Roma, il Caravaggio resuscitato va in mostra

Venerdì 15 luglio, aprirà a Roma – palazzo Braschi, la mostra su La Resurrezione di Lazzaro capolavoro restaurato di Caravaggio tornato a nuovi splendori.

L’ultimo intervento dei restauratori sull’opera tarda del Merisi (fu dipinta nel 1609 a Messina, dove è custodita presso il museo Regionale) risale a sessant’anni fa. Interventi realizzati coi mezzi del 1951 che non erano riusciti ad arrestare il processo di ossidazione dei colori ed eliminare dall’immensa tela (3,80 metri per 2,75) una patina che la rendeva spenta. Sette mesi di cure, finanziate dall‘associazione Metamorfosi e affidate agli esperti dell’Istituto Centrale di Restauro hanno restituito nuova luce all’opera, che oggi è il 70 per cento più luminosa, e consentito nuove letture. Stando alle anticipazioni raccolte da Il Messaggero (la presentazione ufficiale non è ancora avvenuta), s’è scoperto ad esempio che Caravaggio adoperava “prodotti locali” come dimostrato dalla presenza di resti fossili di conchiglie nella calce di preparazione; s’è capito che il quadro è costituito da cinque teli verticali ed uno orizzontale questo peraltro cucito in maniera alquanto grossolana; e poi che il Merisi aveva una gran fretta e che sulla tela ci sono molte parti non finite, le mani dei parsonaggi, ad esempio, o il corpo di Lazzaro, dove si notano pennellate appena accennate: “Sembra arte moderna”, ha commentato la direttrice dell’operazione di restauro Dalia Radeglia.

L’opera, realizzata da Caravaggio su commissione del ricco genovese Giovanni Battista de’ Lazzari, che spese l’esorbitante cifra di mille scudi, ha da sempre mostrato la sua fragilità, sin da quando, dopo 60 anni dalla sua realizzazione fu restaurato da Andrea Suppa, che ne morì credendo di averne rovinato la luminosità. La storia della Resurrezione di Lazzaro è travagliata: fino al 1879 è rimasta nella chiesa dei Crociferi, ed era in un deposito quando, nel 1908 arrivò il terremoto di Messina: l’edifico fu distrutto mal’opera si salvò. Molti degli elementi tipici di Caravaggio s’inseguono sulla grande tela, su tutti l’autoritratto messo accanto al Cristo, con le mani giunte, quasi a chiedere perdono. Era quello il periodo peggiore della vita di Caravaggio che solo un anno dopo avrebbe trovato la morte. Ne riparleremo, dopo la presentazione.

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