Ridateci l’auriga, se volete: la Regione Sicilia contro i musei USA

Secondo il NYT l’assessore alla Cultura della Regione Sicilia avrebbe chiesto indietro la statua dell’Auriga di Mozia e il “phiale mesomphalos” (un piatto votivo d’oro del peso di un chilo), pezzi forti della mostra itinerante “Sicilia: arte e invenzione tra la Grecia e Roma” organizzata per l’anno italiano della Cultura negli USA

Doveva essere la mostra della pace tra l’Italia e i musei americani che con l’acquisto di antichità rubate hanno storicamente favorito il saccheggio del patrimonio archeologico nazionale. Ma le cose sono andate diversamente. Allestita da aprile ad agosto al Getty Museum di Malibù, la mostra “Sicily: Art and invention between Greece and Rome”, che presenza decine di antichità provenienti dalle collezioni dell’isola, dovrebbe andare in autunno al museo d’arte di Cleveland prima di tornare in Siclia, in inverno, per un’esposizione finale a Palermo. Questo secondo i piani. Piani che, evidentemente, non hanno tenuto conto dei cambiamenti avvenuti alla guida della Regione siciliana.

 

E’ successo così, stando al New York Times, che il nuovo assessore alla Cultura, Mariarita Sgarlata, abbia scritto una lettera ai due musei americani osservando che la Regione, la quale gode di ampia autonomia nell’amministrazione del Patrimonio,  non ha mai firmato alcun contratto che autorizzasse la mostra, e dunque, in considerazione del fatto che l’assenza dell’Auriga di Mozia (della meravigliosa statua greca e dei suoi lunghi tour abbiamo scritto qui) e della ciotola d’oro (sequestrata dall’FBI a New York e tornata in Sicilia nel 2000)dal territorio regionale sta privando l’isola degli euro dei turisti, se ne chiede la restituzione. In breve i due pezzi forti della mostra non dovranno andare a Cleveland ma tornarsene a casa appena finita la mostra del Getty. In realtà i termini della cosa sarebbero meno perentori, la richiesta – commenta il NYT – non è così esplicita e dunque potrebbero esistere margini per un compromesso.  

 

David Franklin, il direttore del Museo d’Arte di Cleveland, dichiarandosi deluso ha detto d’essere “in stretto contatto” con il Getty per risolvere la situazione. I funzionari del
Getty dal loro canto affermano d’aver attivato i canali diplomatici con il governo italiano, ma toccherebbe all’istituzione di Cleveland decidere se vuole ancora ospitare l’esposizione senza l’auriga e la phiale.

 

La prima grande esposizione d’arte antica siciliana negli Stati Uniti è stata allestita per sondare l’importanza della Sicilia come fonte di innovazione artistica nel mondo classico. Terracotte, teste di divinità greche, la statua a grandezza naturale del dio della fertilità Priapo, e cinque pezzi del tesoro di Morgantina (un gruzzolo di ciotole in argento dorato e utensili trasferiti in Sicilia nel 2006 dal Metropolitan Museum of Art di New York, che li aveva acquistati in maniera illegale) ne costellano il percorso.  Il Getty museum comunica d’aver fatto la sua parte, ovvero d’aver speso quasi un milione di dollari per la mostra, d’aver contribuito alla conservazione delle opere e ricorda d’aver anche costruito un isolatore sismico – un espositore anti-terremoto – per l’auriga, che verrà utilizzato per la sua sede permanente sull’isola di Mozia. Il costo del solo espositore sarebbe di 200mila dollari.

L’imbarazzante disputa trova origine in un protocollo d’intesa firmato nel 2010 dall’allora assessore alla Cultura, Antonino Zichici, con il museo di Malibù. Protocollo che però sarebbe scaduto nel febbraio di quest’anno e che e non è stato rinnovato. Di conseguenza il contratto formale di autorizzazione per questa particolare mostra ha finito per non essere mai firmato.

 

Ha fatto bene l’assessore Mariarita Sgarlata a richiedere la restituzione anticipata delle opere? Se è un bene ammirare i capolavori d’arte nel loro contesto originario, è altrettanto vero che la visibilità che i musei siciliani sanno dare ai loro tesori è, per usare un eufemismo, a livelli insufficienti (il museo di Aidone insegna). Insomma, al Getty museum l’auriga di gode certo di un pubblico adeguato alla sua importanza. Ma se è dalla Cultura che vogliamo partire per rimettere in moto il Paese non possiamo rinunciare alle icone. E l’auriga per l’isola di Mozia è questo. Allora sì, la Sgarlata ha fatto bene. In viaggio ci vadano le opere chiuse nei depositi dei nostri musei. Centinaia di migliaia, bellissime e, purtroppo, trascurate (a.d)

 

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