Terremoto in Emilia, quei secoli spazzati via

Ancora un terremoto, ancora morti, ancora case, ospedali, capannoni industriali e chiese, torri, borghi medievali caduti sotto la forza devastante. Così, in pochi secondi, il patrimonio storico e architettonico di una parte dell’Emilia è andato perduto.

Ogni terremoto ha le sue tristi immagini simbolo, i paesi presepio sbriciolati come biscotto, in Irpinia, era il 1980; l’affresco di Giotto che cade in frantumi, ad Assisi, nel 1997; la cupola del duomo sventrata, a L’Aquila, nel 2009; la torre dell’orologio di Finale Emilia, Ferrara, 20 maggio 2012.

E’ Finale Emilia il paese più colpito dalla fortissima scossa di terremoto che ha terrorizzato il Nord Italia, causando 7 morti e decine di feriti. Qui non ci sono morti nè feriti gravi, è stato il patrimonio a pagare il prezzo maggiore: sono crollati la torre dell’ Orologio, sede del Municipio, il campanile del cimitero monumentale, la Torre dei Modenesi e il mastio della Rocca Estense, costruita dal grande architetto Bartolino da Novara nel 1402. E l’elenco prosegue, con i gravi danni subiti dalle chiese della Buonamorte, del Rosario, dell’Annunciata, ( XVI e XVII secolo) e poi dal Duomo, di cui sono crollati il timpano e la navata.

Anche a San Felice sul Panaro i danni al patrimonio storico sono ingenti: è stata semidistrutta la chiesa principale; la rocca è sventrata ed è pericolante la torre dell’orologio in piazza. Feriti a morte il Castello Lambertini a Poggio Renatico, la chiesa di San Paolo a Mirabello e di Buonacompra, vicino a Cento; e il Municipio a Sant’Agostino.

E mentre il ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Nucleo di tutela patrimonio culturale dei carabinieri si sono attivati con l’Unità di crisi già nell’immediatezza dell’evento, d’intesa con la prefettura è stata dispostala chiusura dei tre musei statali di Ferrara: la Pinacoteca Nazionale, il Museo Archeologico e la Casa Romei, è stato inoltre dichiarato inagibile l’Archivio. A Modena è stata chiusa la Galleria Estense.

In un territorio così ampio e disseminato da manieri, pievi, edifici storici il bilancio definitivo potrebbe essere ancora più grave. E’ innegabile, la parola restituzione non è contemplata in questi casi: il terremoto segna sempre uno spartiacque nella vita dei luoghi e delle persone; e solo il recupero, il restauro, il rifacimento coerente di quanto perduto, potrà restituire l’anima a questi paesi.  Non restituzione dunque, ma rinascita.

(foto e video YouReporter)

 

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