo – 2000), l’ultimo suo lavoro per la scena. Interpretato dal danzatore americano Frank Willens, la performance segna il momento di transizione nella ricerca di Sehgal dalla coreografia alle arti visive. Si tratta di una sorta di galleria della danza del ventesimo secolo, come un’esposizione in un museo che voglia riflettere sul suo valore storico e sociale. Romeo Castellucci, invece, torna al festival con una performance dal titolo Attore, il tuo nome non è esatto, una riflessione sulla figura e sul ruolo dell’attore, che mette in discussione l’etimologia della parola e il suo riferimento al concetto di agire. Scaturita da un laboratorio condotto alla Biennale Teatro la performance prende spunto da casi celebri di trance esponendo la passività del performer, invaso da forze che lo governano da dentro, provenienti per lo più da altri corpi, capaci di “possederlo” e farlo agire.
Intrigante, l’appuntamento “al buio”, un intervento site specific realizzato dal collettivo Strasse in uno spazio urbano che sarà svelato solo poco prima dell’inizio. Si tratta di un “luogo simbolo della città – annunciano – uno spazio pieno, complesso, che sfugge ai codici del controllo perché dominato da tempi diversi, che appartengono alla vita fuori dalla scena. Lo spettatore, colui che guarda, è in una posizione fragile, al centro di una rete di direzioni possibili che permettono di scandire un altro tempo nel tempo, determinare inquadrature, creare pause e spostare lo sguardo”. E avvisano: “Siete pregati di lasciare accesi i cellulari e di tenerli sotto controllo prima e durante la performance”.

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Complessivamente sono 20 gli artisti che arriveranno a Milano per Uovo da 9 paesi di tutto il mondo (Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti, Croazia, Olanda, Israele, Germania), sono 12 le performance in programma tra cui 8 prime nazionali e 2 prime assolute. E poi dj set, video, concerti e un meeting internazionale per operatori del settore.
Non mancano lavori “datati”, che risalgono a diversi anni fa, proposti dal direttore artistico “per cercare una ‘memoria’ del contemporaneo e prospettive altre con cui (ri)leggere la scena contemporanea”.

Esemplare in questo senso la storica performance datata 1997 del francese  Jérôme Bel Shirtology, che esplora le relazioni tra coreografia e cultura popolare. Interpretato da Frédéric Seguette, il solo mette la coreografia faccia a faccia con la cultura popolare per “spogliare” la danza delle sue regole canoniche, e aprirla con ironia a un nuovo ventaglio di significati. Il performer “letteralmente” si spoglia di strato dopo strato creando una conversazione a frammenti, che diventa un commento sulla cultura capitalista. Le scritte, i loghi, le icone, i numeri stampati sulle magliette sfilano davanti agli occhi degli spettatori, che vengono chiamati a ricomporre un puzzle i cui pezzi (corpo, presenza, oggetti, linguaggio) sono radicalmente decomposti.

 

Nel programma troviamo anche Francesca Foscarini che invita in Gut Gift la grande coreografa israeliana Yasmeen Godder  a creare un solo con lei, La Veronal, tra le più curiose ed interessanti della nuova scena europea, diretta dal pluripremiato coreografo Marcos Morau, Matija Ferlin, giovanissimo artista premiato nel 2012 come miglior coreografo croato; Alessandro Sciarroni, protagonista indiscusso della nuova scena italiana che ritorna a Uovo con una performance sul passare del tempo con protagonista la giocoleria.

Merita una segnalazione The Quiet Volume di Ant Hampton e Tim Etchells: una performance interattiva per due spettatori alla volta che si svolge all’interno della biblioteca Sormani e che trae forza da quella particolare tensione, comune ad ogni biblioteca nel mondo, che nasce dalla combinazione di silenzio e concentrazione all’interno. Non è tutto. Il programma completo al link http://2014.uovoproject.it/

Uovo performing arts festival 2014 from Uovo on Vimeo.

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