Quarto Stato, una mostra attorno al capolavoro di Pellizza

Giuseppe Pellizza da Volpedo e il Quarto Stato, dieci anni di ricerca appassionata. Milano, Museo del Novecento dal 15 novembre al 9 marzo 2014 una mostra costruita attorno al capolavoro finale dell’800 italiano. Curatore è Aurora Scotti

Un quadro simbolico, il Quarto Stato, figlio dell’800 operoso delle fabbriche milanesi, delle filande a vapore e dei tanti “sol dell’avvenir” mai spuntati. Era il nuovo tempo che doveva portarlo, il sol dell’avvenire, e all’alba del secolo XX, Giuseppe Pellizza da Volpedo, al culmine di un processo di maturazione tecnica e culturale voleva immaginarlo vicino.  Un quadro datato e insuperato, imprescindibile se al centro della riflessione c’è il futuro delle genti, e l’idea di un progresso che non lasci indietro nessuno, che annulli miserie, e metta la speranza in cammino. Un dipinto che al pari altri grandi capolavori penetrati nella profondità dell’immaginario, è stato usato e abusato, nelle cartoline, nei poster delle sedi di partito, nelle copertine, nei video, e nelle mille trasformazioni che grafici e artisti hanno proposto, tanto forte e universale, nella sua straordinaria immediatezza, è l’opera di Pellizza. Un dipinto immediatamente riconoscibile, da tutti. Ed è proprio per questo, per restituire la reale profondità a un’opera subissata da una miriade di sguardi superficiali che il Quarto Stato merita d’essere visto in tutta la sua complessità. Complessità di valori e di significati, anche tecnici.

Dopo una lunga permanenza alla Galleria d’arte moderna di Milano, il Quarto Stato è oggi esposto al Museo del Novecento ad aprirne il percorso museale. Scelta – sia detto per la cronaca – che non ha trovato tutti d’accordo, e molti, tra cui il sindaco Giuliano Pisapia, proprio per l’eccezionale carica simbolica dell’opera la vorrebbero in quel palazzo municipale (Palazzo Marino) dove nel 1954 la collocò il sindaco Ferrari.

 

IL REFERENDUM

 

La mostra anche come occasione per dare la parola ai milanesi.

Nell’atrio del Museo è infatti esposta la radiografia a grandezza naturale del Quarto Stato, scelta che vuole essere punto di partenza per riflettere su una possibile ricollocazione dello stesso. Così come fu per l’acquisto dell’opera – nel 1920 tramite una pubblica sottoscrizione – il Museo chiederà ai cittadini e ai visitatori di esprimere il loro parere in merito ad un eventuale spostamento. Al piano terra del Museo la mostra prosegue presentando circa trenta opere tra disegni e dipinti di Pellizza.

 

QuartoStato

 

PRIMA DEL QUARTO STATO

 

08figuraPellizza era convinto della necessità di confrontarsi con le problematiche sociali e politiche dell’Italia unita, in particolare quelle dello sciopero e della protesta popolare, temi che affronta in disegni e bozzetti ad olio realizzati dal 1890, assecondando la convinzione che la pittura di storia doveva trattare temi di assoluta contemporaneità.

I primi bozzetti dello studio che avrebbe portato alla realizzazione del Quarto Stato furono sviluppati nel 1892 in una tela dal titolo Ambasciatori della fame, risolta a colori luminosi a larghe pennellate. Pellizza sceglie il luogo e il tempo dell’azione: la piazza davanti a palazzo Malaspina, a Volpedo, simbolo del potere signorile, con la pieve extramuraria sulla destra ed altre costruzioni a ridosso del Torraglio.

Nella calda luce solare di un tardo mattino primaverile – la data è il 25 aprile – sull’imbocco di Via del Torraglio, Pellizza fece avanzare un gruppo di lavoratori guidati da due portavoce dal piglio deciso in primo piano, visti un po’ dall’alto, e affiancati da un ragazzo più giovane.

 

Nel corso del 1893-94 decise di riproporre il tema in un nuovo quadro di più grandi dimensioni, cercando di mettere meglio a fuoco soprattutto il gruppo centrale dei personaggi. Decise inoltre di abbandonare la tecnica a larghe pennellate per adottare una tecnica divisionista a piccoli punti e linee di colori divisi disposti puri sulla tela, per raggiungere effetti di maggior luminosità ma anche di espressività, ed avere più forza nella costruzione complessiva.

Nel nuovo bozzetto, eseguito nel 1895, Pellizza eliminò il punto di vista dall’alto per una presa diretta frontale dei suoi protagonisti: numerose figure di artigiani e contadini che avanzano guidati dai due capi affiancati ora da una donna con un bimbo in braccio.

Lo stesso anno, l’artista sviluppò il soggetto su una tela di più grandi dimensioni, a cui poi diede il titolo di Fiumana, allusivo all’ingrossarsi della schiera dei lavoratori, paragonabile ad un fiume in piena, puntando sulla diffusione del messaggio idealmente rivolto a tutti i lavoratori e sull’adesione di massa ad esso.

La volontà di dare un significato “ideale” e simbolico al quadro si vede nella cura dell’impianto delle figure della schiera retrostante che si allungano, ricordando raffinatezze della pittura quattrocentesca, a sottolineare non solo la forza e la dignità dei lavoratori, ma anche la loro bellezza.

 

Completata l’opera nel 1896, il pittore volle fotografarla proprio sulla piazza dove era stata eseguita. La fotografia è preziosa perché documenta le scelte dell’artista, soprattutto in riferimento alla disposizione delle figure in secondo piano prima che Pellizza, accorgendosi di un errore di luce nel rapporto fra il terreno della piazza e la cromia delle vesti della schiera avanzante, incominciasse a ridipingere tutta la tela.

 

25studiotestaIL CAMMINO DEI LAVORATORI

 

Nel 1898 Pellizza decise però di affrontare il tema su una nuova tela ancora più grande, ricominciando ad eseguire disegni per tutte le figure e facendo nel 1899 un nuovo bozzetto dalle cromie calde e intense a cui diede per titolo Il cammino dei lavoratori. Ancora una volta alla rielaborazione pittorica il pittore accompagnò letture sempre più attente alle problematiche sociali. Il risultato fu un nuovo cambio d’impostazione generale, sostituendo alla massa indistinta di lavoratori una sequenza di uomini e qualche donna disposti su più file a occupare tutta la scena.

 

A questa tela Pellizza lavorò incessantemente dal 1898 al 1901, quando scelse di intitolarla Il Quarto stato. La radiografia del dipinto in scala 1:1 – eseguita nell’ambito di complesse analisi a cui il dipinto è stato sottoposto – evidenzia come l’impianto del paesaggio di fondo e di buona parte delle figure fossero ancora simili a quelli di Fiumana, ma che verso il 1900 il pittore mutò progressivamente, mascherando l’architettura sul fondo e riducendo il numero delle figure che con piglio sicuro avanzano verso il primo piano in una calda luce solare.

 

(ad)

 

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