Sistina a numero chiuso? Il prezzo della tutela

Enormi le preoccupazioni per il futuro degli affreschi della Cappella Sistina. Si dice che potrebbe essere necessario limitare il numero di visitatori, perché la sicurezza e la conservazione dei capolavori di Michelangelo sono di primaria importanza

Ne ho visti passare a decine, si fermano, sgranano gli occhi stupiti, poi si avvicinano e toccano, le mani sudaticce, magari ancora unte dalla pizzetta consumata al volo in via della Conciliazione e toccano, i pellegrini palpeggiano tutto ciò che si può, come se non si fidassero dei loro occhi, come se per avere la prova che è tutto vero dovessero servirsi delle mani. Tutto quello che in San Pietro è a portata di mano finisce sotto i polpastrelli della gente, come il drappeggio in marmo del sepolcro di Alessandro VII, di Gian Lorenzo Bernini, quella sorta di sipario rosso che fa spettacolo di una porticina in legno che dalla basilica immette verso l’esterno. E’ il turismo di massa, bellezza, ogni tocco un insulto all’arte ma non per questo la chiesa madre del cattolicesimo può chiudere i battenti…

GREGGI UBRIACHE ?

Mentre il mondo si preparava a festeggiare i cinquecento anni del completamento degli affreschi della volta della Cappella Sistina, Pietro Citati dalle pagine del Corsera lanciava un grido di dolore, grido poi replicato in un’intervista per la BBC : La grande sala era colma di molte centinaia di persone: giacche pesanti, cappotti, cappelli, passamontagna, impermeabili, ombrelli. Gli aliti pesanti dei visitatori formavano aloni, vapori e nebbie che sfioravano, lassù in alto, il Giudizio universale, la Creazione di Adamo e le Sibille. Credo che fra qualche tempo bisognerà provvedere a restaurare la Sistina un’altra volta; e così, senza fine, via via che il greve respiro umano riempirà il vasto soffitto della Cappella. […] Migliaia di visitatori risalivano le Gallerie, entravano e si soffermavano tra le statue classiche e i quadri del Rinascimento, colmavano ogni spazio che poteva essere colmato, si affollavano come greggi ubriache. Nella confusione universale, nessuno vedeva niente”.

Cinque milioni di visitatori l’anno (con punte di 20mila al giorno) che pagano un biglietto d’ingresso di 15 euro. Il Vaticano può permettersi di limitare gli accessi alla Sistina?  Citati sostiene che “sarebbe necessario che l’amministrazione della Città del Vaticano dividesse almeno per quattro o per cinque il numero dei visitatori annuali”.

Il direttore dei musei Vaticani, Antonio Paolucci, sull’Osservatore Romano del 31 ottobre non escludeva l’idea di poter contingentare l’accesso alla cappella e introdurre il numero chiuso, ma solo come ultima ipotesi: “Lo faremo se la pressione turistica dovesse aumentare oltre i limiti di una ragionevole tollerabilità e se non riuscissimo a contrastare con adeguata efficacia il problema. Io ritengo però, contrariamente a quanto apparso su alcuni media, che nel breve medio periodo l’adozione del numero chiuso non sarà necessaria. Intanto è necessario mettere in opera tutte le più avanzate provvidenze tecnologiche in grado di garantire l’abbattimento delle polveri e degli inquinanti, il veloce ed efficace ricambio dell’aria, il controllo della temperatura e dell’umidità”.

UNA MISCHIA DI RUGBY

Poco prima di morire, nello scorso mese di agosto, il critico d’arte Robert Hughes scriveva della Sistina richiamandosi alla lettura di Goethe che aveva visitato la cappella 200 anni fa. Allora la Sistina era “Un posto dove si poteva stare da soli, o quasi, con i prodotti del genio […] L’idea oggi sembra assurda, una fantasia. Il turismo di massa ha trasformato quello che per Goethe era il piacere contemplativo, nel calvario contemporaneo di una degradante mischia di rugby “. Hughes sottolineava il brusio costante e l’impossibilità d’ignorare certe conversazioni come quella ascoltata dalla voce di un turista americano: “Potete immaginare qualcuno dipingere questo … con un pennello!” Robert Hughes impietosamente concludeva che l’atmosfera moderna nella Sistina rappresenta “una specie di morte vivente per la cultura alta” per mano della cultura di massa.

SE MICHELANGELO PIANGE, TUTANKHAMON NON RIDE

La questione d’imporre il numero chiuso a certi luoghi culturali di primaria importanza è datata ed internazionale ripresentandosi puntuale: dalle piramidi egizie alle Grotte di Altamira (precluse al pubblico dal 2002), la discussione se la tutela debba o meno passare dalla fruizione di un patrimonio che appartiene a tutti. La stessa UNESCO nell’elenco dei siti mondiali a rischio denuncia la minaccia del turismo di massa in quei luoghi che pure sono molto redditizi per i paesi che li ospitano: l’Acropoli di Atene, la laguna di Venezia, Petra, il Gran Canyon, la grande muraglia cinese, i siti archeologici del Messico. Anche Pompei, secondo molti (vedi Philippe Daverio) ha nelle cause della sua distruzione la grande mole turistica. Tutti luoghi che non sono stati concepiti per assistere al passaggio di milioni di persone ma dai quali i Paesi traggono profitti irrinunciabili.

UNA SOLUZIONE VIRTUALE    

Lascaux insegna. Nel 1963 la cosiddetta Sistina della Preistoria fu chiusa al pubblico perché la presenza umana contaminava, mettendole a rischio, le centinaia di pitture murali del neolitico che ne decorano le pareti. Non distante è stata costruita una copia della grotta che ancora oggi è vistata da centinaia di migliaia di persone ogni anno (circa 300mila) e c’è di più, è stata da poco inaugurata a Bordeaux una mostra itinerante che propone alla visione del pubblico la perfetta ricostruzione degli ambienti. Anche i dipinti del Caravaggio, in tempi recenti, sono stati riprodotti ad altissima definizione e portati in giro, con grande successo. Magari in un’eventuale Sistina virtuale (e in 3D), il turista americano citato da Hughes si divertirebbe anche di più. E senza fare danni. (a.d)

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