Recuperati dai Carabinieri tremila reperti etruschi

L’hanno chiamata Ifigenia, l’operazione che ha portato i Carabinieri del comando Tutela Patrimonio Culturale a restituire allo Stato oltre tremila reperti d’inestimabile valore.
Bray: “Ritrovamento di reperti etruschi più importante degli ultimi trent’anni”

Il ministro Massimo Bray l’ha definita la “grande razzia” è la spoliazione del patrimonio archeologico nazionale che ha portato – dicono le cifre – a circa un milione di reperti trafugati e ricettati. Questa volta, però, è lo Stato ad aver vinto la battaglia, una doppia vittoria per la comunità scientifica che, oltre ad aver ritrovato un tesoro, s’è ritrovata con una vera e propria scoperta. I ladri, infatti, avevano dato fondo a una ricca sepoltura etrusca ancora inedita. In breve, erano arrivati sul luogo prima degli archeologi. Cinque persone sono state denunciate alla Autorità Giudiziaria per ricerche illecite, impossessamento e ricettazione di beni culturali.

 

LE INDAGINI

Le indagini, come capita spesso in questi casi, sono state lunghe e complesse, interessando decine di persone tra l’Umbria e la Capitale. Tutto comincia a Roma quando i Carabinieri trovano nella disponibilità di un soggetto ben noto alle forze dell’ordine per le attività di commercio illecito di beni culturali, una piccola testa in travertino bianco e una fotografia di un’urna etrusca. Il frammento della scultura, in realtà, è una porzione di quanto riprodotto in foto, una sorta di “campione” finalizzato alla vendita. A questo punto l’Arma chiede la consulenza scientifica di un docente dell’Università di Roma Tor Vergata che riesce a individuare, come possibile origine del reperto, una necropoli etrusca verosimilmente appartenente al territorio perugino, già ricco di analoghe testimonianze artistiche. Seguono ulteriori accertamenti con il supporto e la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e la matassa comincia a dipanarsi e presto vengono ritrovate altre urne cinerarie nella disponibilità di privati. L’attività investigativa, coordinata dal Sostituto Procuratore del tribunale di Perugia, Paolo Abbritti a questo punto s’intensifica, si cercano gli artefici degli scavi clandestini e, inevitabilmente, gli inquirenti rivolgono l’attenzione verso le imprese edili, che, com’è noto, in un territorio ricco di emrgenze antiche come quello italiano, possono facilmente “incappare” nel ritrovamento. Le intercettazioni telefoniche forniranno ai Carabinieri altre conferme, s’incrociano i dati, emergono tutti gli elementi che fanno ritenere che gli stessi indagati fossero stati impegnati in lavori di scavo nelle aree d’interesse. In particolare le indagini si concentrano su un’impresa edile, seguono pedinamenti e osservazioni, si accerta così che uno degli indagati era pronto a rivendere il maltolto sul mercato antiquario clandestino. A questo punto non c’è tempo da perdere, le perquisizioni arrivano immediatamente e danno il loro frutto. Si recuperano oltre a migliaia di reperti archeologici e di ceramica medievale, ben 23 urne etrusche di età ellenistica (III-II secolo a.C.). Le urne, tutte integre, sono in travertino bianco umbro, in parte decorate ad altorilievi con scene di battaglie, tauromachie, fregi, alcune con particolare doratura e altre con la raffigurazione del mito di Ifigenia.

Dalle iscrizioni etrusche si è contestualizzata, inoltre, l’appartenenza dei beni a un unico contesto funerario, verosimilmente una tomba a ipogeo riconducibile a un unico gruppo familiare, i Cacni. Particolarmente ricco è il corredo pertinente lo stesso ipogeo, tra cui un elmo frigio, uno scudo in bronzo, uno schiniere, uno strigile, oltre a un rarissimo kottabos in bronzo, una sorta di coppa per un insolito tiro al bersaglio effettuato col vino, comunemente utilizzato dagli etruschi come attività ludica durante banchetti e simposi.

GLI SCAVI

Evidentemente l’approfondimento delle investigazioni ha permesso di individuare il sito di provenienza del corredo funerario e utile è stata in questo senso la collaborazione degli stessi indagati, convinti dagli investigatori, una volta scoperti, a favorire il recupero dei beni in favore del patrimonio culturale nazionale. La scoperta viene considerata molto importante, non solo per il grande valore archeologico, artistico e storico dei beni recuperati, ma perché la riferibilità delle urne e di un intero corredo a un unico ipogeo è un evento straordinario, basti pensare che l’ultimo ipogeo conosciuto, quello dei Cutu, venne scoperto fortuitamente nel 1982.

La Soprintendenza di Perugia ha già avviato le operazioni necessarie per una campagna di scavo sull’area individuata dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al fine di verificare l’esistenza di altri ipogei collegati e per recuperare altri frammenti mancanti che potrebbero essere ancora nel sottosuolo.

 

GUARDIA ALTA 

E se oggi l’Italia può celebrare una vittoria c’è da dire che proprio questo recupero, come sottolineato dal ministro Bray “fa comprendere quanto non si debba abbassare la guardia di fronte al fenomeno”. Reperti del patrimonio comune “come oggetto di un traffico spesso collaterale e contiguo a quello della droga, al riciclaggio e al terrorismo internazionale che ha coinvolto anche importanti musei del Nord America, dell’Europa e dell’Estremo Oriente. – ha spiegato il ministro per i Beni e le Attività culturali –  Un flusso solo in parte arrestatosi grazie agli accordi sottoscritti a partire dalla seconda metà dello scorso decennio, soprattutto con i musei e le autorità statunitensi e nipponiche, ma che trova anche in Italia importanti snodi come dimostrano le indagini appena concluse tra Roma e Perugia. Una situazione non particolarmente incoraggiante per la risoluzione dei contenziosi ancora aperti. Si tratta di una ferita profonda nel tessuto del patrimonio culturale nazionale, privato di beni che, anche se recuperati, non sarà più possibile contestualizzare. Oggetti che non potranno parlare, raccontare la loro storia, aiutarci a ricostruire le vicende di un ambito territoriale preciso, tramutati in beni di consumo di lusso o, peggio, in merce di scambio in contropartite malavitose”. (g.m.)

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