Post-classicità, tendenza del contemporano italiano. A Roma

Post-classici. La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana. Roma, Foro Romano e Palatino fino al 29 settembre 2013. A cura di Vincenzo Trione

Classico per questi artisti non riguarda solo il passato, ma investe il presente e prefigura gli scenari dell’avvenire. È ciò che tende a relegare l’attualità al rango di un rumore di fondo di cui non si può fare a meno. Un momento estraneo e sempre sorprendente, da investigare nella sua complessità, da riconquistare ogni giorno, per farlo riemergere come relitto, scheggia”, scrive Vincenzo Trione nella presentazione della mostra. Un percorso dove arte contemporanea e arte antica ristabiliscono un dialogo che per alcuni artisti non è mai venuto meno. Perché l’antico è ricerca di valori assoluti – la bellezza, l’armonia, la perfezione, la misura, la sapienza –  è ritrovare l’identità italiana, il patrimonio storico e la memoria, è confrontarsi con un’eredità (anche ingombrante) e sondare fino a che punto ne siamo irrimediabilmente intrisi, fino a che punto passate grandezze gravano o esaltano il lavoro dei contemporanei.

POST-CLASSICITA’ COME TENDENZA

Vincenzo Trione ha invitato a partecipare all’evento diciassette artisti di diverse generazioni. Dai maestri dell’arte povera – Kounellis, Pistoletto, Paolini – a protagonisti della transavanguardia come Paladino; da figure isolate – Parmiggiani, Longobardi, Albanese, Beecroft – a grandi fotografi come Jodice e Biasiucci; da voci “mistiche” – Botta, Pietrosanti – a personalità lontane da gruppi e da tendenze come Aquilanti; da autori post-informali come Colin a giovanissimi quali ZimmerFrei, Alis/Filliol e Barocco. Si tratta di artisti che con la classicità intrattengono un dialogo costante e immaginifico, se ne appropriano, la reinventano, la frammentano, la evocano, la riscrivono. E’ un filo che unisce linguaggi ed esperienze diverse, un filo che suggerisce una tendenza dell’arte italiana del nostro tempo, “implicita e trasversale”: la post-classicità. Spiega Trione: “…Servendosi di media diversi tendono a collocarsi in un territorio poetico comune, fino a dar vita a una sorta di implicito movimento. Ad accomunarli è il bisogno di reinventare temi fondamentali della classicità, fino a renderli irriconoscibili. Procedono tra citazioni e ripescaggi, in bilico tra rispetto e trasgressione, prelevano episodi storico-artistici, che filtrano attraverso uno stratagemma caro alle avanguardie primonovecentesche: lo straniamento. Non compiono calchi fedeli: non innalzano la cultura del passato sopra un piedistallo irraggiungibile. Prediligono discontinuità, scarti, margini. Riscrivono frammenti dell’antichità: barlumi che fanno appena intuire la totalità. Decontestualizzano e riusano arbitrariamente alcuni elementi di altre epoche, proiettandosi verso esiti allegorici ”.

Le opere sono esposte nel Foro romano nel Tempio di Romolo e nel Tempio di Venere e Roma, sul Palatino alla Vigna Barberini, allo Stadio di Domiziano che ha riaperto al pubblico dopo molti anni, al criptoportico neroniano e al Museo Palatino. La mostra è promossa dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma in collaborazione con Electa ed è accompagnata da un public program a cura di Doppiozero composto da sei incontri con scrittori e intellettuali. (www.coopculture.ithttp://archeoroma.beniculturali.it/ )

 

GLI SCUDI DI MIMMO PALADINO

Concepiti durante le riprese del film Quijote (2006) diretto dall’artista stesso, gli scudi di Paladino trasportano oggetti e idee dal tempo antico fino alla contemporaneità.

 

LA CLASSICITA’ SECONDO CLAUDIO PARMIGGIANI

Una testa bendata, giallo cadmio, è adagiata su una stoffa macchiata di colore, una farfalla posata sul basamento rappresenta l’anima stessa dell’opera …

 

L’OPERA DI PARMIGGIANI AL TEMPIO DELLA DEA ROMA

Una clessidra dove lo scorrere del tempo non è scandito dai granellini di sabbia ma da volti marmorei frantumati. Novantacinque teste come gocce di memoria e di tragedia

 

 

MARISA ALBANESE, LE COMBATTENTI

Composte nelle loro espressioni antiche, le statue di Marisa Albanese hanno dei caschi sulla testa per sopportare gli urti della contemporaneità…

 

LE TESTE DI NINO LONGOBARDI

In quattro teche di vetro dodici teste bianche nello Stadio di Diocleziano sembrano arrivare direttamente dal passato

 

LA VENERE DEGLI STRACCI

Al tempio di Venere un’opera simbolo dell’arte italiana del secondo ‘900, La Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto: icona del bello, dell’estetica … e col suo carico di stracci (frammenti di vita, di memoria, di bellezze passate) una metafora tutta italiana

 

(a.d)

 

 

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