Sergio Staino, satira e sogni – La grande antologica a Siena

Sergio Staino: Satira e Sogni – disegni acquarelli opere digitali. Siena, Santa Maria della Scala
6 aprile – 3 novembre 2014. Si tratta della prima rassegna “antologica” dedicata al padre di Bobo, in mostra oltre trecento opere del grande disegnatore satirico, dalle prime strisce per Linus dei primi anni Settanta alle più recenti creazioni in digitale

Le sue vignette su l’Unità hanno tutta la forza degli editoriali migliori. Bobo d’altronde non sbaglia quasi mai. Il mondo che voleva è un sogno infranto ma lui, che c’è rimasto molto male, continua ad essere quello che era negli anni ’70, quando il PCI tentava il sorpasso . No, Bobo non è come l’ultimo giapponese in guerra, sa perfettamente d’aver perso, ed è abbastanza lucido per commentare l’attualita, è solo che non s’è mai adeguato. E questo è un merito davvero straordinario. Organico alla sinistra Sergio Staino lo è sempre stato, ma allo stesso modo ha coltivato a lungo, e con successo, la sua eresia. Quando Tango (grande fucina di talenti), andò in edicola nel 1986, qualche anno dopo nel partito ci fu chi accusò Staino, che dirigeva il supplemento satirico de l’Unità, d’aver provocato la scomparsa del PCI. Per Staino il ruolo di Bobo nell’equilibrio della sinistra italiana è stato di natura ben diversa: “Ha fatto una cosa molto di sinistra, ha liberato l’autoironia del militante dalla gabbia plumbea che accompagnava la parola “comunismo”. Quell’autoironia c’era già, ed era più forte di quel che pensassi io stesso, Tango travolse i dirigenti perché piaceva ai militanti, e Bobo ha avuto una fortuna e una longevità che non mi sarei mai aspettato. Se la sinistra in Italia ha resistito alle macerie del Muro di Berlino, è anche un po’ merito suo“, spiegò qualche tempo fa, in un incontro pubblico nella sua Toscana.

LA MOSTRA

Intorno al 2000 l’artista ha dovuto abbandonare per motivi di eccessivo degrado della vista il disegno tradizionale fatto a punta di matita o di penna a china, per spostarsi obbligatoriamente sul digitale.
La mostra dunque segue questo passaggio: dai primi disegni nati su Linus nel ’79 agli appassionati interventi su l’Unità, e poi il cinema e quello che ha significato nell’evoluzione del suo disegno, fino alle ultime opere disegnate a mano e acquerellate in grigio prima dell’addio definitivo e il passaggio al digitale. Mescolati tra loro temi politici, dispute familiari, disegni per bambini o di puro gioco, tutti segnati e contraddistinti, da un segno e da una fantasia che, al di là delle tante tecniche usate, rimangono completamente sue.
Nella mostra si entrerà attraverso un arco trionfale, sormontato da un Bobo-Rodin pensatore e subito ci si imbatterà in una sorta di Pantheon dei nostri giorni: grandi sagome dei personaggi che hanno animato gli ultimi trenta tormentati anni della nostra vita politica e istituzionale. Nelle prime sale troveranno spazio le memorabili storie degli anni di Linus (Capitan Kid, Moskava, Senza famiglia) e de l’Unità (I funerali di Belinguer, Livorno 1921, A proposito di Arbasino ). Sono gli anni dei disegni a penna, dell’uso della china e dei pennarelli.

 

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